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martedì 10 settembre 2013

Eolico offshore a rischio nel Regno Unito con taglio agli incentivi?

(Fonte:GreenStyle.it-Francesca Fiore)
 
 
 
 
Il Committee on Climate Change (CCC) avverte il governo britannico: se le sovvenzioni per l’eolico offshore diminuiranno, i piani per la Riforma del mercato elettrico (EMR) potrebbero essere a rischio. A dichiaralo è l’organo consultivo del CCC, che ha inviato una lettera aperta al segretario di Stato per l’Energia del Regno Unito, Edward Davey.

Il CCC, che si occupa di fornire indicazioni al governo britannico sulle politiche migliori per la produzione di energia a basse emissioni, ha espresso delle forti preoccupazioni per il settore, sia in vista delle strategie post 2020, che in base alle previsioni di decrescita dei prezzi per quanti riguarda l’eolico offshore.

I parchi eolici offshore previsti per il futuro prossimo, o in costruzione, potrebbero di conseguenza non essere realizzati a causa del taglio alle sovvenzioni: il governo britannico ha previsto un taglio degli aiuti economici di 234 dollari per MW/h entro il 2014, su un contratto di 15 anni, e un ulteriore taglio di 212 dollari nel biennio 2018-2019. Secondo il David Kennedy, amministratore delegato di CCC, il taglio è troppo drastico:

Ne ho parlato con tutti gli investitori del settore e sono tutti d’accordo nel lanciare l’allarme.


Dal canto suo, il governo UK ha cercato di rassicurare gli operatori, spiegando che l’obiettivo è quello di ampliare il settore, non di ridimensionarlo. Il ministro dell’Energia e della lotta ai cambiamenti climatici del Regno Unito, Michael Fallon, ha risposto:

Il Regno Unito è leader mondiale nella produzione di energia eolica offshore: la sua capacità è maggiore di quella del resto del mondo. Non abbiamo intenzione di ridurre il volume del settore, ma vogliamo vedere questo settore crescere ancora di più.

lunedì 29 luglio 2013

Auto elettriche: BMW investe nella rete di ricarica in Gran Bretagna

Auto elettriche: BMW investe nella rete di ricarica in Gran Bretagna

(Fonte:GreenStyle.it-Francesco Cutrone)

 
 
 
C’è un certo fermento in casa Bmw per quanto concerne la propulsione elettrica. In attesa del debutto della nuova compatta a zero emissioni, la Bmw i3, il costruttore di Monaco di Baviera ha infatti annunciato l’intenzione di investire in una rete di ricarica nel Regno Unito, con il chiaro obiettivo di creare i presupposti utili ad agevolare e a invogliare la domanda di questo genere di veicoli e avere così un buon riscontro dal mercato.

Per raggiungere i propri obiettivi, Bmw, tramite la controllata BMW i Ventures, ha investito 500.000 sterline per acquistare il 2% delle azioni della società Chargemaster, puntando in questo modo a un sodalizio che mira a estendere la rete di ricarica ChargeNow in tutto il paese anglosassone.
Allo stesso tempo è stato stretto un accordo di collaborazione della durata di cinque anni, a conferma di una strategia che il costruttore tedesco intende perseguire anche in altri paesi, dove potrebbero venire siglati degli analoghi accordi, possibilmente con un certo anticipo rispetto al debutto nelle concessionarie della nuova i3.

Per quanto riguarda la Bmw i3, va ricordato che una settimana fa sono stati resi noti i prezzi, compreso il listino italiano che vedrà la berlina elettrica partire da 36.200 euro. La vettura sarà ordinabile presso la nuova rete di concessionari Bmw i (il marchio che identificherà tutti i modelli a ridotte emissioni del gruppo), oltre che tramite la vendita online su un’apposita piattaforma.

Tra le caratteristiche del modello c’è un’autonomia di almeno 150 chilometri ulteriormente ampliabile se si opta per la versione “range extender”, ovvero una variante ad autonomia estesa dotata di un motore a benzina impiegato come generatore di corrente per ricaricare la batteria. Il debutto sul mercato è fissato invece per il mese di novembre.

lunedì 15 luglio 2013

Ecotricity: la nuova tariffa elettrica è 100% green

Ecotricity: la nuova tariffa elettrica è 100% green

(Fonte:Rinnovabili.it)
Ecotricity, azienda che sta trasformando la mobilità del Regno Unito ha deciso di dare una connotazione ancora più green ai propri progetti. Meritevole di aver istallato centinaia di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici con lo scopo di dar vita a vere e proprie autostrade elettrificate la società stavolta modifica l’offerta e al posto di due tariffe da offrire ai propri clienti ne mette sul mercato una solamente battezzata “Green Electricity” ma davvero vantaggiosa. I consumatori che sceglieranno di abbonarsi da oggi in poi potranno infatti aver garantito il consumo esclusivo di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

“Questo è il modo in cui il settore energetico deve andare – ci sono ancora una serie illimitata di tariffe presenti sul mercato, mentre Ecotricity sempre avuto solo due tariffe, ma non c’è niente di più semplice di una sola possibilità”, ha detto il fondatore di Ecotricity Dale Vince in un comunicato. ”L’elettricità verde porterà semplicità e e trasparenza a tutti i nostri clienti – tutti saranno sullo stesso piano.”

Inizialmente i clienti di Ecotricity potevano usufruire della tariffa più economica “New Energy”, che garantiva il 60% dell’energia verde e di una tariffa 100%, più costosa, conosciuta come ”New Energy Plus”. Da adesso però tutti i clienti potranno usufruire della nuova tariffa 100% green “Green Electricity” al costo della precedente tariffa economica con una parte degli importi che vengono investiti per la produzione di nuova energia da fonte rinnovabile mentre i vecchi abbonati della tariffa economica saranno passati alla più vantaggiosa senza variazioni di prezzo.

“Non è la percentuale di energia verde in una tariffa ad essere importante, ma è come tale tariffa aiuti a costruire più impianti per la produzione di energia verde in Gran Bretagna, dove si produce solo il 11 per cento della nostra energia elettrica da fonti rinnovabili. Se davvero vogliamo affrontare gli alti costi della bolletta energetica e arginare la nostra dipendenza dai combustibili fossili, avremmo bisogno di molto più di questo” ha concluso Vince.

lunedì 3 giugno 2013

UK: Ministro energia attacca gli scettici del Climate change

UK: Ministro energia attacca gli scettici del Climate change

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
In un discorso pubblico, il Liberal Democratico Ed Davey accusa i giornali di destra del Regno Unito di voler fare disinformazione sui tem scientifici e ambientali e i giornalisti di Nimbysmo e "chiusura mentale"
 
Il Ministro dell'energia britannico muove un attacco senza precedenti agli scettici del "cambiamento climatico". In un discorso pubblico, il Liberal Democratico Ed Davey accusa i giornali di destra di voler fare disinformazione su importanti temi scientifici legati all'ambiente e al cambiamento climatico in atto, soltanto per farsi pubblicità e attaccare l'attuale Governo britannico. L'accusa del Ministro è di Nimbysmo, ottusità e chiusura mentale. In passato, gli stessi giornalisti lo avevano accusato di "tradire" la vocazione verde del proprio partito, a seguito della decisione di rimandare al 2016 l'individuazione di obiettivi precisi di riduzione delle emissioni di carbonio al 2030.

Davey ritiene che editori e giornalisti di segno politico opposto stiano corrompendo la comprensione pubblica di verità scientifiche conclamate, con l'obiettivo di rendere più complessa l'imposizione di politiche a sostegno dell'ambiente. "La salvaguardia dell'ambiente è diventato un terreno di lotta politica - ha detto Davey - certo che ci saranno sempre delle incertezze all'interno della scienza del clima, ma alcuni organi di stampa stanno diffondendo opinioni acritiche sull'argomento, con un atteggiamento distruttivo, dando voce a scetticismo, Nimbysmo e disinformazione. Manipolando e male interpretando le prove, cercano di suggerire che il cambiamento climatico si sia fermato, in modo che tutti noi possiamo rilassarci e bruciare tutto il carburante sporco che vogliamo senza preoccuparci delle conseguenze. Coloro che si oppongono a tutte le azioni che stiamo intraprendendo per ridurre le emissioni, senza alcuna alternativa seria e praticabile, ci chiedono di abbandonare una scommessa enorme con il pianeta che i nostri figli erediteranno, di fronte a tutte le prove, anche quelle più schiaccianti".

giovedì 23 maggio 2013

Anche il Regno Unito dice no ai dazi sul fotovoltaico cinese

Anche il Regno Unito dice no ai dazi sul fotovoltaico cinese

(Fonte:Rinnovabili.it)

 
 
Il ministro britannico Barker ha inviato una lettera ai propri colleghi europei per chiedere che votino contro le proposte di applicare dazi punitivi sull’import solare dalla Cina


Ancora un “no” da parte di uno dei Ventisette dell’Unione europea contro la proposta di applicare dazi puniti nei confronti del fotovoltaico cinese. Dopo la ferma opposizione della Germania, il Ministro britannico per l’Energia e il Cambiamento Climatico, Greg Barker, è arrivato oggi a Bruxelles con il preciso obiettivo di far pressione alla Commissione affinché la misura doganale non venga applicata. Il governo britannico ha rotto il proprio silenzio sulle indagini comunitarie attualmente in corso, invitando gli altri Stati Membri a votare contro l’applicazione di dazi provvisori che, se in vigore, dovrebbero portare ad un prelievo medio del 47% applicato a tutti i prodotti solari “made in China” importati in Europa.

Barker ha scritto personalmente a tutti i 26 ministri dell’Ambiente dell’Unione europea prima del suo arrivo in Belgio, invitando i suoi omologhi a “seguire il Regno Unito nel sostenere la crescita del solare”. Un portavoce del ministero britannico ha riferito alla stampa che il Regno Unito ha “serie riserve su queste proposte che sono state chiarite alla Commissione europea. Questi piani potrebbero avere un significativo effetto a catena sul prezzo dei moduli solari, mettendo a rischio in tutta a Europa la crescita del mercato a basso tenore di carbonio e rendendo il fotovoltaico un’opzione meno valida per le famiglie e le imprese UK”.

sabato 9 febbraio 2013

L'idea britannica per l'efficienza in edilizia senza far spendere i cittadini

L'idea britannica per l'efficienza in edilizia senza far spendere i cittadini

(Fonte:QualEnergia.it-Giulio Meneghello)
 
 
L'utente fa i lavori necessari a tagliare la bolletta - come isolare le pareti o sostituire i serramenti - senza sborsare una sterlina. I soldi li anticipano privati e fondi pubblici, che si vedranno ripagati con gli interessi grazie ai risparmi ottenuti, il “prestito” è legato all'edificio stesso: se gli inquilini cambiano, lo pagheranno i nuovi, così che la misura – cosa inedita – riesca a coinvolgere anche la grande platea degli affittuari. Mentre in Italia gli incentivi per l'efficienza energetica negli edifici affrontano un futuro ignoto - con le detrazioni fiscali del 55%, in scadenza a fine giugno - nel Regno Unito esordisce una nuova misura che vale la pena studiare con attenzione.

È il cosiddetto "Green Deal", che è partito il 28 gennaio e che già promette bene. Essenziale per permettere al paese di raggiungere i suoi obiettivi sulle emissioni (-34% al 2020 e -80% al 2050) è infatti riqualificare il patrimonio edilizio, responsabile del 27% delle emissioni britaniche e per tre quarti risalente a prima del 1975. Il “patto verde” dovrebbe portare a tagliare i consumi di 682.000 abitazioni, riducendo il numero di famiglie in fuel poverty (sono infatti quasi 4 milioni nel paese a spendere per le bollette oltre il 10% del reddito) oltre a dare un notevole stimolo all'economia: secondo il DECC (Department of Energy and Climate Change) muoverà investimenti per 14 miliardi di sterline nel solo residenziale ed entro il 2015 creerà 60.000 nuovi posti di lavoro che negli anni successivi potrebbero diventare 250.000.

Abbiamo cercato di capirne di più grazie all'aiuto di Virginia Cinquemani, Business Development Manager al BRE Centre for Enterprise and Innovation, ente ex-governativo britannico che si occupa di edilizia sostenibile.

Il funzionamento della nuova misura – che incentiva tutti i principali interventi per l'efficienza, dalla sostituzione delle caldaie, alla coibentazione, ma anche altri come fotovoltaico, microeolico e cogenerazione – è relativamente semplice: previa diagnosi energetica realizzata da ente indipendente, l’utente sceglie da un operatore privato, il ‘Green Deal provider’, un pacchetto di interventi per ridurre i consumi; gli interventi verranno poi realizzati senza che apra il portafoglio: il costo verrà saldato con i soldi risparmiati sulla bolletta tramite un contratto a lungo termine tra i 10 e 25 anni.

Da notare che l’utente pagherà solo fin tanto che occuperà la proprietà: se cede la casa l’obbligo di pagare il Green Deal attraverso le bollette passa ai nuovi proprietari/affittuari. Se a questo si aggiunge che da aprile 2018 in Gran Bretagna sarà vietato affittare immobili (residenziali e non) con un rating di efficienza energetica inferiore a “E”, si capisce come Londra abbia escogitato una soluzione interessante per fare quello che i sistemi incentivanti messi in campo finora – come il nostro 55% - non erano riusciti a fare: promuovere l'efficientamento anche nelle case non di proprietà di chi le abita.

Ottimo, direte, ma chi anticipa la liquidità per questi prestiti? Per gestire i fondi è stato creato un consorzio pubblico-privato di Esco, utility e istituti bancari: oltre alla banca governativa per promuovere gli investimenti verdi, la Green Investent Bank (che nel primo round di finanziamenti si accollerà 600 milioni di sterline, quasi tre quarti del totale); tra i membri ci sono British Gas, Carillion, E.ON, EDF Energy, Goldman Sachs, HSBC, Insta Group, Kingfisher, Linklaters, Lloyds Bank, Mark Group, npower, PwC, RBC Capital Markets eSSE.

In linea generale per essere finanziato il risparmio previsto deve essere superiore al costo dei lavori di riqualificazione e il payback time deve essere inferiore alla vita media dell'intervento, ma si possono fare eccezioni a questa regola – detta “Golden Rule”: gli interventi che non hanno questi requisiti verranno finanziati con un fondo ad hoc, l'Energy Company Obligation, fatto costituire agli operatori di energia elettrica e gas appunto per promuovere l'efficienza presso famiglie a basso reddito, per le abitazioni più difficili da trattare e appunto per tutti quegli interventi che sforano la Golden Rule.

Insomma, la misura sembra interessante, anche se non manca qualche ombra. Il timore che l'Unione Europea bocci la manovra come aiuto di Stato che turba la concorrenza è solo in parte superato: martedì 5 febbraio la Commissione ha giudicato ammissibile il finanziamento di 600 milioni di sterline della Green Investment Bank, ma l'Europa deve ancora pronunciarsi sulla legittimità della riduzione dell'Iva, che per gli interventi è al 5% invece del 20% normale.Critiche sono poi arrivate perché il tasso di interesse proposto è molto alto: sopra al 7,67%. Infine l’associazione di consumatori ‘Which?’ ha messo in guardia il pubblico dai pericoli insiti in un sistema che si basa su rappresentanti che offrono prodotti porta a porta e sollevato dubbi sulle garanzia di prodotti e installazioni oltre i 5 anni. Staremo a vedere come questo Green Deal funzionerà, sperando che questi problemi siano risolvibili con regole e controlli: la misura sembra veramente interessante e magari si potrebbe pensare di replicarla anche in Italia.