Visualizzazione post con etichetta dazi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dazi. Mostra tutti i post

giovedì 8 agosto 2013

Indagine anti-sovvenzioni, no ai dazi. Afase: "Soddisfatti"

 Indagine anti-sovvenzioni, no ai dazi. Afase: "Soddisfatti"

 (Fonte:ZeroEmission.it)



Nell’ambito dell’indagine anti-sovvenzione, l'Alleanza per l'Energia Solare Sostenibile accoglie positivamente la decisione della Commissione europea di non imporre dazi provvisori.
Nell’ambito dell’indagine anti-sovvenzione Afase, l'Alleanza per l'Energia Solare Sostenibile, che raccoglie oltre 742 aziende, operanti nel settore fotovoltaico europeo e rappresenta più di 65.000 posti di lavoro nell'UE, accoglie positivamente la decisione della Commissione europea di non imporre dazi provvisori. "Questi dazi avrebbero comportato ulteriori perdite di posti di lavoro e l’incertezza nel mercato fotovoltaico dell’Unione europea - ha comunicato Afase - tuttavia, rimarremo attenti alla conclusione delle indagini in corso, così come porremo attenzione sugli sviluppi del mercato. L’attuale accordo - di un prezzo base di 56 centesimi di euro per Watt per 7 GW annuali - metterà a rischio le installazioni di impianti fotovoltaici sui tetti nei mercati di alcuni Stati membri e impedirà l’installazione di grandi impianti a terra in molti Stati, in particolare in quelli che vedranno una riduzione del Conto energia negli anni 2013-2015".

venerdì 2 agosto 2013

Anie/Gifi: "Rapida soluzione sui dazi fotovoltaici"

Anie/Gifi: "Rapida soluzione sui dazi fotovoltaici"

(Fonte:ZeroEmission.it)




Secondo il Gruppo imprese fotovoltaiche italiane, una procedura anti-dumping impatterebbe fortemente sulle aziende. L’ipotesi di retroattività dei dazi ha già portato al fallimento di molte aziende nella supply chain del settore

 
La soluzione alla questione dei dazi al fotovoltaico sembra avvicinarsi alla conclusione. Lo scorso fine settimana, il Commissario europeo Karel De Gucht aveva annunicato di aver raggiunto un accordo con la Cina su un prezzo minimo sui prodotti fotovoltaici di fabbricazione cinese. Oggi è il Gifi, il Gruppo imprese fotovoltaiche italiane, a dire la sua sualla questione. "Il settore fotovoltaico italiano nella sua breve storia, ha sperimentato più volte quanto possano essere penalizzanti i cambi normativi repentini e non pianificati. Anie/Gifi lo ha rilevato con i vari conti energia che hanno causato violenti deprezzamenti dei magazzini, impossibilità di pianificare investimenti anche a medio termine, scadenze impossibili per consegne o ultimazioni lavori e relative penali. Questi stop and go sono insostenibili ed estremamente rischiosi per qualsiasi azienda. Una procedura anti-dumping causa dinamiche molto impattanti. Lo scenario di retroattività dei dazi sui moduli fotovoltaici che si ipotizzava a marzo 2013 ha rappresentato un rischio molto grande. Questo ha congelato ed in molti casi portato al fallimento le attività di moltissime aziende nella supply chain del fotovoltaico, oggetti di tali forniture (distributori, EPC, installatori etc..)".

Anie/Gifi raggruppa 165 aziende che operano nell’intera filiera industriale del fotovoltaico italiano: produzione, distribuzione, vendita, integrazione, progettazione e installazione di sistemi e componenti fotovoltaici. Le aziende associate rappresentano oltre il 50% del mercato nazionale. "Auspichiamo per il fotovoltaico e per le altre rinnovabili un percorso saggio e virtuoso che conduca alla grid parity in maniera sostenibile. Si augura, inoltre, che sia la disputa sulle importazioni di polisilicio che quelle sui moduli e vetro vengano risolte con accordi amichevoli nell’interesse non solo del settore fotovoltaico ma anche di altri comparti industriali. Infatti, le diverse indagini antidumping avviate in Cina, quale quella sul silicio e sul vino, sono state una reazione alla disputa sui moduli fotovoltaici. Pertanto la soluzione negoziale a quest’ultima dovrebbe rappresentare una buona premessa per risolvere le altre questioni".

lunedì 29 luglio 2013

Dazi al fotovoltaico: raggiunto l'accordo tra UE e Cina

 

 Dazi al fotovoltaico: raggiunto l'accordo tra UE e Cina

(ZeroEmission.it)
 
 
 
Il Commissario UE De Gucht ha annunciato sabato di aver raggiunto l'accordo con i produttori nella disputa commerciale sui prodotti fotovoltaici fabbricati in Cina

Raggiunto un accordo tra Cina e UE nella disputa commerciale sull'importazione di prodotti fotovoltaici. Ad annunciarlo è stato lo stesso Commissario UE al Commercio, Karel De Gucht: "Abbiamo trovato una soluzione amichevole con la Cina, che porterà ad un nuovo equilibrio di mercato a prezzi sostenibili - ha detto - dopo settimane di intensi colloqui, posso annunciare la mia soddisfazione circa l'impegno di prezzo presentato dagli esportatori cinesi di pannelli solari, per sottostare alla normativa UE di difesa commerciale. Era la soluzione amichevole che noi tutti stavamo cercando e che si tradurrà in un nuovo equilibrio sul Mercato europeo dei panneli fotovoltaici ad un livello di prezzo sostenibile".

La presentazione dell'offerta da parte degli esportatori cinesi è il risultato di settimane di intense trattative, in seguito all'imposizione di dazi antidumping provvisori sulle importazioni di prodotti fotovoltaici dalla Cina. L'impegno di prezzo è una forma di soluzione amichevole nei procedimenti di difesa commerciale consentita dalle leggi dell'OMC e dell'UE. Si tratta di un impegno preso sulla base di un prezzo minimo all'importazione al fine di evitare i dazi antidumping, che, secondo voci non ancora confermate, dovrebbe essere di circa il 10% in più rispetto al prezzo attuale.

martedì 23 luglio 2013

Turbine eoliche: Europa e Cina si contendono il Nord America

Turbine eoliche: Europa e Cina si contendono il Nord America

(Fonte:Rinnovabili.it)
 
 
 
 
Cina e Europa, afflitte dalla sovracapacità una e dal calo dei prezzi l’altra, sono alla ricerca di nuovi mercati. L’industria delle turbine eoliche potrebbe presto guardare ai mercati del Nord America.
Produttori europei e cinesi di turbine eoliche sono pronti a spostare investimenti per un valore di 60 miliardi di euro verso i mercati del Nord America. Danneggiati dall’eccesso di capacità e dalla caduta dei prezzi in Europa e dalla saturazione del mercato in Cina, i produttori sono ora sotto pressione e alla ricerca di nuovi territori dove ottenere margini di profitto.
Fino ad oggi i due mercati hanno agito parallelamente, la Repubblica Popolare sul proprio territorio interno mentre le aziende europee hanno continuato a rafforzare la propria posizione nei mercati interni.

Ma il calo del 26% delle istallazioni eoliche avvenuto lo scorso anno in Cina, innescato dalla sovraccapacità del paese, dalla mancanza di finanziamenti e dai problemi di connessione alla rete ha portato le imprese cinesi a migliorare la qualità dei propri prodotti per riuscire a competere con i rivali europei sui mercati esteri.

“Mi aspetto di vedere i grandi players cinesi guadagnare quote sui mercati internazionali nel corso del tempo”, ha dichiarato Steen Broust Nielsen, partner della danese MAKE Consulting.

Ad oggi il mercato globale delle turbine eoliche è in gran parte controllato dai produttori occidentali: dalla statunitense General Electric, alla danese Vestas, dalla spagnola Gamesa alle tedesche Siemens e Enercon che nel 2012 hanno detenuto il 55 per cento del mercato mentre le società cinesi hanno interessato il comparto per il 16%.
Beneficiando di incentivi e agevolazioni le turbine cinesi sono al momento acquistabili ad un terzo del prezzo di mercato delle rivali occidentali, anche se è differente la durata di vita dei rotori e scarsa la qualità della manutenzione.
La partita tra il mercato cinese e quello europeo potrebbe quindi giocarsi sul campo Nord Americano, ribaltando le sorti dell’eolico mondiale!

lunedì 8 luglio 2013

Cina propone limite annuo di importazione moduli a 10 GW

Cina propone limite annuo di importazione moduli a 10 GW 

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
 
In questo modo il Paese spera di trovare un accordo con l'Unione europea per ridurre o eliminare completamente i dazi sui pannelli, impegnandosi nel contempo a mantenere i prezzi uguali o superiori a 50 eurocent/watt

La Cina propone all'Ue un limite di 10 GW l'anno alle importazioni di pannelli solari in Europa. A dirlo è il quotidiano cinese Shanghai Securities News, secondo il quale, in questo modo, Pechino cercherebbe di ridurre o eliminare i dazi sui prodotti fotovoltaici fabbricati in Cina, impegnandosi altresì a mantenere i prezzi uguali o superiori a 50 centesimi di euro (64 centesimi di dollaro) al watt. La Cina sta cercando di contrastare l'applicazione di tariffe del 11,8% sui pannelli, un dazio che si prevede possa aumentare a 47,6% qualora i funzionari cinesi ed europei non riuscissero a risolvere la controversia comemrciale in atto. Il Governo cinese, tuttavia, ha dichiarato, non più tardi di un mese fa, che avrebbe fornito finanziamenti maggiori e più semplici ai produttori di energia solare per cercare di stimolare ulteriormente la domanda interna.

giovedì 20 giugno 2013

Dazi sul fotovoltaico, Europa e Cina pronte a negoziare?

Dazi sul fotovoltaico, Europa e Cina pronte a negoziare?

(Fonte:Rinnovabili.it)

Il commissario Ue al Commercio discuterà con l’omologo cinese della disputa sui pannelli solari.

La controversia commerciale apertasi nel mercato fotovoltaico dovrebbe essere al centro dei colloqui di questa settimana tra Bruxelles e Pechino. Dopo l’applicazione di dazi antidumping sui prodotti solari “made in China” e le contromisure prese dalla Repubblica Popolare si apre un momento di confronto tra le due potenze. Il gigante asiatico, a poche ore dall’applicazione delle tariffe doganali europee, aveva infatti fatto sapere di aver aperto un’indagine sul vino comunitario, una mossa che sembra pensata per colpire paesi come Francia e Italia, che sostengono l’azione sul solare.

Cina ed Europa hanno finalmente “preso posizione” e deciso di tenere la riunione annuale d’alto livello nella capitale cinese con l’obiettivo di provare a risolvere la querelle sui moduli fotovoltaici prima che le forti tensioni internazionali precipitino in una vera e propria guerra commerciale. “A questa conferenza, le due parti esamineranno seriamente quello che è successo lo scorso anno nelle relazioni commerciali bilaterali e studieranno come risolvere i problemi in atto”, ha spiegato alla stampa ha detto ai giornalisti Shen Danyang, portavoce del ministero del Commercio sostenendo che sia il ministro Gao Hucheng che il commissario europeo Karel De Gucht – che presidieranno congiuntamente i negoziati - siano pronti ad affrontare l’occasione “in maniera pragmatica” con il fine ultimo di “raggiungere un accordo sulla questione solare”.

Il tempismo in questo caso potrebbe davvero essere tutto. All’inizio di giugno, infatti, l’esecutivo europeo ha applicato una tariffa iniziale media del 11,8 per cento sull’import solare del gigante asiatico, che salirà al 47,6 per cento entro il 6 agosto, con il rischio che i dazi antidumping divengano definitivi dopo dicembre 2013.

giovedì 13 giugno 2013

Dazi fotovoltaico accelereranno declino mercato in Europa

(Fonte:GreenStyle.it-Francesca Fiore)
 
 
 
Le misure antidumping contro il pannelli fotovoltaici cinesi accelererà il declino del settore in Europa: a dirlo questa volta non è la Cina, ma gli analisti di IHS, che dipingono uno scenario buio per il solare made in Europe. Secondo le previsioni, infatti, la potenza complessiva del fotovoltaico europeo scenderà di 6 GW entro il 2013, di cui almeno 1,3 GW saranno conseguenza dei dazi imposti dalla Commissione europea.

Malgrado le previsioni negative per il vecchio continente, secondo IHS le installazioni globali cresceranno con un tasso a due cifre, fino a raggiungere i 35 GW entro il 2013, grazie alla crescente domanda che proviene dall’Asia. Ma in Europa le installazioni, già in calo del 33% nel 2012, subiranno gravi conseguenze a causa delle misure protezionistiche, in particolare per il mercato italiano e tedesco. Ash Sharma, senior director per il settore solare di IHS, ha spiegato:

Anche se la Commissione UE ha concesso una piccola finestra per ridurre la tariffa al 11,8% per 60 giorni, la domanda continuerà a diminuire. Questo calo è in netto contrasto con il forte aumento spedizioni di moduli dalla Cina, che gli acquirenti hanno già effettuato per mettere da parte scorte in vista del prossimo aumento delle tariffe dal mese di agosto. Come risultato le nostre previsioni sul mercato europeo per la seconda metà del 2013 sono state drasticamente ridotte di quasi 20% dal nostro outlook precedente.

Ma non tutti concordano con IHS: secondo Milan Nitzschke, presidente di EU ProSun, che ha lanciato l’inchiesta antidumping lo scorso anno, la riduzione della domanda non dipenderà dai dazi:

Se è vero che il volume del mercato generale diminuirà, non ci aspettiamo alcun declino a causa dei dazi, ma piuttosto un passaggio dalla richiesta di moduli cinesi a moduli di altra provenienza, grazie al fatto che, da agosto, le nuove tariffe impediranno di fatto l’effetto dumping. Solo la concorrenza consente di sviluppare i mercati. L’esempio migliore è negli USA, dove il numero di installazioni esplose dopo le nuove tariffe ha aiutato a tornare il mercato in condizioni di parità e aumentato il numero dei competitor sullo scenario americano.
 
Secondo le previsioni di IHS, l’area trainante per i prossimi anni sarà il continente asiatico, con le installazioni che toccheranno quota 15 GW< e rappresenteranno così il 45% della domanda mondiale. Il mercato asiatico, per la prima volta, supererà quello europeo.

In particolare, Cina e Giappone copriranno la gran parte della domanda, mentre i mercati emergenti asiatici passeranno da quota 3.4GW nel 2012 a 5.9GW nel 2013. Saranno quindi gli Stati asiatici i nuovi bacini verso cui la domanda si rivolgerà: tuttavia, secondo IHS, questi mercati potrebbero non essere pronti a soddisfarla appieno. Sharma ha poi precisato, concludendo:

La buona notizia, tuttavia, è che le installazioni in queste regioni cresceranno di 9GW nel 2014 e di oltre 16GW nel 2017 evidenziando la necessità, per le aziende solari, di concentrarsi sui mercati emergenti. Ma, decisione ancora più importante, sarà quella di scegliere quali siano quelli più affidabili per il futuro.

lunedì 10 giugno 2013

Dazi fotovoltaico mettono a rischio la lotta al cambiamento climatico

(Fonte:GreenStyle.it-Francesca Fiore)
 
 
I dazi sul fotovoltaico imposti da Europa e Stati Uniti potrebbero scatenare una guerra commerciale su vasta scala e inficiare tutti i progressi fatti dall’industria del solare negli ultimi dieci anni. A lanciare l’allarme è China Daily, con un articolo a firma Martin Khor, che spiega come la concorrenza feroce tra aziende e le nuove misure protezionistiche possano rendere il fotovoltaico un settore non più appetibile. Non solo: i dazi starebbero mettendo a rischio i progressi fatti in materia di tutela climatica e ambientale.

Secondo il quotidiano cinese, l’energia solare -da sempre una fonte costosa di approvvigionamento – è diventata conveniente solo negli ultimi anni e potrebbero esserlo in maniera ancora maggiore: da 76 dollari per Watt nel 1977, a circa 10 dollari nel 1987, fino ai 74 attuali. Tra il 2006 e il 2011, il prezzo delle celle solari cinesi è sceso 80%: a partire da 4,50 dollari per watt a 90 centesimi per watt.

La domanda è cresciuta con il calare dei costi: la capacità installata globale di energia solare è aumentata di 28,4 GW nel 2012 a e attualmente è a quota 89,5 GW: il traguardo di 100 GW dovrebbe essere attraversato quest’anno, secondo China Daily. I dazi americani prima e le misure emanate dalla Commissione europea qualche giorno fa, mettono in serio pericolo non solo l’industria cinese, ma l’intero settore del fotovoltaico globale. Inoltre l’Europa prevede di aumentare le attuali imposizioni fino al 47% nei prossimi mesi. Aumentando i prezzi del fotovoltaico a causa dei dazi sarà meno conveniente scegliere l’energia solare e questo potrebbe portare a un effetto indesiderato per il clima globale: il ritorno alla scelta di fonti fossili.

Uno scenario troppo negativo? Probabilmente sì, ma l’analisi di China Daily, seppur troppo negativa, stimola comunque a delle riflessioni su quanto effettivamente potranno incidere i dazi, non soltanto a livello economico, sullo sviluppo di una tra le energie rinnovabili più diffuse e apprezzate.

mercoledì 29 maggio 2013

Dazi antidumping FV: mezza Europa è contraria

Dazi antidumping FV: mezza Europa è contraria

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
Secondo indiscrezioni raccolte dal Financial Times sarebbero almeno 14 gli Stati membri a opporsi all'imposizione di dazi sui prodotti fotovoltaici di importazione cinese
 
Mezza europa contro i dazi antidumping per le importazioni fotovoltaiche cinesi. A comunicarlo è stato il Financial Times, che ha pubblicato alcune indiscrezioni, riprese anche da alcune agenzie di stampa, come, ad esempio, Reuters, secondo cui, a seguito dell’incontro tenutosi ieri a Bruxelles, tra il Commissario europeo per il commercio Karel De Gucht, e il viceministro per il commercio cinese, Shan Zhong, sarebbero almeno 14 gli Stati membri dell'Unione europea a opporsi all'introduzione di dazi contro la presunta concorrenza sleale dei produttori cinesi nei confronti del mercato Ue.

E sarebbe proprio la Germania il paese a opporsi più fermamente a questo provvedimento: secondo il quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt, il ministro federale tedesco per l'Economia Philipp Rösler avrebbe affermato che il Governo tedesco avrebbe ufficialmente respinto l'idea dell'applicazione di dazi antudumping sui prodotti di importazione cinese; questo a causa degli innumerevoli scambi commerciali tra i due Paesi, non solo sul fronte fotovoltaico, ma anche su quello di altre tecnologie.

martedì 28 maggio 2013

Fotovoltaico: installatori italiani favorevoli ai dazi sui pannelli cinesi

(Fonte:GreenStyle.it-Silvana Santo)
 
 
 
 
La maggioranza degli installatori italiani di pannelli fotovoltaici approva il procedimento giudiziario della Commissione Europea contro il dumping cinese e sarebbe d’accordo anche sull’introduzione di eventuali dazi compensativi. Il dato emerge da un sondaggio condotto nel mese di marzo dal servizio d’informazione tedesco Europressedienst.

Nel dettaglio, il 76,3 % degli intervistati italiani ritiene legittimo il procedimento avviato dall’Ue, mentre il 78,5 % degli installatori concorda anche con la possibile introduzione di dazi anti-dumping. Il dato è superiore rispetto alla media europea, con solo il 65 % del campione che giudica legittime le tariffe protettive.

Se la Commissione optasse per i dazi, circa un decimo degli installatori cercherebbe di vendere un minor numero di moduli fotovoltaici cinesi, mentre il 4,3 % proverebbe a ridurre altre voci di costo per contenere il prezzo finale dei prodotti. Il 5,4 % degli installatori, purtroppo, si dice pronto a prendere in considerazione anche il licenziamento del personale e, in caso di misure protettive, il 7,5 % sarebbe addirittura costretto a chiudere l’azienda.

Il Comitato IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane) ha accolto senza sorpresa il risultato del sondaggio, sottolineando che l’indagine è stata condotta su operatori che stanno operando nel mercato delle installazioni già da diversi anni e in paesi che rappresentano oltre il 75% dell’installato mondiale. Secondo l’associazione, in altri termini, gli operatori interpellati apprezzano da tempo la qualità dei prodotti made in Europe e non “dipendono”, per così dire, dai materiali di fabbricazione cinese.

Commenta il Comitato:

In realtà nel corso di questi anni la manifattura europea ha saputo farsi apprezzare dagli operatori non solo per la qualità intrinseca del prodotto ma anche per quei cosiddetti intangibili dati dal crescente rapporto di fiducia con le manifatture comunitarie, l’affidabilità dei prodotti, la disponibilità e la qualità dei servizi, la tempestività di intervento in caso di risoluzione di problematiche. Tutti valori che rappresentano il vero asset della manifattura europea rispetto a quella cinese.

giovedì 23 maggio 2013

Anche il Regno Unito dice no ai dazi sul fotovoltaico cinese

Anche il Regno Unito dice no ai dazi sul fotovoltaico cinese

(Fonte:Rinnovabili.it)

 
 
Il ministro britannico Barker ha inviato una lettera ai propri colleghi europei per chiedere che votino contro le proposte di applicare dazi punitivi sull’import solare dalla Cina


Ancora un “no” da parte di uno dei Ventisette dell’Unione europea contro la proposta di applicare dazi puniti nei confronti del fotovoltaico cinese. Dopo la ferma opposizione della Germania, il Ministro britannico per l’Energia e il Cambiamento Climatico, Greg Barker, è arrivato oggi a Bruxelles con il preciso obiettivo di far pressione alla Commissione affinché la misura doganale non venga applicata. Il governo britannico ha rotto il proprio silenzio sulle indagini comunitarie attualmente in corso, invitando gli altri Stati Membri a votare contro l’applicazione di dazi provvisori che, se in vigore, dovrebbero portare ad un prelievo medio del 47% applicato a tutti i prodotti solari “made in China” importati in Europa.

Barker ha scritto personalmente a tutti i 26 ministri dell’Ambiente dell’Unione europea prima del suo arrivo in Belgio, invitando i suoi omologhi a “seguire il Regno Unito nel sostenere la crescita del solare”. Un portavoce del ministero britannico ha riferito alla stampa che il Regno Unito ha “serie riserve su queste proposte che sono state chiarite alla Commissione europea. Questi piani potrebbero avere un significativo effetto a catena sul prezzo dei moduli solari, mettendo a rischio in tutta a Europa la crescita del mercato a basso tenore di carbonio e rendendo il fotovoltaico un’opzione meno valida per le famiglie e le imprese UK”.

lunedì 20 maggio 2013

La Germania rimprovera l’Ue: dazi solari, grave errore

La Germania rimprovera l’Ue: dazi solari, grave errore

(Fonte:Rinnovabili.it)

Il ministro dell’Economia tedesco Philipp Roesler si è detto contrario all’imposizione da parte di Bruxelles di dazi punitivi sui moduli solari cinesi.

 
Il ministro Cinese del Commercio Shen Danyang non ha infatti fatto mistero che, se la preannunciata misura doganale venisse confermata dall’Europa – si aspetta infatti il pronunciamento del Consiglio dei Ventisette –, gli interessi commerciali fra i due Paesi ne risentirebbero di sicuro, con il rischio di perdite maggiori per l’UE. Secondo Roesler, il governo tedesco ha più volte messo in guardia contro le conseguenze dei dazi sull’importazione. “L’industria tedesca è molto preoccupatae giustamente. Mi aspetto che la Commissione faccia tutto ciò che è possibile per evitare un conflitto commerciale. La Commissione deve cercare una risoluzione con i negoziati e il dialogo invece che con le minacce”. In tal senso il portavoce governativo Steffen Seibert avrebbe assicurato che la Germania sia attualmente al lavoro per raggiungere una soluzione reciprocamente vantaggiosa, sia per l’Unione che per la Cina.

lunedì 6 maggio 2013

Fotovoltaico: dazi del 30% su pannelli cinesi in Europa

Fotovoltaico: dazi del 30% su pannelli cinesi in Europa

(Fonte:GreenStyle.it-Silvana Santo)

 
Dazi sui pannelli solari cinesi a partire dal 6 giugno prossimo in Europa. È quanto vorrebbe proporre Karel De Gucht, commissario europeo per il commercio che, secondo indiscrezioni provenienti dell’agenzia Reuters, pensa a un prelievo del 30% o più sui pannelli solari cinesi importati in Europa. Una “mazzata” che, se venisse approvata, è destinata a scuotere profondamente il mercato del fotovoltaico cinese.

 
Le nuove misure dovrebbero essere proposte nel corso di una riunione, in programma mercoledì prossimo a Bruxelles, tra esperti del settore provenienti da tutti i paesi dell’Unione europea. Prima di ufficializzare i dazi, stando a quanto rivelato da una fonte vicina al commissario Ue, la commissione sembra comunque intenzionata a compiere un estremo tentativo di negoziato con Pechino, al fine di trovare una soluzione condivisa.

In caso contrario, entro il 6 giugno prossimo dovrebbero entrare in vigore i prelievi del 30%, per un periodo non superiore ai 5 anni. L’anno scorso erano stati gli Stati Uniti a imporre dei dazi sui pannelli fotovoltaici made in Cina, giustificando il loro intervento protezionistico con l’eccesso di offerta da parte dei produttori cinesi. In effetti, il colosso asiatico è passato dalla capacità produttiva praticamente nulla di dieci anni fa, all’esportazione di oltre 21 miliardi di euro in pannelli solari nell’Unione europea nel 2011.

Dietro la decisione della Commissione Ue di introdurre dei dazi sul fotovoltaico cinese ci sarebbe soprattutto la spinta della Germania, che è il maggiore produttore ed esportatore europeo di pannelli solari. Lo scorso anno, il cancelliere Angela Merkel ha fatto numerosi viaggi in Cina, nel tentativo di trovare una soluzione “pacifica” alla questione della presunta concorrenza sleale da parte dei produttori cinesi.

In realtà, non tutti gli operatori del Vecchio continente sono convinti dell’efficacia di eventuali misure protezionistiche. Nel mese di aprile, installatori di sei Stati membri dell’Ue hanno inviato una lettera aperta a De Gucht esortandolo a non imporre dazi, sottolineando che la prospettiva di prelievi sui pannelli solari cinesi aveva già portato alla cancellazione di molti ordini d’acquisto. Una posizione non condivisa da molti produttori, le cui proteste hanno indotto le istituzioni comunitarie ad avviare un’indagine su 30 presunti casi di dumping e di sovvenzioni irregolari, 19 dei quali coinvolgono la Cina.

martedì 30 aprile 2013

Dazi fotovoltaico, l’UE indaga ufficialmente anche sul vetro solare

Dazi fotovoltaico, l’UE indaga ufficialmente anche sul vetro solare

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)

 
 
Non solo le celle e i moduli fotovoltaici, ma anche il vetro utilizzato per costruire i pannelli solari, sotto la lente di ingrandimento dell’Unione europea. Accogliendo la richiesta formulata a inizio febbraio da EU ProSun Glass la Commissione ha dato inizio il 26 aprile all’indagine ufficiale sulla eventuale concorrenza sleale dei cinesi nel settore del vetro fotovoltaico.

Secondo EU ProSun Glass, lobby di rappresentanza dei produttori di vetro fotovoltaico europei (ne rappresenta oltre il 25%, soglia minima per poter chiedere un’indagine anti dumping), la Cina offre ingenti aiuti statali alle sue aziende che possono di conseguenza vendere in Europa il loro vetro a prezzi stracciati e fuori mercato.

Come nel caso dell’altra indagine, quella sulle celle e i moduli cinesi richiesta da Eu ProSun (associazione distinta e separata da Eu ProSun Glass), la procedura è chiara: la Commissione europea invierà dei questionari alle parti interessate per ottenere le informazioni necessarie a stabilire se ci sia effettivamente concorrenza sleale e, eventualmente, quali danni economici stia arrecando ai produttori europei.

I questionari verranno mandati ai produttori di vetro, sia esteri che europei, agli importatori e alle associazioni di categoria del settore. Qualora dovesse emergere che la concorrenza sleale c’è, e che sta danneggiando le aziende europee, bisognerà anche stabilire se l’imposizione di dazi al vetro fotovoltaico cinese faccia bene o male all’industria comunitaria.

E su questo punto si apre un mondo di interpretazioni opposte e contrarie, come dimostrano le frequenti prese di posizione pro o contro i dazi a celle e moduli fotovoltaici cinesi, delle quali vi diamo notizia con cadenza quasi settimanale.

Importanti anche i tempi dell’indagine: potrà durare al massimo 13 mesi, quindi fino al 26 maggio 2014, e dopo sei mesi dall’inizio della procedura sarà possibile imporre dazi preventivi qualora dovesse emergere almeno un forte sospetto di dumping sul vetro fotovoltaico cinese.

venerdì 5 aprile 2013

Fotovoltaico cinese: anche gli installatori contro i dazi

Fotovoltaico cinese: anche gli installatori contro i dazi

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)
 
 
 
Ennesima tegola sull’ipotesi di imporre dazi, a livello europeo, contro il fotovoltaico cinese. Secondo uno studio condotto da EuPD Research tra circa 120 società di installatori di fotovoltaico, infatti, la maggioranza della categoria sarebbe fermamente contraria a questo tipo di misura doganale.

Se i dazi fossero realmente introdotti gli installatori sarebbero ben presto costretti a modificare il proprio catalogo depennando i prodotti cinesi, resi molto meno attraenti dal prezzo maggiorato. Il prezzo finale dell’impianto, quindi, potrebbe salire e non di poco rendendo il fotovoltaico molto meno attrattivo.

La cosa maggiormente allarmante è che la ricerca di EuPD si concentra in particolare sull’impatto dei dazi sul settore dei piccoli installatori artigiani. Spiega Thomas Olbrecht di EuPD:

La nostra ricerca mostra chiaramente che la maggior parte degli installatori è contraria all’introduzione di questo tipo di misure. La motivazione principale degli installatori è che i dazi punitivi metterebbero a rischio il loro modello di business e che sarebbe molto probabile un aumento dei prezzi.
Molti installatori temono anche che anche alcuni prodotti europei potrebbero avere ripercussioni sul prezzo a causa dell’uso di forniture provenienti dalla Cina.


Una posizione molto simile a quella espressa in Italia da APER, Assosolare e GIFI e specularmente opposta a quella del Comitato IFI. C’è poi il problema della registrazione del fotovoltaico cinese, obbligatoria dai primi di marzo, che potrebbe portare a dazi preventivi retroattivi già a giugno. Ciò porterà molto probabilmente gli installatori a rifornirsi solo dai grandi grossisti per limitare il rischio di dover pagare un’ulteriore tassa in estate.

Dall’indagine di EuPD, però, emerge anche un’altra cosa interessante: molti degli installatori non sono soddisfatti dalle comunicazioni ricevute dai produttori cinesi e vorrebbero informazioni concise e oneste sulla reale situazione e sui possibili effetti dei dazi.

Non manca la critica ai giornalisti: i media dovrebbero fornire informazioni più obiettive sulla questione. Dovrebbero, cioè, essere più neutrali nel descrivere i fatti senza tifare per una o l’altra posizione.

Noi dal canto nostro continueremo a dare voce a tutti, mettendo in luce lo scontro tra le lobby che si sta consumando in questi mesi a Bruxelles e rendendo conto anche delle possibili soluzioni pacifiche a questa vicenda.

lunedì 11 marzo 2013

Rischio dazi su celle e moduli fotovoltaici cinesi importati in Europa

Rischio dazi su celle e moduli fotovoltaici cinesi importati in Europa

(Fonte:QualEnergia.it-Giulio Meneghello)

 
La settimana a scorsa è stato fatto un altro passo verso la guerra commerciale tra Cina ed Europa sul fotovoltaico. I dazi su celle e moduli cinesi importati in UE non ci sono ancora e potrebbero esser imposti solo a giugno, ma con il Regolamento entrato in vigore da qualche giorno sono un'eventualità più concreta, che peraltro potrebbe colpire in maniera retroattiva. Il mondo del fotovoltaico si sta chiedendo cosa potrà succedere e i produttori cinesi sono inquieti di fronte all'incertezza e c'è già chi parla di un mercato congelato.

Come sappiamo, a seguito delle denunce presentate dall'associazione di produttori di moduli fotovoltaici europei EU ProSun (guidata da Solarworld e rappresentante circa il 25% della produzione UE), la Commissione europea ha aperto due procedimenti "antidumping" e "antisovvenzioni" relativi alle importazioni di moduli in silicio celle e wafer (non di film sottile e altri prodotti come caricatori portatili). In generale si dovrà verificare se il sostegno pubblico cinese all'industria nazionale nelle sue varie forme – dai prestiti agevolati fino ai vari sgravi fiscali – sia determinante nel dare un vantaggio competitivo ai produttori cinesi tale da consentire loro di conquistare il mercato europeo facendo dumping sui prezzi.

L'investigazione potrebbe non concludersi prima di dicembre 2013, ma i primi eventuali dazi cautelativi potrebbero arrivare ai primi giorni del prossimo giugno. Alcuni giorni fa è stato preso un provvedimento che starebbe già condizionando il mercato. Con regolamento Ue n. 182/2013 del 1 marzo 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Ue del 5 marzo 2013, infatti, la Commissione ha disposto la registrazione delle importazioni di celle, wafer e moduli made in China.

Con decorrenza immediata, per i prossimi nove mesi gli importatori avranno l'obbligo di dichiarare in Dogana se i prodotti sono stati importati dalla Cina o fabbricati prevalentemente lì. Se poi a giugno verranno imposti dei dazi – in tal caso potrebbero essere pari al 60-70% del valore del prodotto - questi saranno dovuti anche a titolo retroattivo, cioè per tutti i prodotti importati (quindi già in dogana) dal 6 marzo 2013 in poi. Tanto il Regolamento Antidumping quanto il Regolamento Antisovvenzioni prevedono espressamente, in presenza di determinati presupposti, la possibilità di applicare retroattivamente – con un limite di 90 giorni - dazi antidumping e dazi compensativi a carico degli importatori.

Si capisce come anche solo la notizia della registrazione obbligatoria - ancor prima dell'imposizione dei dazi che potrebbero arrivare il 3 giugno – stia già provocando effetti sul mercato del FV. L'eventuale applicazione di misure retroattive gravanti sugli importatori, difficilmente ribaltabili sui produttori cinesi, metterebbero infatti in crisi i primi.

Allarmata è infatti AFASE, l’alleanza di industrie contrarie ai dazi: "Nonostante la sola registrazione non significhi che l'Unione europea alla fine imporrà i dazi, essa crea un’incertezza che sta già avendo un significativo effetto negativo sul mercato. Questo intervento sul mercato attraverso la registrazione è ingiustificato, dato che l'imposizione di dazi retroattivi violerebbe il diritto comunitario, in cui si afferma espressamente che i dazi possono essere applicati retroattivamente soltanto qualora le importazioni siano in netta crescita, cosa chiaramente non vera. SolarWorld e coloro che desiderano chiudere il mercato UE possono trarre beneficio dall’incertezza del mercato, ma la stragrande maggioranza dell’industria europea del fotovoltaico, lungo l'intera catena del valore, si oppone a questa misura illogica”.

Opposta la visione di Alessandro Cremonesi, presidente di Comitato IFI, che aderisce all'alleanza protezionista di EU ProSun: “questo provvedimento è un passo importante che potrà garantire serenità ai produttori europei e italiani: è da oltre due anni che la Cina sta attuando pratiche scorrette di dumping nel mercato del fotovoltaico. Abbiamo fiducia che la decisione finale della Commissione Europea abbia un esito positivo e consenta a tutti i produttori di moduli fotovoltaici di operare da subito in un contesto di parità competitiva”.

Staremo a vedere cosa succederà: eventuali dazi del 70% sui prodotti cinesi nel mercato europeo, avrebbero importanti ripercussioni sul mercato del fotovoltaico mondiale. Anche se l'importanza del vecchio continente nel FV è in calo, grazie all'emergere di nuovi mercati, tra cui quello domestico cinese, l'Europa è fino ad ora il principale sbocco dei produttori cinesi, che controllano oltre la metà del mercato mondiale di celle e moduli. Per dare un'idea, nel 2011 la Cina ha esportato verso la UE circa 21 miliardi di dollari di moduli e componenti FV.

Ovvaimente anche in Europa gli effetti potrebbero essere pesanti. Secondo un recente studio di AFASE un dazio punitivo del 60% potrebbe costare fino a 193.700 posti di lavoro in tutta l'UE durante il primo anno, dei quali 22.600 sarebbero persi in Italia. La perdita ammonterebbe fino a 242.000 nel terzo anno in tutta l’Unione Europea. Numeri che EU ProSun contesta: "Lo sviluppo negli USA smentisce già oggi le affermazioni presentate da AFASE e Prognos – spiega il presidente dell'associazione Milan Nitzschke - nessuno degli effetti previsti ha avuto luogo. Da metà dell’anno scorso sono in vigore negli USA dazi dal 30 al 250% sui prodotti solari cinesi. Questi dazi hanno ridotto drasticamente le importazioni dalla Cina di prodotti solari oggetto di dumping. Ciò nonostante il numero degli impianti solari di nuova installazione è addirittura aumentato. I prezzi ai clienti finali negli USA sono invariati se non diminuiti. Per il settore solare è una situazione di win-win: il dumping è finito, l’industria può sopravvivere, i consumatori non hanno bisogno di pagare di più e il mercato americano è in crescita!"

Seguiremo con attenzione l'evolversi della situazione, ma certamente questo modo di procedere della Commissione europea sembra piuttosto discutibile perché rischia di diffondere incertezza negli operatori, un fattore di cui proprio non si sentiva il bisogno.