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giovedì 26 settembre 2013

Rinnovabili e Decreto Fare bis: le novità

(Fonte:GreenStyle.it-Marco Mancini) 

 
 
 
 
Importanti novità sul fronte delle rinnovabili trapelano dalle diverse bozze del cosiddetto Decreto del Fare bis. La bozza più recente, nello specifico, contiene un provvedimento che si ripercuoterà sui possessori di piccoli impianti incentivati, finora agevolati da prezzi di ritiro superiori a quelli di mercato. Il comma 8 dell’articolo 1 della bozza interviene sull’istituto del ritiro dedicato.

Se oggi il GSE paga per l’energia ritirata un costo a volte anche maggiore di quello ottenuto rivendendo la stessa energia, con l’entrata in vigore del Decreto del Fare bis la tariffa per l’energia ritirata sarà eguagliata al prezzo zonale orario. Ad essere maggiormente penalizzati, secondo le associazioni di categoria, saranno i detentori di impianti fotovoltaici fino a 1 MW.

L’obiettivo principale della norma, tutto sommato condiviso dalle associazioni di settore, è di promuovere la “market parity” tra gli impianti di piccola taglia, nonché un risparmio sugli oneri in bolletta pari a 170 milioni di euro all’anno.

Una novità che non farà affatto piacere agli operatori del settore delle rinnovabili riguarda invece la penalizzazione prevista per chi non sceglierà di farsi rimodulare volontariamente gli incentivi rinnovabili, una norma retroattiva presente nell’ultima bozza del Decreto del Fare bis e che non è scomparsa malgrado le accese proteste delle associazioni di categoria.

Chi non sceglie di farsi rimodulare gli incentivi, allungandone la durata diminuendone però l’ammontare, non potrà usufruire di ulteriori forme di incentivazione sullo stesso impianto, né del ritiro dedicato né dello scambio sul posto.

Il comma 7 della bozza, invece, invita l’Autorità per l’Energia a ristabilire i criteri di definizione del prezzo dell’energia elettrica, aggiornando la tariffa elettrica bioraria per i clienti in regime di maggior tutela. Norma resasi necessaria alla luce dei prezzi più bassi nella fascia diurna, conseguenza dello sviluppo del fotovoltaico. Oggi la fascia con il maggior prezzo orario in Borsa è proprio quella serale, che paradossalmente risulta anche quella con il minor prezzo per i consumatori finali.

Novità anche sul fronte della promozione del cosiddetto carbone pulito. Il comma 8 del decreto autorizza la Regione Sardegna a realizzare nell’area del Sulcis Iglesiente una centrale a carbone, a patto che sia dotata di un sistema efficiente per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica prodotta. Lo Stato si impegna a fornire ai vincitori della gara d’appalto un sistema incentivante conveniente e la garanzia dell’acquisto dell’energia prodotta. Infine la bozza del decreto del Fare bis regola l’emissione di bond fino a 30 anni, per spalmare il peso dell’A3 in bolletta.


mercoledì 17 luglio 2013

Incentivi rinnovabili, UE indaga su concorrenza sleale in Germania

 Incentivi rinnovabili, UE indaga su concorrenza sleale in Germania

 (Fonte:GreenStyle.it-Silvana Santo)




Non solo la Cina. Anche la Germania rischia di finire nel mirino della Commissione UE per presunte pratiche di concorrenza sleale in materia di rinnovabili. Nel mirino, in particolare, ci sarebbero alcune forme di incentivazione che Berlino ha messo in atto per promuovere le fonti energetiche rinnovabili.

Si tratta, in particolare, delle esenzioni sul sovrapprezzo elettrico per le rinnovabili previste per le industrie energivore. Come anticipato dalla stampa tedesca, secondo il commissario europeo alla Concorrenza, Joaquin Almunia, questa pratica costituirebbe una violazione alle leggi sulla concorrenza.

La Commissione europea ha sostanzialmente confermato le indiscrezioni, ma non c’è ancora alcuna conferma ufficiale della eventuale apertura di una procedura d’infrazione nei confronti della Germania. Nel caso in cui l’irregolarità dovesse essere confermata, le aziende che hanno beneficiato dello “sconto” potrebbero essere costrette a restituire tutte le somme risparmiate.

A far scattare l’indagine di Bruxelles è stato un reclamo presentato da un’associazione di consumatori tedesca. Gli incentivi finiti nel mirino della Commissione, infatti, sono stati finora finanziati attraverso una tassa pagata dai consumatori domestici.

venerdì 1 marzo 2013

Incentivi fotovoltaico e rinnovabili, superati i 10 miliardi annui

Incentivi fotovoltaico e rinnovabili, superati i 10 miliardi annui

 (Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)
 
 
Il contatore complessivo degli incentivi alle energie rinnovabili ha superato i 10 miliardi di euro l’anno. Per la precisione siamo a quasi 10,7 miliardi. La cifra si ottiene sommando gli importi dei due contatori online del GSE: quello relativo agli incentivi al fotovoltaico e quello relativo agli incentivi alle altre fonti rinnovabili elettriche.

Gli incentivi al fotovoltaico hanno toccato in questi giorni 6.571.222.668 euro, molto vicini a quei 6,7 miliardi che fanno scattare la procedura di chiusura del Quinto Conto Energia. I sussidi a eolico, biomasse, idroelettrico e alle altre fonti verdi sono invece arrivati a 4,125 miliardi di euro divisi tra Certificati Verdi (2,614 miliardi), tariffa omnicomprensiva (1,047 miliardi), CIP 6 (222 milioni) e registri e aste (241 milioni).

Per le rinnovabili non fotovoltaiche la soglia massima di spesa oltre la quale scatta la fine degli incentivi è fissata a 5,8 miliardi di euro. Nel calcolo del peso degli incentivi, specifica il GSE, non vengono considerati gli oneri derivanti dai servizi di Ritiro Dedicato (RID) e Scambio sul Posto (SSP).

Queste cifre sono destinate a gettare benzina sul fuoco della polemica sul peso delle rinnovabili in bolletta. Recentemente si è assistito non solo a uno scontro tra i produttori di energia da termoelettrico e rinnovabili (Assoelettrica contro Aper e viceversa), ma persino tra organismi diversi di Confindustria che rappresentano settori diversi dell’industria energetica italiana (GIFI-ANIE contro Assoelettrica).

È chiaro, però, che gli incentivi alle rinnovabili elettriche hanno ancora vita breve e quelli per il fotovoltaico finiranno tra poche settimane. Che la situazione politica attuale rende assai difficile ipotizzare un Sesto Conto Energia. A questo si deve aggiungere una riflessione: quando finiranno sia gli incentivi al fotovoltaico che quelli alle altre rinnovabili le due tecnologie saranno in due condizioni completamente diverse.

Per il fotovoltaico si potrà ancora usufruire delle detrazioni IRPEF-IRES, che fino a giugno 2013 ammontano al 50% (persino 55% se si segue la complicata procedura dedicata alle ristrutturazioni energetiche degli edifici) e dopo scenderanno al 36%. Per le altre rinnovabili, se non cambia qualcosa, non resteranno neanche le briciole. Ciò potrebbe voler dire la fine dei grandi impianti verdi in Italia.


giovedì 21 febbraio 2013

Italia, incentivi alle rinnovabili. Chi ci guadagna?

 Italia, incentivi alle rinnovabil. Chi ci guadagna?

 (Fonte: Ecqualogia.it-Francesco Ferrante, Vicepresidente Kyoto Club)


In un recente editoriale sul Corriere della Sera, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi hanno aggiunto la loro voce a quella di altri commentatori – si pensi a Massimo Mucchetti – che periodicamente denunciano il peso eccessivo sulle bollette degli incentivi destinati al sostegno delle energie rinnovabili. (1) Questi allarmi vanno presi sul serio: per l’autorevolezza di chi li lancia e l’eco non irrilevante di cui godono nelle forze sociali, a cominciare da Confindustria, e per il dato incontestabile che il costo dell’energia elettrica in Italia – soprattutto per le piccole e medie imprese – è più alto che nel resto d’Europa.

Per valutare la sostenibilità degli attuali incentivi, occorre in primo luogo rispondere a tre domande: quanto costano davvero, a cosa servono, come si comportano in questo campo gli altri grandi paesi europei.

Sul primo punto, vanno corrette alcune imprecisioni: non è vero, come hanno scritto Alesina e Giavazzi, che l’Italia spenda 11 miliardi di euro all’anno per sostenere il fotovoltaico. Le norme in vigore prevedono un tetto massimo di spesa per il solare elettrico di 6,7 miliardi. Anche aggiungendo gli incentivi previsti per tutte le altre fonti rinnovabili si resta comunque sotto i 10 miliardi: cifra certamente ingente, ma analoga a quella che si registra in Germania, dove con un mercato elettrico doppio del nostro l’importo totale degli incentivi è di 20 miliardi.

Cosa si è fatto in Italia con questi 10 miliardi di incentivi? Non poco. Oggi più di un kilowattora su quattro dei nostri consumi elettrici (il doppio di cinque anni fa) è “pulito”, cioè non dà luogo a un solo grammo di emissioni inquinanti. Nel dettaglio: su 320 TWh consumati in Italia nel 2012, di cui 280 prodotti a casa nostra, 18,3 sono venuti dal fotovoltaico, 13,1 dall’eolico, 43,5 dall’idroelettrico, 5,2 dal geotermico, circa 10 dalle biomasse. Un risultato prezioso per la salute dei cittadini, e un passo importante per centrare quei traguardi – 30 per cento di rinnovabili elettriche e 17 per cento di rinnovabili sull’energia totale entro il 2020– per i quali ci siamo impegnati anche in sede europea.

CHI CI GUADAGNA?

Un altro argomento che spesso si ascolta contro gli incentivi è che avrebbero spianato la strada agli “stranieri”, in particolare ai cinesi che producono pannelli a basso costo.

Accusa curiosa, visto che l’alternativa alle rinnovabili sono il petrolio e il gas che importiamo quasi per intero. E accusa in parte infondata: in un impianto fotovoltaico il costo del pannello incide per il 30 per cento, tutto il resto è italiano. Per esempio è italianissima la sofisticata tecnologia racchiusa negli inverter, e guarda caso sono italiani pure gli inverter utilizzati nel più grande impianto fotovoltaico cinese (toscani) e nella centrale solare più grande del mondo che si sta realizzando negli Usa (emiliani).

Questa la situazione a oggi. Si sarebbe potuto fare meglio? Sicuramente sì. Chi scrive ha tentato inutilmente di convincere prima Silvio Berlusconi e Paolo Romani e poi Mario Monti e Corrado Passera che per tenere sotto controllo gli incentivi bisognava imitare l’esempio tedesco: procedure più semplici e un sistema che riduca automaticamente il contributo via via che migliorano le tecnologie e dunque si abbassano i costi. Si è scelta una strada quasi opposta, fatta di tetti rigidi che inevitabilmente hanno favorito qualche furbo di troppo e di appesantimenti burocratici – le aste, i registri – che stanno togliendo ossigeno a uno dei pochi comparti industriali in crescita malgrado la crisi.

Se si vuole un sistema energetico più moderno e meno oneroso è urgente rimediare a questi errori, come lo è agire su altri fronti ugualmente sensibili: efficienza energetica, più spinta alle rinnovabili termiche, adeguare la rete elettrica, promuovere l’autoconsumo nelle grandi utenze, proseguire nella liberalizzazione del mercato del gas. Inoltre, non sarebbe male risparmiare su altri incentivi, questi sì decisamente impropri: i 500 milioni regalati ogni anno all’autotrasporto, campione di inefficienza energetica, o il miliardo e mezzo destinato alle imprese energivore, che infatti pagano l’energia meno di tutti i loro concorrenti europei.

Insomma, l’Italia deve decidere se restare spettatrice della rivoluzione energetica in atto nel mondo o diventarne, come potrebbe, protagonista e farne un’arma contro il declino. La scelta non è più rinviabile e dipenderà molto da una decisa e globale messa a punto delle scelte, di quantità e di qualità, in materia di incentivi.


lunedì 18 febbraio 2013

Incentivi rinnovabili costeranno 220 miliardi secondo Assoelettrica

Incentivi rinnovabili costeranno 220 miliardi secondo Assoelettrica

(Fonte:GreenStyle.it-Guido Grassadonio)
 
 
Le rinnovabili sono una spesa quasi insostenibile che grava sulla bolletta di ognuno di noi e sui costi energetici del Paese o sono un’opportunità e una risorsa? Sappiamo bene come la pensano ambientalisti e le tante aziende che su tali fonti energetiche hanno investito tempo e denaro. È nota però anche l’opinione di coloro che l’energia, invece la producono con fonti tradizionali: gli inquinanti combustibili d’origine fossile.

A ribadire l’idea dell’insostenibilità delle rinnovabili, fotovoltaico in testa, ci ha pensato Assoelettrica, rendendo note alcune stime sui costi degliincentivi pubblici:

Un’elaborazione di Assoelettrica basata sui dati dell’Autorità e del GSE stima che il costo totale degli incentivi che saranno destinati in Italia alle fonti rinnovabili elettriche dal 2009 al 2032 sarà pari a circa 220 miliardi di euro, di questi 200 miliardi verranno erogati nei prossimi 20 anni tra il 2013 ed il 2032. Il picco di spesa si raggiungerà nel 2016 quando si supereranno i 12,5 miliardi di euro di incentivi.
La cifra di220 miliardi è enorme, anche se spalmata in vent’anni. L’associazione completa la sua diagnosi, sottolineando, per giunta, l’effetto direttamente ed indirettamente recessivo per l’economia del Paese di questo “abuso” degli incentivi:

I 12,5 miliardi di incentivi che verranno assegnati nel 2016 corrispondono a circa 200 € per ogni cittadino italiano. Una spesa che, se non si modificherà la situazione attuale, graverà sulle bollette elettriche di cittadini ed aziende. Le utenze domestiche rappresentano il 22% circa della domanda italiana di energia elettrica, le altre utenze il rimanente 78%, quindi la gran parte di questi incentivi sarà a carico di industrie, di piccole e medie aziende di tutti i settori, dalla manifattura al commercio ai servizi, e delle amministrazioni pubbliche.
Dunque, se solo un quarto del costo degli incentivi peserà direttamente nella bolletta elettrica delle famiglie, i rimanenti tre quarti si rifletteranno in buona parte in un aumento nel costo di prodotti e servizi che le stesse famiglie acquisteranno.


Un quadro sintetico e rapido della situazione che sembra indicare la tragedia. Le opinioni espresse sono senza dubbio legittime, ma va detto che non sono condivise all’interno del dibattito. Fra le altre cose, non si capisce se Assoelettrica stia tenendo conto, nei suoi calcoli, della raggiunta grid parity di molte tecnologie energetiche da fonti rinnovabili. Inoltre, dai costi delle rinnovabili si dovrebbe in qualche modo detrarre i costi sanitari risparmiati grazie alla limitazione di fonti pericolose come il carbone. In questo senso, va ribadito, la valutazione non può essere solo economica, ma anche etica.

In ultimo è impossibile non notare come il Presidente di Assoelettrica sia Chicco Testa, protagonista in un passato recentissimo della campagna referendaria pro-nucleare e convinto “ex-ambientalista” (ha rotto da anni con Legambiente, di cui è stato Presidente nazionale). Che le posizioni espresse siano radicalmente negative nei confronti delle rinnovabili era un qualcosa di atteso e non sorprendente. Questo senza nulla togliere alla loro legittimità e al loro diritto di essere valutate serenamente per i contenuti espressi.