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giovedì 28 novembre 2013

UE impone dazi sul vetro solare di provenienza cinese

UE impone dazi sul vetro solare di provenienza cinese

(Fonte:ZeroEmission.it)

 
Riprende vigore la guerra commerciale tra Europa e Cina. L' Unione europea ha imposto dazi fino al 42,1% sul vetro solare importato dalla Cina con l'obiettivo di frenare la concorrenza dei produttori cinesi nei confronti di quelli del Vecchio Continente. Si tratta di tariffe indirizzate solamente al vetro utilizzato nella fabbricazione dei pannelli solari, che, però, a loro volta, sono al centro di due indagini per presunto anti-dumping da parte della Commission europea.

Nel 2012, gli esportatori cinesi di vetro solare hanno aumentato la propria quota di mercato UE (che, secondo la Commissione europea sul commercio, vale oggi circa 200 milioni di euro) al 28,8% , dal 6,2% del 2009. I dazi provvisorie vanno dal 17,1% al 42,1%, a seconda dell'esportatore. Ora sta ai singoli Governi dell'Unione europea scegliere se attivare o meno questi dazi per una durata di cinque anni, anche se l'entita definitiva di queste tariffe potrebbero cambiare ancora nei prossimi mesi.

venerdì 21 giugno 2013

Dazi fotovoltaico cinese: per evitarli basta passare dalla Croazia




Se le dazi antidumping colpiscono duramente i produttori cinesi e non solo, nuove strategie per aggirare le norme sono già in atto, secondo quanto riporta PV Magazine.

I produttori cinesi, infatti, si stanno organizzando con “metodi alternativi” per continuare a fornire materiali di loro fattura eludendo i balzelli imposti dall’Europa: prima che le tariffe aumentino in via definitiva ad agosto, la nuova strategia prevede il passaggio dei prodotti dalla Croazia.

Le esportazioni di pannelli solari sono prive di vincoli in Croazia: il primo luglio diventerà Stato membro dell’Unione Europea ma, prima di allora, è possibile far passare da lì i prodotti, per poi introdurli in territorio comunitario. La pratica non è del tutto legale, ma le informazioni su questo metodo si moltiplicano: la rivista PV Magazine riporta di aver appreso la notizia da un produttore cinese che vuole restare anonimo.


E mentre proprio in queste ore sembrano entrare nel vivo i colloqui tra Europa e Cina, con il viaggio del commisario UE De Gucht a Pechino per cercare di trovare un accordo tra le parti, PV Magazine ventila l’ipotesi di nuove misure antidumping potrebbero essere prese dalla Commissione europea, dopo le indagini che saranno consegnate il 6 agosto. In particolare, ciò che preoccupa molto i produttori cinesi, è la possibilità che le tariffe abbiano carattere retroattivo.

martedì 18 giugno 2013

Dazi fotovoltaico cinese: potrebbero rivelarsi inefficaci

(Fonte:GreenStyle.it-Francesca Fiore)
 
 
 
 
 
Dopo l’avvio delle misure antidumping da parte della Commissione europea, Pechino è pronta a rispondere colpo per colpo. A dirlo sono alcuni analisti internazionali, che annunciano una possibile rappresaglia tariffaria da parte della Cina, cosa che porterebbe a una vera e propria guerra dei dazi. Allo stesso tempo, spiegano gli analisti, ci sarebbero anche scappatoie commerciali che potrebbero “ammorbidire” la situazione.

I produttori di pannelli solari sono già stati duramente colpiti dall’eccesso di offerta e dal calo del prezzo dei prodotti. Secondo IHS, le misure antidumping aggraveranno enormemente la situazione, portando la Cina a rispondere a sua volta con dazi che vanno dal 30% al 50% sui prodotti europei e americani: una strategia che, nel mondo dei giochi di ruolo, si chiama tip-for-tap e indica la capacità di rispondere colpo su colpo alle provocazioni. Ma, secondo Glenn Gu, analista senior di IHS, ci sarebbero delle scappatoie che i produttori e i compratori possono attuare per mitigare il problema:

L’incidenza dei dazi sarà importante ma, allo stesso tempo, sarà mitigata da fattori come gli sforzi da parte degli acquirenti e venditori per bypassare le tariffe.


L’industria del pannello solare di silicio ha, infatti, una lunga catena di fornitura, a partire dal silicio policristallino, che viene poi trasformato in lingotti, wafer, celle e moduli. I produttori comunitari, in questi anni, hanno coperto oltre l’80% del mercato europeo, con un export di pannelli del valore di 217 miliardi di dollari nel 2011. In Cina, secondo
Ray Lian Rui, analista presso la società di consulenza NPD Solarbuzz, il volume delle importazioni, del valore di 2,1 miliardi di dollari nel 2012, è aumentato del 27,4% in più rispetto all’anno precedente. In particolare, gli Stati Uniti sono stati il principale esportatore di polisilicio per impianti cinesi, pari al 39% del totale, seguiti dalla Germania con il 25% e dalla Corea del Sud con il 24%.



Secondo Gu, i modi per bypassare le tariffe sono vari. Il primo e il più semplice è quello di “auto escludersi” dalla trasformazione in atto: una ditta europea può fornire polisilicio a imprese del continente per la trasformazione in pannelli, che verranno poi spedite al cliente in UE. Un’altra possibile soluzione è l’esternalizzazione del processo per trasformare il silicio policristallino in lingotti, tramite strutture di un paese terzo non interessato dalle tariffe: così facendo, i produttori continentali potrebbero poi importare i lingotti per ulteriori elaborazioni.

In particolare, il mercato americano sembra essere più favorevole all’attuazione di queste scappatoie: negli States, infatti, le tariffe intervengono solo sul pannello ultimato. I produttori cinesi, infatti, possono inviare i wafer da trasformare in celle, oppure acquistare le celle direttamente da Taiwan. Quali che siano le soluzioni migliori da adottare, una cosa è certa: il mercato globale del fotovoltaico, secondo le stime di IHS, arriverà a 35 GW di potenza, grazie alla domanda asiatica, mentre il volume del mercato europeo è destinato a ridursi di oltre un terzo del valore attuale. Infatti, mentre la Cina, malgrado tutto, è comunque destinata a diventare il più grande mercato globale del fotovoltaico nel 2013, a beneficiare di un’eventuale guerra delle tariffe saranno soprattutto paesi come Taiwan, Corea del Sud e Malesia.

giovedì 6 giugno 2013

L’Ue tassa il fotovoltaico cinese e la Cina mostra i muscoli

L’Ue tassa il fotovoltaico cinese e la Cina mostra i muscoli

(Fonte:Rinnovabili.it)

 
 
All’imposizione, sui propri moduli solari, di dazi antidumping Pechino risponde con l’accusa diretta ai produttori di vini europei d’aver ricevuto sussidi illegali
 
La Cina è pronta a rispondere a tono all’imposizione dei dazi antidumping sui propri moduli fotovoltaici. Il Primo Ministro non aveva fatto mistero che la guerra commerciale innescata sul mercato del solare avrebbe prodotto solo sconfitti e non vincitori e ora il Gigante asiatico ha deciso di passare direttamente dalle parole ai fatti. Sono così finiti sotto indagine i vini europei, nuova passione della classe media cinese che colpisce, non a caso proprio i Paesi che hanno sostenuto fin dall’inizio all’applicazione di misure punitive sul fotovoltaico “Made in China”; basti pensare che nel 2012 solo le importazioni dalla Francia sono state di ben 170 milioni di litri.

“Il ministero del Commercio ha già ricevuto una richiesta dal settore vinicolo nazionale, che accusa i vini importati dall’Europa di entrare sul mercato cinese utilizzando tattiche commerciali scorrette, come il dumping e le sovvenzioni”, ha spiegato il Governo in una nota stampa. “Ciò ha un impatto sull’industria vinicola e hanno chiesto al ministero del Commercio di avviare un’inchiesta anti-dumping e anti-sovvenzioni”. Ed è stato lo stesso Ministero in questi giorni ad accattare duramente la decisione di Bruxelles di ricorrere a misure antidumping ricordando come la parte europea abbia imposto “ostinatamente dazi ingiusti sulle importazioni di pannelli solari cinesi” nonostante Pechino stesse compiendo grandi sforzi nel tentativo di risolvere la questione attraverso il dialogo.

mercoledì 5 giugno 2013

Eu ProSun: "Indagine rivela violazioni dalla Cina"

 Eu ProSun: "Indagine rivela violazioni dalla Cina"

 (Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
 
La Commissione europea ha pubblicato oggi i risultati dell'indagine anti-dumping. Secondo Eu ProSun "I risultati sono chiari: i produttori Cinesi violano la legge sul commercio internazionale"
 
Secondo Eu ProSun, associazione europea che raccoglie molte aziende fotovoltaiche del Vecchio Continente, l'indagine pubblicata dallaCommissione europea, che ha portato all'applicazione dei dazi antidumping sui prodotti fotovoltaici cinesi, parla chiaro: "I produttori Cinesi violano la legge sul commercio internazionale vendendo sottocosto nel mercato europeo, causando gravi danni ai produttori locali - spiega Eu ProSun in una nota diramata questa mattina - pertanto la Commissione imporrà sei dazi anti-dumping provvisori compresi tra il 37 ed il 68% sulle importazioni solari dalla Cina soggette a dumping".

"Oggi è il primo passo più importante dopo tre anni di dumping cinese che ha causato la perdita di lavoro a migliaia di europei e la chiusura di 60 aziende europee delle quali 30 solo in Germania. Il risultato finale dell'indagine sarà l'adozione di misure efficaci sulle tariffe o una soluzione negoziata con la Cina. É fondamentale che la Cina blocchi il dumping. Non appena verrà interrotto il dumping illegale, il settore solare europeo potrà tornare ad essere pienamente competitivo - ha commentato Milan Nitzschke, Presidente di Eu ProSun - nei prossimi due mesi, la Cina deve fare proposte importanti, inclusa la cessazione definitiva del dumping distruttivo. In caso contrario, saranno applicate automaticamente le tariffe più alte".

Secondo Eu ProSun, il dazio europeo anti-dumping dovrebbe essere calcolato quasi al 100%, in quanto i produttori cinesi starebbero vendendo alla metà del prezzo reale di mercato. La Commissione ha imposto, a partire da agosto, dei dazi pari solo a meno del 50% dovuto al principio dei dazi più bassi dell'Ue. "Tale basso dazio significa che la Cina rallenterà leggermente, ma ciò è fondamentale perché consentirà al settore solare europeo di tornare in campo, e questa volta il gioco dovrà essere alla pari - ha commentato Nitzschke - gli argomenti delle lobby sostenute dai cinesi sono assurdi ed un insulto alle reali capacità tecnologiche europee. Dire che uno spostamento verso l'energia solare è possibile solo con beni soggetti a dumping equivale a dire che le prestazioni sportive sono possibili solo con il doping. Dumping significa frode e distrugge concorrenza e mercati. Con una quota di mercato di oltre l'80%, la Cina è oggi sempre più vicina ad un monopolio".

mercoledì 22 maggio 2013

Fotovoltaico e dazi, gli USA mediano tra Cina e UE

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)

 
 
 
Che stia per nascere la “Triplice Alleanza del fotovoltaico”? Secondo quanto riportato da Bloomberg gli Stati Uniti starebbero intrecciando rapporti con Cina e Unione Europea per trovare una soluzione comune alla guerra dei dazi solari.

In estrema sintesi l’accordo prevederebbe un prezzo minimo e delle quote per le esportazioni cinesi di fotovoltaico in cambio dell’abolizione dei dazi USA sul solare cinese, già in vigore, e di quelli europei, solo annunciati. La notizia verrebbe da due fonti vicine all’amministrazione Obama, che preferiscono restare anonime.

Ma sarebbe indirettamente confermata da John Smirnow, vice presidente della Solar Energy Industries Association (SEIA) americana, che ha dichiarato:

Dopo aver espresso le nostre intenzioni alla Casa Bianca, siamo molto incoraggiati dal fatto che questi negoziati da tempo necessari sembrino pronti a partire. è ora che tutti lavorino insieme per raggiungere una soluzione giusta di queste dispute.

Tra l’altro i negoziati, seppur per vie parallele, sono già in corso: rappresentanti della SEIA hanno incontrato la settimana scorsa i colleghi della Asia Photovoltaic Industry Association per discutere proprio delle guerre commerciali sul fotovoltaico. al termine della riunione hanno messo nero su bianco una posizione comune con la quale chiedono che USA, Cina e UE si siedano al tavolo del dialogo.

Sul fronte politico, invece, ad avere in mano la questione sarebbe Michael Froman, nominato da Obama a capo dell’U.S. Trade Office che si occupa proprio di dispute commerciali. Carol Guthrie, portavoce dello stesso ufficio, ha dichiarato:

Il nostro obbiettivo è quello di supportare una sana industria globale del solare, che sia in grado di favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili e una continua innovazione, con pari condizioni per tutti. Continueremo a lavorare con l’industria e i nostri partner commerciali per trovare i modi di risolvere i problemi. I negoziati non sono ancora iniziati.

L’UE, al momento, non commenta. La Cina neanche, ma è certo che il ministro per il Commercio Gao Hucheng ha già pronti i dazi contro il polysilicon americano, europeo e sud coreano e che al momento li tiene chiusi nel cassetto.

giovedì 9 maggio 2013

L'Europa si difende dall'invasione dei pannelli solari cinesi: via libera a dazi medi del 47% sulle importazioni

L'Europa si difende dall'invasione dei pannelli solari cinesi: via libera a dazi medi del 47% sulle importazioni

(Fonte:IlSole24Ore-Gabriele Meoni)
La Commissione europea ha deciso: per difendersi dall'invasione di pannelli solari made in China imporrà dazi medi del 47% sulle importazioni di questi prodotti. L'annuncio formale avverrà più tardi, probabilmente alla vigilia del 6 giugno, data di scadenza della procedura, ma ormai la decisione è presa. Nei prossimi giorni Bruxelles consulterà i 27 Stati membri della Ue, il cui parere tuttavia non sarà vincolante.

Sulla scia degli Stati Uniti
Avanti tutta, quindi. L'Europa segue gli Stati Uniti, che si sono mossi prima e ormai hanno imposto dazi definitivi sui pannelli solari cinesi che arrivano in certi casi al 250 per cento. L'esperienza americana è istruttiva: nel 2012 le importazioni Usa dalla Cina sono calate del 50% e nel primo trimestre di quest'anno addirittura dell'87 per cento mentre i prezzi sono saliti di poco. Alzare le difese dunque è servito.


Accusa di dumping
L'Europa accusa la Cina di dumping, cioè di vendita dei suoi prodotti all'estero a prezzi inferiori a quelli praticati sul mercato interno. «La capacità produttiva dell'industria cinese del solare - dice Milan Nitzschke, presidente di Eu Prosun, associazione dell'industria europea del settore, a margine del Global Solar Summit in corso alla Fiera di Milano - equivale a 30 volte le dimensioni del mercato interno e a due volte la domanda mondiale. In pochi anni la quota della Cina nella Ue è passata da zero all'80 per cento. In Europa stiamo perdendo il fiore all'occhiello dell'industria mondiale del settore. Se la Commissione non interviene rapidamente in pochi anni la Ue non avrà più un'industria dei pannelli solari». La Cina nel 2012 aveva una capacità installata di 4,5 gigawatt di pannelli, seconda nel mondo solo alla Germania: quest'anno conta di raddoppiarla a 10 gigawatt, staccando nettamente anche l'Italia , ferma a 3,4. Intanto gli Usa, protetti dai dazi, contano di passare nel 2013 da 3,3 a 5 gigawatt.

Disputa da record
L'indagine di Bruxelles è scattata lo scorso settembre dopo il ricorso presentato da un gruppo di aziende tedesche e italiane guidata da Solarworld, quello che fino a poco tempo fa era un colosso globale e che ora sta negoziando con i creditori una ristrutturazione del suo debito. La posta in gioco è molto alta: l'import Ue da Pechino ammonta a qualcosa come 22 miliardi. È la più grande disputa commerciale mai avviata dall'Unione Europea: non a caso la scelta è stata molta sofferta e le pressioni cinesi si sono fatte sentire. «Se la Ue alza i dazi sui nostri prodotti - spiega Guangbin Sun, segretario generale per l'energia solare della Camera di commercio cinese - infligge un duro colpo al mercato europeo delle rinnovabili. I prezzi saliranno, i consumatori europei saranno danneggiati e l'obiettivo di portare al 20% entro il 2020 la quota di energia verde sarà irraggiungibile».

A dicembre la decisione finale
Bruxelles evidentemente non la pensa così. In questi otto mesi di indagine ha avuto conferma di pratiche di dumping e di sussidi (fonti industriali parlano di prezzi inferiori del 30-50% ai costi di produzione delle aziende cinesi) e il processo è andato avanti. Dal 6 giugno dunque scatteranno dazi provvisori compresi tra il 35 e il 67% del valore dei prodotti. A quel punto Ue e Cina avranno tempo fino a dicembre per trovare un'intesa. In caso contrario a fine anno entreranno in vigore i dazi definitivi, che in genere hanno una durata di cinque anni, rinnovabili.

Divisioni interne
La vicenda ha anche scatenato pesanti polemiche all'interno della filiera europea. Afase, l'associazione che raccoglie 460 imprese dei servizi (importatori, società di ingegneria, installatori e così via) è contraria ai dazi. Pochi mesi fa ha diffuso uno studio secondo cui queste tariffe farebbero perdere migliaia di posti di lavoro in Europa e porterebbero a un crollo del mercato. «Meglio avere un grande mercato non sussidiato - spiega Paulette van der Schueren, potravoce di Afase - piuttosto che un piccolo mercato tenuto artificialmente in vita dai sussidi governativi. I pannelli solari non sono più una tecnologia di alto livello, sono quasi una commodity. È inutile che l'Europa insista per difenderla. Meglio puntare sui servizi». L'industria ha replicato seccamente: «È un rapporto ridicolo - attacca Nitzschke - con cifre senza fondamento. La riduzione dei sussidi europei ai prezzi ha indubbiamente dato un colpo durissimo al settore, ma l'industria può sopravvivere. A patto che venga difesa dal dumping cinese».

venerdì 5 aprile 2013

Fotovoltaico cinese: anche gli installatori contro i dazi

Fotovoltaico cinese: anche gli installatori contro i dazi

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)
 
 
 
Ennesima tegola sull’ipotesi di imporre dazi, a livello europeo, contro il fotovoltaico cinese. Secondo uno studio condotto da EuPD Research tra circa 120 società di installatori di fotovoltaico, infatti, la maggioranza della categoria sarebbe fermamente contraria a questo tipo di misura doganale.

Se i dazi fossero realmente introdotti gli installatori sarebbero ben presto costretti a modificare il proprio catalogo depennando i prodotti cinesi, resi molto meno attraenti dal prezzo maggiorato. Il prezzo finale dell’impianto, quindi, potrebbe salire e non di poco rendendo il fotovoltaico molto meno attrattivo.

La cosa maggiormente allarmante è che la ricerca di EuPD si concentra in particolare sull’impatto dei dazi sul settore dei piccoli installatori artigiani. Spiega Thomas Olbrecht di EuPD:

La nostra ricerca mostra chiaramente che la maggior parte degli installatori è contraria all’introduzione di questo tipo di misure. La motivazione principale degli installatori è che i dazi punitivi metterebbero a rischio il loro modello di business e che sarebbe molto probabile un aumento dei prezzi.
Molti installatori temono anche che anche alcuni prodotti europei potrebbero avere ripercussioni sul prezzo a causa dell’uso di forniture provenienti dalla Cina.


Una posizione molto simile a quella espressa in Italia da APER, Assosolare e GIFI e specularmente opposta a quella del Comitato IFI. C’è poi il problema della registrazione del fotovoltaico cinese, obbligatoria dai primi di marzo, che potrebbe portare a dazi preventivi retroattivi già a giugno. Ciò porterà molto probabilmente gli installatori a rifornirsi solo dai grandi grossisti per limitare il rischio di dover pagare un’ulteriore tassa in estate.

Dall’indagine di EuPD, però, emerge anche un’altra cosa interessante: molti degli installatori non sono soddisfatti dalle comunicazioni ricevute dai produttori cinesi e vorrebbero informazioni concise e oneste sulla reale situazione e sui possibili effetti dei dazi.

Non manca la critica ai giornalisti: i media dovrebbero fornire informazioni più obiettive sulla questione. Dovrebbero, cioè, essere più neutrali nel descrivere i fatti senza tifare per una o l’altra posizione.

Noi dal canto nostro continueremo a dare voce a tutti, mettendo in luce lo scontro tra le lobby che si sta consumando in questi mesi a Bruxelles e rendendo conto anche delle possibili soluzioni pacifiche a questa vicenda.

lunedì 11 marzo 2013

Rischio dazi su celle e moduli fotovoltaici cinesi importati in Europa

Rischio dazi su celle e moduli fotovoltaici cinesi importati in Europa

(Fonte:QualEnergia.it-Giulio Meneghello)

 
La settimana a scorsa è stato fatto un altro passo verso la guerra commerciale tra Cina ed Europa sul fotovoltaico. I dazi su celle e moduli cinesi importati in UE non ci sono ancora e potrebbero esser imposti solo a giugno, ma con il Regolamento entrato in vigore da qualche giorno sono un'eventualità più concreta, che peraltro potrebbe colpire in maniera retroattiva. Il mondo del fotovoltaico si sta chiedendo cosa potrà succedere e i produttori cinesi sono inquieti di fronte all'incertezza e c'è già chi parla di un mercato congelato.

Come sappiamo, a seguito delle denunce presentate dall'associazione di produttori di moduli fotovoltaici europei EU ProSun (guidata da Solarworld e rappresentante circa il 25% della produzione UE), la Commissione europea ha aperto due procedimenti "antidumping" e "antisovvenzioni" relativi alle importazioni di moduli in silicio celle e wafer (non di film sottile e altri prodotti come caricatori portatili). In generale si dovrà verificare se il sostegno pubblico cinese all'industria nazionale nelle sue varie forme – dai prestiti agevolati fino ai vari sgravi fiscali – sia determinante nel dare un vantaggio competitivo ai produttori cinesi tale da consentire loro di conquistare il mercato europeo facendo dumping sui prezzi.

L'investigazione potrebbe non concludersi prima di dicembre 2013, ma i primi eventuali dazi cautelativi potrebbero arrivare ai primi giorni del prossimo giugno. Alcuni giorni fa è stato preso un provvedimento che starebbe già condizionando il mercato. Con regolamento Ue n. 182/2013 del 1 marzo 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Ue del 5 marzo 2013, infatti, la Commissione ha disposto la registrazione delle importazioni di celle, wafer e moduli made in China.

Con decorrenza immediata, per i prossimi nove mesi gli importatori avranno l'obbligo di dichiarare in Dogana se i prodotti sono stati importati dalla Cina o fabbricati prevalentemente lì. Se poi a giugno verranno imposti dei dazi – in tal caso potrebbero essere pari al 60-70% del valore del prodotto - questi saranno dovuti anche a titolo retroattivo, cioè per tutti i prodotti importati (quindi già in dogana) dal 6 marzo 2013 in poi. Tanto il Regolamento Antidumping quanto il Regolamento Antisovvenzioni prevedono espressamente, in presenza di determinati presupposti, la possibilità di applicare retroattivamente – con un limite di 90 giorni - dazi antidumping e dazi compensativi a carico degli importatori.

Si capisce come anche solo la notizia della registrazione obbligatoria - ancor prima dell'imposizione dei dazi che potrebbero arrivare il 3 giugno – stia già provocando effetti sul mercato del FV. L'eventuale applicazione di misure retroattive gravanti sugli importatori, difficilmente ribaltabili sui produttori cinesi, metterebbero infatti in crisi i primi.

Allarmata è infatti AFASE, l’alleanza di industrie contrarie ai dazi: "Nonostante la sola registrazione non significhi che l'Unione europea alla fine imporrà i dazi, essa crea un’incertezza che sta già avendo un significativo effetto negativo sul mercato. Questo intervento sul mercato attraverso la registrazione è ingiustificato, dato che l'imposizione di dazi retroattivi violerebbe il diritto comunitario, in cui si afferma espressamente che i dazi possono essere applicati retroattivamente soltanto qualora le importazioni siano in netta crescita, cosa chiaramente non vera. SolarWorld e coloro che desiderano chiudere il mercato UE possono trarre beneficio dall’incertezza del mercato, ma la stragrande maggioranza dell’industria europea del fotovoltaico, lungo l'intera catena del valore, si oppone a questa misura illogica”.

Opposta la visione di Alessandro Cremonesi, presidente di Comitato IFI, che aderisce all'alleanza protezionista di EU ProSun: “questo provvedimento è un passo importante che potrà garantire serenità ai produttori europei e italiani: è da oltre due anni che la Cina sta attuando pratiche scorrette di dumping nel mercato del fotovoltaico. Abbiamo fiducia che la decisione finale della Commissione Europea abbia un esito positivo e consenta a tutti i produttori di moduli fotovoltaici di operare da subito in un contesto di parità competitiva”.

Staremo a vedere cosa succederà: eventuali dazi del 70% sui prodotti cinesi nel mercato europeo, avrebbero importanti ripercussioni sul mercato del fotovoltaico mondiale. Anche se l'importanza del vecchio continente nel FV è in calo, grazie all'emergere di nuovi mercati, tra cui quello domestico cinese, l'Europa è fino ad ora il principale sbocco dei produttori cinesi, che controllano oltre la metà del mercato mondiale di celle e moduli. Per dare un'idea, nel 2011 la Cina ha esportato verso la UE circa 21 miliardi di dollari di moduli e componenti FV.

Ovvaimente anche in Europa gli effetti potrebbero essere pesanti. Secondo un recente studio di AFASE un dazio punitivo del 60% potrebbe costare fino a 193.700 posti di lavoro in tutta l'UE durante il primo anno, dei quali 22.600 sarebbero persi in Italia. La perdita ammonterebbe fino a 242.000 nel terzo anno in tutta l’Unione Europea. Numeri che EU ProSun contesta: "Lo sviluppo negli USA smentisce già oggi le affermazioni presentate da AFASE e Prognos – spiega il presidente dell'associazione Milan Nitzschke - nessuno degli effetti previsti ha avuto luogo. Da metà dell’anno scorso sono in vigore negli USA dazi dal 30 al 250% sui prodotti solari cinesi. Questi dazi hanno ridotto drasticamente le importazioni dalla Cina di prodotti solari oggetto di dumping. Ciò nonostante il numero degli impianti solari di nuova installazione è addirittura aumentato. I prezzi ai clienti finali negli USA sono invariati se non diminuiti. Per il settore solare è una situazione di win-win: il dumping è finito, l’industria può sopravvivere, i consumatori non hanno bisogno di pagare di più e il mercato americano è in crescita!"

Seguiremo con attenzione l'evolversi della situazione, ma certamente questo modo di procedere della Commissione europea sembra piuttosto discutibile perché rischia di diffondere incertezza negli operatori, un fattore di cui proprio non si sentiva il bisogno.