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martedì 3 dicembre 2013

Produttori europei FV accolgono con favore i dazi antidumping

Produttori europei FV accolgono con favore i dazi antidumping

 (Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
Da subito e fino alla fine del 2015 l’UE imporrà dazi del 47,7% di media ai produttori cinesi che non hanno aderito all'accordo commerciale tra Europa e Cina. Il presidente di EU ProSun, Milan Nitzschke, dichiara a tal proposito: “Finalmente l’UE si è decisa a mettere in pratica delle misure contro il dumping cinese. I nuovi dazi del 48% circa compensano, anche se solo in parte, gli investimenti che lo stato cinese impiega per respingere i produttori europei o non cinesi dal mercato del solare. Si tratta di una battaglia tra economia pianificata ed economia di mercato. Senza questi dazi le aziende che si muovono nell’ambito di un’economia di mercato sarebbero completamente alla mercé dell’economia di stato cinese. I dazi attuali rappresentano un primo raggio di sole per le imprese europee, che possono così sperare di rientrare sul mercato con i loro prodotti di elevata qualità”.

EU ProSun giudica tuttavia in modo critico i prezzi minimi stabiliti per le importazioni cinesi. “I prezzi minimi concordati con la Cina continuano a essere troppo bassi. Restano ancora inferiori ai costi reali della produzione di moduli solari in quel paese" ha affermato ancora Nitzschke. In un accordo bilaterale la Commissione Europa e le imprese cinesi hanno stabilito che i moduli solari venduti al prezzo di 56 centesimi di euro per watt restano liberi dai dazi. Contro tale accordo le imprese europee del solare hanno presentato ricorso presso il Tribunale dell’Unione europea. Nitzschke ha affermato a riguardo: “Ci aspettiamo che il Tribunale dell’Unione europea prima o poi dichiari nullo il regolamento relativo al prezzo minimo. A quel punto i dazi saranno validi per tutte le importazioni solari cinesi. Solo in tal caso il mercato solare europeo sarà libero: libero da sovvenzioni statali alle esportazioni e libero dal dumping”.

mercoledì 10 luglio 2013

Dazi fotovoltaico, accordo Cina-Germania: niente tasse sul silicio UE

(Fonte:GreenStyle.it-Silvana Santo)
 
 
 
La Cina non introdurrà tariffe punitive sulle importazioni di silicio policristallino dall’Unione Europea. Il ministro dell’economia tedesco Philipp Rösler e il suo collega cinese al Commercio, Gao Hucheng, hanno concluso un accordo sulla questione, come anticipato dal quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt e confermato dallo stesso dicastero dell’economia di Berlino.

L’intesa potrebbe rappresentare un primo passo verso una soluzione della controversia commerciale tra Cina e Unione Europea, scoppiata dopo che il settore fotovoltaico europeo è entrato in una fase di crisi che perdura da diversi mesi.

In seguito all’introduzione, da parte dell’UE, di dazi antidumping provvisori sui moduli cinesi, in molti temevano ritorsioni significative da Pechino. Del resto, lo stesso governo cinese ha preso in considerazione per mesi l’introduzione di dazi sul poli-silicio proveniente da Europa e Stati Uniti.

Già alla fine dello scorso anno, il Ministero del Commercio cinese aveva infatti avviato un’inchiesta sulle importazioni europee di silicio policristallino, poche settimane dopo che la Commissione UE aveva a sua volta dato il via alla propria indagine sulle presunte, poi confermate dall’inchiesta, pratiche di concorrenza sleale da parte dei produttori cinesi.



Dopo l’introduzione dei dazi provvisori, il governo tedesco ha più volte insistito per cercare una soluzione amichevole della controversia sul fotovoltaico, anche perché la Germania è il principale esportatore di silicio policristallino verso la Cina e sarebbe di conseguenza il Paese più danneggiato da eventuali misure punitive di Pechino.

Ora la Cina sembra in definitiva disponibile al compromesso con la Germania, mentre si è rifiutata di sottoscrivere accordi simili con altri Paesi UE che sostengono apertamente i dazi antidumping sui prodotti cinesi. È il caso ad esempio della Francia, ma anche dell’Italia, che potrebbero presto vedere prodotti di esportazione, come il vino, colpiti da tariffe punitive in Cina.

venerdì 21 giugno 2013

Dazi fotovoltaico cinese: per evitarli basta passare dalla Croazia




Se le dazi antidumping colpiscono duramente i produttori cinesi e non solo, nuove strategie per aggirare le norme sono già in atto, secondo quanto riporta PV Magazine.

I produttori cinesi, infatti, si stanno organizzando con “metodi alternativi” per continuare a fornire materiali di loro fattura eludendo i balzelli imposti dall’Europa: prima che le tariffe aumentino in via definitiva ad agosto, la nuova strategia prevede il passaggio dei prodotti dalla Croazia.

Le esportazioni di pannelli solari sono prive di vincoli in Croazia: il primo luglio diventerà Stato membro dell’Unione Europea ma, prima di allora, è possibile far passare da lì i prodotti, per poi introdurli in territorio comunitario. La pratica non è del tutto legale, ma le informazioni su questo metodo si moltiplicano: la rivista PV Magazine riporta di aver appreso la notizia da un produttore cinese che vuole restare anonimo.


E mentre proprio in queste ore sembrano entrare nel vivo i colloqui tra Europa e Cina, con il viaggio del commisario UE De Gucht a Pechino per cercare di trovare un accordo tra le parti, PV Magazine ventila l’ipotesi di nuove misure antidumping potrebbero essere prese dalla Commissione europea, dopo le indagini che saranno consegnate il 6 agosto. In particolare, ciò che preoccupa molto i produttori cinesi, è la possibilità che le tariffe abbiano carattere retroattivo.

martedì 18 giugno 2013

Dazi fotovoltaico cinese: potrebbero rivelarsi inefficaci

(Fonte:GreenStyle.it-Francesca Fiore)
 
 
 
 
 
Dopo l’avvio delle misure antidumping da parte della Commissione europea, Pechino è pronta a rispondere colpo per colpo. A dirlo sono alcuni analisti internazionali, che annunciano una possibile rappresaglia tariffaria da parte della Cina, cosa che porterebbe a una vera e propria guerra dei dazi. Allo stesso tempo, spiegano gli analisti, ci sarebbero anche scappatoie commerciali che potrebbero “ammorbidire” la situazione.

I produttori di pannelli solari sono già stati duramente colpiti dall’eccesso di offerta e dal calo del prezzo dei prodotti. Secondo IHS, le misure antidumping aggraveranno enormemente la situazione, portando la Cina a rispondere a sua volta con dazi che vanno dal 30% al 50% sui prodotti europei e americani: una strategia che, nel mondo dei giochi di ruolo, si chiama tip-for-tap e indica la capacità di rispondere colpo su colpo alle provocazioni. Ma, secondo Glenn Gu, analista senior di IHS, ci sarebbero delle scappatoie che i produttori e i compratori possono attuare per mitigare il problema:

L’incidenza dei dazi sarà importante ma, allo stesso tempo, sarà mitigata da fattori come gli sforzi da parte degli acquirenti e venditori per bypassare le tariffe.


L’industria del pannello solare di silicio ha, infatti, una lunga catena di fornitura, a partire dal silicio policristallino, che viene poi trasformato in lingotti, wafer, celle e moduli. I produttori comunitari, in questi anni, hanno coperto oltre l’80% del mercato europeo, con un export di pannelli del valore di 217 miliardi di dollari nel 2011. In Cina, secondo
Ray Lian Rui, analista presso la società di consulenza NPD Solarbuzz, il volume delle importazioni, del valore di 2,1 miliardi di dollari nel 2012, è aumentato del 27,4% in più rispetto all’anno precedente. In particolare, gli Stati Uniti sono stati il principale esportatore di polisilicio per impianti cinesi, pari al 39% del totale, seguiti dalla Germania con il 25% e dalla Corea del Sud con il 24%.



Secondo Gu, i modi per bypassare le tariffe sono vari. Il primo e il più semplice è quello di “auto escludersi” dalla trasformazione in atto: una ditta europea può fornire polisilicio a imprese del continente per la trasformazione in pannelli, che verranno poi spedite al cliente in UE. Un’altra possibile soluzione è l’esternalizzazione del processo per trasformare il silicio policristallino in lingotti, tramite strutture di un paese terzo non interessato dalle tariffe: così facendo, i produttori continentali potrebbero poi importare i lingotti per ulteriori elaborazioni.

In particolare, il mercato americano sembra essere più favorevole all’attuazione di queste scappatoie: negli States, infatti, le tariffe intervengono solo sul pannello ultimato. I produttori cinesi, infatti, possono inviare i wafer da trasformare in celle, oppure acquistare le celle direttamente da Taiwan. Quali che siano le soluzioni migliori da adottare, una cosa è certa: il mercato globale del fotovoltaico, secondo le stime di IHS, arriverà a 35 GW di potenza, grazie alla domanda asiatica, mentre il volume del mercato europeo è destinato a ridursi di oltre un terzo del valore attuale. Infatti, mentre la Cina, malgrado tutto, è comunque destinata a diventare il più grande mercato globale del fotovoltaico nel 2013, a beneficiare di un’eventuale guerra delle tariffe saranno soprattutto paesi come Taiwan, Corea del Sud e Malesia.

giovedì 13 giugno 2013

Dazi fotovoltaico accelereranno declino mercato in Europa

(Fonte:GreenStyle.it-Francesca Fiore)
 
 
 
Le misure antidumping contro il pannelli fotovoltaici cinesi accelererà il declino del settore in Europa: a dirlo questa volta non è la Cina, ma gli analisti di IHS, che dipingono uno scenario buio per il solare made in Europe. Secondo le previsioni, infatti, la potenza complessiva del fotovoltaico europeo scenderà di 6 GW entro il 2013, di cui almeno 1,3 GW saranno conseguenza dei dazi imposti dalla Commissione europea.

Malgrado le previsioni negative per il vecchio continente, secondo IHS le installazioni globali cresceranno con un tasso a due cifre, fino a raggiungere i 35 GW entro il 2013, grazie alla crescente domanda che proviene dall’Asia. Ma in Europa le installazioni, già in calo del 33% nel 2012, subiranno gravi conseguenze a causa delle misure protezionistiche, in particolare per il mercato italiano e tedesco. Ash Sharma, senior director per il settore solare di IHS, ha spiegato:

Anche se la Commissione UE ha concesso una piccola finestra per ridurre la tariffa al 11,8% per 60 giorni, la domanda continuerà a diminuire. Questo calo è in netto contrasto con il forte aumento spedizioni di moduli dalla Cina, che gli acquirenti hanno già effettuato per mettere da parte scorte in vista del prossimo aumento delle tariffe dal mese di agosto. Come risultato le nostre previsioni sul mercato europeo per la seconda metà del 2013 sono state drasticamente ridotte di quasi 20% dal nostro outlook precedente.

Ma non tutti concordano con IHS: secondo Milan Nitzschke, presidente di EU ProSun, che ha lanciato l’inchiesta antidumping lo scorso anno, la riduzione della domanda non dipenderà dai dazi:

Se è vero che il volume del mercato generale diminuirà, non ci aspettiamo alcun declino a causa dei dazi, ma piuttosto un passaggio dalla richiesta di moduli cinesi a moduli di altra provenienza, grazie al fatto che, da agosto, le nuove tariffe impediranno di fatto l’effetto dumping. Solo la concorrenza consente di sviluppare i mercati. L’esempio migliore è negli USA, dove il numero di installazioni esplose dopo le nuove tariffe ha aiutato a tornare il mercato in condizioni di parità e aumentato il numero dei competitor sullo scenario americano.
 
Secondo le previsioni di IHS, l’area trainante per i prossimi anni sarà il continente asiatico, con le installazioni che toccheranno quota 15 GW< e rappresenteranno così il 45% della domanda mondiale. Il mercato asiatico, per la prima volta, supererà quello europeo.

In particolare, Cina e Giappone copriranno la gran parte della domanda, mentre i mercati emergenti asiatici passeranno da quota 3.4GW nel 2012 a 5.9GW nel 2013. Saranno quindi gli Stati asiatici i nuovi bacini verso cui la domanda si rivolgerà: tuttavia, secondo IHS, questi mercati potrebbero non essere pronti a soddisfarla appieno. Sharma ha poi precisato, concludendo:

La buona notizia, tuttavia, è che le installazioni in queste regioni cresceranno di 9GW nel 2014 e di oltre 16GW nel 2017 evidenziando la necessità, per le aziende solari, di concentrarsi sui mercati emergenti. Ma, decisione ancora più importante, sarà quella di scegliere quali siano quelli più affidabili per il futuro.

giovedì 6 giugno 2013

L’Ue tassa il fotovoltaico cinese e la Cina mostra i muscoli

L’Ue tassa il fotovoltaico cinese e la Cina mostra i muscoli

(Fonte:Rinnovabili.it)

 
 
All’imposizione, sui propri moduli solari, di dazi antidumping Pechino risponde con l’accusa diretta ai produttori di vini europei d’aver ricevuto sussidi illegali
 
La Cina è pronta a rispondere a tono all’imposizione dei dazi antidumping sui propri moduli fotovoltaici. Il Primo Ministro non aveva fatto mistero che la guerra commerciale innescata sul mercato del solare avrebbe prodotto solo sconfitti e non vincitori e ora il Gigante asiatico ha deciso di passare direttamente dalle parole ai fatti. Sono così finiti sotto indagine i vini europei, nuova passione della classe media cinese che colpisce, non a caso proprio i Paesi che hanno sostenuto fin dall’inizio all’applicazione di misure punitive sul fotovoltaico “Made in China”; basti pensare che nel 2012 solo le importazioni dalla Francia sono state di ben 170 milioni di litri.

“Il ministero del Commercio ha già ricevuto una richiesta dal settore vinicolo nazionale, che accusa i vini importati dall’Europa di entrare sul mercato cinese utilizzando tattiche commerciali scorrette, come il dumping e le sovvenzioni”, ha spiegato il Governo in una nota stampa. “Ciò ha un impatto sull’industria vinicola e hanno chiesto al ministero del Commercio di avviare un’inchiesta anti-dumping e anti-sovvenzioni”. Ed è stato lo stesso Ministero in questi giorni ad accattare duramente la decisione di Bruxelles di ricorrere a misure antidumping ricordando come la parte europea abbia imposto “ostinatamente dazi ingiusti sulle importazioni di pannelli solari cinesi” nonostante Pechino stesse compiendo grandi sforzi nel tentativo di risolvere la questione attraverso il dialogo.

mercoledì 29 maggio 2013

Dazi antidumping FV: mezza Europa è contraria

Dazi antidumping FV: mezza Europa è contraria

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
Secondo indiscrezioni raccolte dal Financial Times sarebbero almeno 14 gli Stati membri a opporsi all'imposizione di dazi sui prodotti fotovoltaici di importazione cinese
 
Mezza europa contro i dazi antidumping per le importazioni fotovoltaiche cinesi. A comunicarlo è stato il Financial Times, che ha pubblicato alcune indiscrezioni, riprese anche da alcune agenzie di stampa, come, ad esempio, Reuters, secondo cui, a seguito dell’incontro tenutosi ieri a Bruxelles, tra il Commissario europeo per il commercio Karel De Gucht, e il viceministro per il commercio cinese, Shan Zhong, sarebbero almeno 14 gli Stati membri dell'Unione europea a opporsi all'introduzione di dazi contro la presunta concorrenza sleale dei produttori cinesi nei confronti del mercato Ue.

E sarebbe proprio la Germania il paese a opporsi più fermamente a questo provvedimento: secondo il quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt, il ministro federale tedesco per l'Economia Philipp Rösler avrebbe affermato che il Governo tedesco avrebbe ufficialmente respinto l'idea dell'applicazione di dazi antudumping sui prodotti di importazione cinese; questo a causa degli innumerevoli scambi commerciali tra i due Paesi, non solo sul fronte fotovoltaico, ma anche su quello di altre tecnologie.

martedì 28 maggio 2013

Fotovoltaico: installatori italiani favorevoli ai dazi sui pannelli cinesi

(Fonte:GreenStyle.it-Silvana Santo)
 
 
 
 
La maggioranza degli installatori italiani di pannelli fotovoltaici approva il procedimento giudiziario della Commissione Europea contro il dumping cinese e sarebbe d’accordo anche sull’introduzione di eventuali dazi compensativi. Il dato emerge da un sondaggio condotto nel mese di marzo dal servizio d’informazione tedesco Europressedienst.

Nel dettaglio, il 76,3 % degli intervistati italiani ritiene legittimo il procedimento avviato dall’Ue, mentre il 78,5 % degli installatori concorda anche con la possibile introduzione di dazi anti-dumping. Il dato è superiore rispetto alla media europea, con solo il 65 % del campione che giudica legittime le tariffe protettive.

Se la Commissione optasse per i dazi, circa un decimo degli installatori cercherebbe di vendere un minor numero di moduli fotovoltaici cinesi, mentre il 4,3 % proverebbe a ridurre altre voci di costo per contenere il prezzo finale dei prodotti. Il 5,4 % degli installatori, purtroppo, si dice pronto a prendere in considerazione anche il licenziamento del personale e, in caso di misure protettive, il 7,5 % sarebbe addirittura costretto a chiudere l’azienda.

Il Comitato IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane) ha accolto senza sorpresa il risultato del sondaggio, sottolineando che l’indagine è stata condotta su operatori che stanno operando nel mercato delle installazioni già da diversi anni e in paesi che rappresentano oltre il 75% dell’installato mondiale. Secondo l’associazione, in altri termini, gli operatori interpellati apprezzano da tempo la qualità dei prodotti made in Europe e non “dipendono”, per così dire, dai materiali di fabbricazione cinese.

Commenta il Comitato:

In realtà nel corso di questi anni la manifattura europea ha saputo farsi apprezzare dagli operatori non solo per la qualità intrinseca del prodotto ma anche per quei cosiddetti intangibili dati dal crescente rapporto di fiducia con le manifatture comunitarie, l’affidabilità dei prodotti, la disponibilità e la qualità dei servizi, la tempestività di intervento in caso di risoluzione di problematiche. Tutti valori che rappresentano il vero asset della manifattura europea rispetto a quella cinese.

giovedì 9 maggio 2013

Dazi antidumping potrebbero partire dal 6 giugno

 Dazi antidumping potrebbero partire dal 6 giugno

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
Voci sempre più insistenti, riprese anche da molti canali di informazione sul web, confermerebbero l'applicazione, tra poche settimane, di dazi retroattivi compresi tra il 37 e il 68% contro la presunta concorrenza sleale sui prodotti FV cinesi importati in UE

Dazi antidumping potrebbero partire dal 6 giugno Sui dazi antidumping al fotovoltaico cinese importato in Europa, l'Ue avrebbe ormai deciso e, con ogni probabilità, dal 6 giugno, potrebbero già essere applicate delle tariffe provvisorie. Diverse fonti vicine alla Commissione europea, riportate ieri sera da molte testate online, sembrano confermare le voci di poche settimane fa sull'applicazione di dazi antidumping compresi tra il 37 e il 68%. I dazi saranno retroattivi e verranno imposti a tutti i prodotti di fabbricazione cinese importati in Europa a partire dal 6 marzo, data di avvio della registrazione.

Soddisfazione è stata subito manifestata da produttori europei e associazioni, tra cui EU Prosun, che da sempre lottava per l'imposizione di dazi sull'import dalla Cina. Altri, invece, come Afase (l'Allenaza per un'energia solare accessibile) hanno espresso preoccupazione e rammarico. "Tariffe punitive, indipendentemente dal loro livello, provocherebbero danni irreversibili all’intera catena di valore del fotovoltaico europea - ha commentato Afase - i livelli ora ipotizzati costerebbero un caro prezzo alla industria del fotovoltaico e all’intera economia dell’Ue. Uno studio dell’istituto di ricerca indipendente Prognos conclude che dazi del 60% costerebbe all'economia europea fino a 242.000 posti di lavoro e 27 miliardi di euro nei prossimi tre anni".

Nel corso di un'audizione alla Commissione europea venerdì 5 aprile i sostenitori di Afase hanno denunciato che lo sviluppo attuale del mercato non lascerebbe spazio ad aumenti dei prezzi e che i dazi ad un livello del 15% potrebbero distruggere l’85% della domanda di fotovoltaico dell’Ue. “Il settore del solare è molto sensibile all’andamento dei prezzi. Le aziende operanti nel solare hanno già dovuto affrontare, in passato, una continua diminuzione degli incentivi. Se i prezzi sono aumentati artificialmente a causa dell’introduzione di tariffe punitive, il mercato solare europeo arriverebbe ad una fase di stallo, con effetti disastrosi per i posti di lavoro verdi”, ha detto Wouter Vermeersch, Amministratore Delegato della società belga Cleantec Trade. "La Commissione Europea dovrebbe capire che il valore aggiunto risiede a monte e a valle della produzione di pannelli solari - ha aggiunto Afase - imporre dazi provvisori sulle importazioni di pannelli solari dalla Cina andrebbe contro l’Interesse dell’Unione europea e sarebbe in contraddizione con l’ambizione dell’Europa di creare una economia ‘verde’ con un alto valore aggiunto".

sabato 4 maggio 2013

Afase: "Indiscrezioni preoccupanti su dazi antidumping FV"

Afase: "Indiscrezioni preoccupanti su dazi antidumping FV"

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
 
Afase lancia l'allarme: "La Commissione Europea avrebbe intenzione di proporre dazi antidumping provvisori del 50% in media sulle importazioni di pannelli solari cinesi"

Prime indiscrezioni sui dazi antidumping sul fotovoltaico cinese. E' Afase - Alliance for Affordable Solar Energy a diramare la notizia, lanciando un comunicato, nel quale esprime la propria preoccupazione circa il futuro del mercato europeo e cinese. "Le recenti notizie secondo cui la Commissione Europea avrebbe intenzione di proporre dazi antidumping provvisori del 50% (in media) sulle importazioni di pannelli solari cinesi sono estremamente preoccupanti - si legge nel comunicato di Afase - tariffe punitive potrebbero provocare danni irreversibili all’intera catena di valore del fotovoltaico europea. I livelli ora ipotizzati costerebbero un caro prezzo alla industria del FV dell’UE e all’intera economia dell’UE".

Non solo. Secondo uno studio dell’istituto di ricerca indipendente Prognos citato all'interno del medesimo comunicato stampa di Afase, l'introduzione di dazi del 60% costerebbe all'economia europea fino a 242.000 posti di lavoro e 27 miliardi di euro nei prossimi tre anni. Nel corso di un'audizione organizzata venerdì 5 aprile presso la Commissione europea, i sostenitori di Afase hanno inoltre dichiarato che lo sviluppo attuale del mercato non lascia spazio ad aumenti dei prezzi e che i dazi ad un livello del 15% potrebbero distruggere l’85% della domanda di fotovoltaico dell’UE. “Il settore del solare è molto sensibile all’andamento dei prezzi. Le aziende operanti nel solare hanno già dovuto affrontare, in passato, una continua diminuzione degli incentivi. Se i prezzi sono aumentati artificialmente a causa dell’introduzione di tariffe punitive, il mercato solare europeo arriverebbe ad una fase di stallo, con effetti disastrosi per i posti di lavoro verdi ”, ha detto Wouter Vermeersch, Amministratore Delegato della società belga Cleantec Trade.

"La Commissione Europea dovrebbe capire che il valore aggiunto risiede a monte e a valle della produzione di pannelli solari. Imporre dazi provvisori sulle importazioni di pannelli solari dalla Cina andrebbe contro l’Interesse dell’Unione europea e sarebbe in contraddizione con l’ambizione dell’Europa di creare una economia verde con un alto valore aggiunto - continua Afase nel testo - le oltre 450 aziende che supportano Afase, pertanto, vedono favorevolmente una soluzione che eviti l’aumento dei prezzi, tenendo conto degli interessi dell’industria solare a monte e a valle. Inoltre, se si intende ricercare una soluzione negoziata, non dovrebbero essere imposti dazi anti-dumping provvisori, dal momento che tali dazi porrebbero immediatamente fine a gran parte dei progetti FV nell’UE e causerebbero seri danni, a cui nessun negoziato concluso dopo l’imposizione di misure provvisorie potrebbe porre rimedio". Secondo quanto previsto dall’inchiesta anti-dumping, il termine ultimo per l’entrata in vigore dei dazi è il 6 giugno 2013. Gli Stati membri adotteranno la decisione finale sull’imporre o meno i dazi definitivi nel dicembre di quest’anno.

mercoledì 27 marzo 2013

Fotovoltaico e dumping, Cina minaccia UE: risponderemo ai dazi

Fotovoltaico e dumping, Cina minaccia UE: risponderemo ai dazi

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)

La Cina non ha intenzione di stare a guardare mentre i suoi 140 miliardi di dollari di esportazioni di fotovoltaico verso l’Europa vanno in fumo: se l’UE imporrà dazi commerciali al termine dell’indagine antidumping sul solare cinese, la Cina risponderà con misure simili sulle importazioni dall’Europa.

Lo ha comunicato, con una nota ufficiale inviata all’Unione Europea, il vice ministro del Commercio estero cinese Chong Quan. Secondo Quan le ritorsioni commerciali, in caso di imposizione di dazi alla Cina, sarebbero inevitabili:

Non abbiamo scelta e e prenderemo tutte le misure necessarie per difendere i legittimi diritti e interessi delle aziende. Spero che sia trovata una soluzione accettabile per entrambe le parti nel processo di negoziazione.
Appena pochi giorni fa Suntech, la più grande compagnia cinese del fotovoltaico, ha dichiarato bancarotta. Per questa ragione il Governo cinese è molto attento alla questione, non vogliamo vedere alcuna guerra commerciale con nessun Paese, specialmente tra Cina ed Europa.


Chiaro, semplice e diretto: la Cina esporta all’estero fotovoltaico per 200 miliardi, il 70% dei quali in Europa, e dall’UE importa attrezzature per la produzione di fotovoltaico per 6,4 miliardi. Secondo lo stesso Quan, da quando l’Europa ha dato vita all’indagine antidumping, la Cina ha già perso il 35% delle sue esportazioni verso il vecchio continente e tutto ciò non deve continuare perché ci sono 40 milioni di posti di lavoro a rischio.
Quan è però andato anche oltre: la possibile guerra commerciale tra UE e Cina non si limiterà al fotovoltaico ma impatterà su tutte le relazioni economiche tra i due Paesi. Questo, nella sostanza, significa due cose principalmente.

La prima è che l’UE rischia grosso, come mostrano chiaramente gli ultimi dati (pubblicati a dicembre 2012 ma relativi al 2011) sugli scambi commerciali UE-Cina: tra i due Paesi viaggiano merci per il valore di 1 miliardo di euro al giorno e la Cina compra beni e servizi dall’Unione per quasi 300 miliardi di euro l’anno. Di questo gigantesco scambio appena l’1% è regolato, limitato o protetto da misure restrittive europee, tutto il resto è libero.

La seconda è che la Cina è disposta a “entrare in guerra”, commerciale ovviamente, con l’Europa per difendere il settore del fotovoltaico. Anche a costo di perdere quote di esportazione nei settori tradizionali, come il tessile, l’acciaio, le telecomunicazioni.
In altre parole la Cina ha fermamente l’intenzione di presidiare un mercato, quello del fotovoltaico, che ritiene strategico per il futuro. Un futuro, quello energetico, che la Cina vuole vivere da protagonista: quando (tra 50 anni o forse prima) i combustibili fossili conteranno per una parte minoritaria della produzione energetica del mondo grazie alla crescita delle rinnovabili, quelle rinnovabili dovranno essere cinesi.

sabato 24 novembre 2012

Fotovoltaico: installatori UE contrari ai dazi anti dumping


Fotovoltaico: installatori UE contrari ai dazi anti dumping

(Fonte:GreenStyle.it-Silvana Santo)


Solo il 44% degli installatori europei di fotovoltaico sarebbe favorevole all’introduzione di dazi doganali per contrastare la concorrenza sleale dei produttori cinesi. Lo rivela un sondaggio effettuato da Research EuPD dopo l’avvio, da parte dell’Ue, di un’indagine formale sul presunto comportamento scorretto delle aziende made in China.

Una delle possibilità è proprio quella di introdurre del dazi anti dumping per contrastare la concorrenza sleale, colo lo scopo di proteggere i produttori comunitari. Che, forse un po’ inaspettatamente, non sembrano però gradire la prospettiva delle misure punitive.

Il sondaggio è stato condotto su un campione di 875 installatori attivi nei quattro principali mercati europei del fotovoltaico: Germania, Italia, Regno Unito e Francia. Oltre l’85% degli intervistati si è detto a conoscenza dell’indagine dell’Ue e delle accuse rivolte ai concorrenti cinesi da parte di EU ProSun, ma solo il 44% si è dichiarato favorevole ai dazi compensativi contro il fotovoltaico cinese. Una percentuale simile, il 42%, è invece contraria.

Mentre coloro che sono a favore dei dazi compensativi ragionano in termini di argomentazioni morali e legali, la maggior parte di chi si oppone offre motivazioni di carattere economico.

Secondo un recente studio realizzato da Alliance for Affordable Solar Energy, l’introduzione di dazi doganali e altre misure per contrastare la concorrenza sleale dei produttori fotovoltaici cinesi potrebbe determinare la perdita di migliaia di posti di lavoro in Europa, nel settore solare e non solo.