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giovedì 8 agosto 2013

Indagine anti-sovvenzioni, no ai dazi. Afase: "Soddisfatti"

 Indagine anti-sovvenzioni, no ai dazi. Afase: "Soddisfatti"

 (Fonte:ZeroEmission.it)



Nell’ambito dell’indagine anti-sovvenzione, l'Alleanza per l'Energia Solare Sostenibile accoglie positivamente la decisione della Commissione europea di non imporre dazi provvisori.
Nell’ambito dell’indagine anti-sovvenzione Afase, l'Alleanza per l'Energia Solare Sostenibile, che raccoglie oltre 742 aziende, operanti nel settore fotovoltaico europeo e rappresenta più di 65.000 posti di lavoro nell'UE, accoglie positivamente la decisione della Commissione europea di non imporre dazi provvisori. "Questi dazi avrebbero comportato ulteriori perdite di posti di lavoro e l’incertezza nel mercato fotovoltaico dell’Unione europea - ha comunicato Afase - tuttavia, rimarremo attenti alla conclusione delle indagini in corso, così come porremo attenzione sugli sviluppi del mercato. L’attuale accordo - di un prezzo base di 56 centesimi di euro per Watt per 7 GW annuali - metterà a rischio le installazioni di impianti fotovoltaici sui tetti nei mercati di alcuni Stati membri e impedirà l’installazione di grandi impianti a terra in molti Stati, in particolare in quelli che vedranno una riduzione del Conto energia negli anni 2013-2015".

lunedì 8 luglio 2013

Cina propone limite annuo di importazione moduli a 10 GW

Cina propone limite annuo di importazione moduli a 10 GW 

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
 
In questo modo il Paese spera di trovare un accordo con l'Unione europea per ridurre o eliminare completamente i dazi sui pannelli, impegnandosi nel contempo a mantenere i prezzi uguali o superiori a 50 eurocent/watt

La Cina propone all'Ue un limite di 10 GW l'anno alle importazioni di pannelli solari in Europa. A dirlo è il quotidiano cinese Shanghai Securities News, secondo il quale, in questo modo, Pechino cercherebbe di ridurre o eliminare i dazi sui prodotti fotovoltaici fabbricati in Cina, impegnandosi altresì a mantenere i prezzi uguali o superiori a 50 centesimi di euro (64 centesimi di dollaro) al watt. La Cina sta cercando di contrastare l'applicazione di tariffe del 11,8% sui pannelli, un dazio che si prevede possa aumentare a 47,6% qualora i funzionari cinesi ed europei non riuscissero a risolvere la controversia comemrciale in atto. Il Governo cinese, tuttavia, ha dichiarato, non più tardi di un mese fa, che avrebbe fornito finanziamenti maggiori e più semplici ai produttori di energia solare per cercare di stimolare ulteriormente la domanda interna.

mercoledì 27 marzo 2013

Fotovoltaico e dumping, Cina minaccia UE: risponderemo ai dazi

Fotovoltaico e dumping, Cina minaccia UE: risponderemo ai dazi

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)

La Cina non ha intenzione di stare a guardare mentre i suoi 140 miliardi di dollari di esportazioni di fotovoltaico verso l’Europa vanno in fumo: se l’UE imporrà dazi commerciali al termine dell’indagine antidumping sul solare cinese, la Cina risponderà con misure simili sulle importazioni dall’Europa.

Lo ha comunicato, con una nota ufficiale inviata all’Unione Europea, il vice ministro del Commercio estero cinese Chong Quan. Secondo Quan le ritorsioni commerciali, in caso di imposizione di dazi alla Cina, sarebbero inevitabili:

Non abbiamo scelta e e prenderemo tutte le misure necessarie per difendere i legittimi diritti e interessi delle aziende. Spero che sia trovata una soluzione accettabile per entrambe le parti nel processo di negoziazione.
Appena pochi giorni fa Suntech, la più grande compagnia cinese del fotovoltaico, ha dichiarato bancarotta. Per questa ragione il Governo cinese è molto attento alla questione, non vogliamo vedere alcuna guerra commerciale con nessun Paese, specialmente tra Cina ed Europa.


Chiaro, semplice e diretto: la Cina esporta all’estero fotovoltaico per 200 miliardi, il 70% dei quali in Europa, e dall’UE importa attrezzature per la produzione di fotovoltaico per 6,4 miliardi. Secondo lo stesso Quan, da quando l’Europa ha dato vita all’indagine antidumping, la Cina ha già perso il 35% delle sue esportazioni verso il vecchio continente e tutto ciò non deve continuare perché ci sono 40 milioni di posti di lavoro a rischio.
Quan è però andato anche oltre: la possibile guerra commerciale tra UE e Cina non si limiterà al fotovoltaico ma impatterà su tutte le relazioni economiche tra i due Paesi. Questo, nella sostanza, significa due cose principalmente.

La prima è che l’UE rischia grosso, come mostrano chiaramente gli ultimi dati (pubblicati a dicembre 2012 ma relativi al 2011) sugli scambi commerciali UE-Cina: tra i due Paesi viaggiano merci per il valore di 1 miliardo di euro al giorno e la Cina compra beni e servizi dall’Unione per quasi 300 miliardi di euro l’anno. Di questo gigantesco scambio appena l’1% è regolato, limitato o protetto da misure restrittive europee, tutto il resto è libero.

La seconda è che la Cina è disposta a “entrare in guerra”, commerciale ovviamente, con l’Europa per difendere il settore del fotovoltaico. Anche a costo di perdere quote di esportazione nei settori tradizionali, come il tessile, l’acciaio, le telecomunicazioni.
In altre parole la Cina ha fermamente l’intenzione di presidiare un mercato, quello del fotovoltaico, che ritiene strategico per il futuro. Un futuro, quello energetico, che la Cina vuole vivere da protagonista: quando (tra 50 anni o forse prima) i combustibili fossili conteranno per una parte minoritaria della produzione energetica del mondo grazie alla crescita delle rinnovabili, quelle rinnovabili dovranno essere cinesi.

martedì 11 dicembre 2012

Fotovoltaico Cinese, Comitato IFI: evidenti azioni di dumping

Fotovoltaico Cinese, Comitato IFI: evidenti azioni di dumping

(Fonte:GreenStyle.it-Silvana Santo)

 
Chiarire una volta per tutte le ragioni del progressivo calo dei prezzi dei moduli fotovoltaici “made in China”, verificando l’esistenza di eventuali azioni illegali di dumping da parte dei produttori e del governo cinesi. A tornare a chiederlo è stato il Comitato IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane), contestando la difesa delle aziende secondo cui il calo dei prezzi dipenderebbe solo dall’effetto delle economia di scala.

Dichiara Alessandro Cremonesi, presidente del Comitato:

Inizia ad avere toni imbarazzanti la difesa che i portavoce dei produttori cinesi stanno continuando a diramare, nel tentativo di condizionare l’opinione pubblica e gli organi istituzionali in una fase molto delicata dello svolgimento dell’investigazione anti-dumping condotta dalla Commissione UE.

Secondo Cremonesi, sono i dati pubblici di bilancio comunicati dalle stesse aziende cinesi a dimostrare l’esistenza di azioni di dumping. La maggioranza dei principali gruppi produttori di moduli ha dichiarato infatti milioni di perdite e margini negativi, non sostenibili se non in presenza di finanziamenti illimitati a tasso molto agevolato da parte degli istituti bancari di Pechino.

Il riferimento è ad esempio a Trina Solar, il cui margine operativo netto è passato dal +22% del terzo trimestre 2010 al +0,8% dello stesso periodo nel 2012, oppure a Yingli Green Energy, che ha avuto perdite di gestione per 152,6 milioni di dollari.

Prosegue Cremonesi:

Rispetto all’evidenza di tali numeri ci chiediamo come ancora possa ritenersi credibile la difesa che i produttori cinesi si ostinano a portare avanti, attribuendo alle economie di scala il “merito” di determinare i prezzi cinesi sul mercato europeo inferiori di oltre il 40% rispetto a quelli praticati dai produttori nazionali ed europei.


Secondo il presidente del Comitato IFI, dunque, queste compagnie hanno sicuramente goduto negli ultimi anni di “finanziamenti illimitati a tasso pressoché nullo da parte delle banche governative cinesi”. Proprio questo sarebbe il vantaggio illegittimo rispetto ai produttori italiani ed europei del fotovoltaico, che anzi dovuto fare i conti, negli ultimi tempi, con un accesso al credito sempre più problematico.

Quanto alla maggiore capacità produttiva delle aziende cinesi, un altro dei fattori che giustificherebbe i prezzi molto ridotti, secondo il Comitato IFI dipende essa stessa dalla concorrenza sleale esercitata negli ultimi anni.

Conclude Cremonesi a questo proposito:

Le aziende cinesi, tramite l’aggressione impari sul nostro mercato, hanno costretto i produttori nazionali di moduli a produrre al 50% della propria capacità produttiva. Inoltre, il continuo cambio di regolamentazione avvenuto in Italia negli ultimi due anni ha congelato gli investimenti di sviluppo di nuova di capacità produttiva, avviati e programmati dal 2010 in avanti, a causa di una contrazione del mercato dovuto dalla crescente incertezza degli operatori del settore.