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mercoledì 7 agosto 2013

Niente dazi UE nell’inchiesta antisussidi sul fotovoltaico cinese

Niente dazi UE nell’inchiesta antisussidi sul fotovoltaico cinese

(Fonte:Rinnovabili.it)
 
 
 
 
La Commissione Europea non imporrà nuovi dazi provvisori su pannelli fotovoltaici, celle solari e wafer importati dalla Repubblica popolare cinese, nel quadro del procedimento anti-sovvenzioni avviato da Bruxelles lo scorso 8 novembre 2012. E’ quanto fa sapere oggi l’Esecutivo europeo confermando tuttavia che l’inchiesta sulle presunti sussidi concessi da Pechino alla propria industria del fotovoltaico continuerà ad essere condotta in parallelo con quella antidumping su cui si sono stati puntati i riflettori fino a ieri.

Questa seconda indagine si deve alla denuncia presentata il 26 settembre 2012 da UE ProSun, associazione che rappresenta oltre 20 aziende europee produttrici di pannelli solari e componentistica, che allora aveva presentato elementi sufficienti a dimostrare l’esistenza sia dei sussidi statali da parte del governo della Cina, che del pregiudizio subito dal mercato comunitario.
Prima di imporre misure punitive infatti, la Commissione si prenderà nove mesi di tempo al fine di giungere a conclusioni definitive entro le fine di quest’anno. Poiché il pregiudizio subito dall’industria dell’Unione è stato rimosso nella fase preliminare, grazie alle misure antidumping provvisorie e gli impegni cinesi sui prezzi dei prodotti, l’Esecutivo Ue fa sapere che tale decisione non avrà alcun impatto sulla protezione dell’industria europea contro le pratiche commerciali sleali.

Una volta che la Commissione avrà completato le proprie analisi riguardante il caso antidumping e quello sulle sovvenzioni governative, i risultati saranno comunicati a tutte le parti interessate per dovuti i commenti. Dopo un approfondito esame delle osservazioni, Bruxelles pubblicherà i risultati definitivi in ​​entrambe le inchieste. Il termine per l’istituzione di dazi definitivi in ​​entrambi i casi è di 5 dicembre 2013.

martedì 16 luglio 2013

Fotovoltaico: la Cina arriverà a 35 GW entro il 2017

(Fonte:GreenStyle.it-Francesca Fiore)
 
 
 
 
Arrivare a 35 GW di potenza solare entro il 2015: è questo l’obiettivo appena fissato dalla Consiglio di Stato cinese, che ha aumentato gli obiettivi precedenti, 21GW, e annunciando che da qui al 2015 ogni anno saranno aggiunti 10 GW di energia rinnovabile.

Rispetto ai piani prefissati, la Cina aumenta così di 8 GW volte la potenza installata nel 2012 e di 14 GW quella da installare nel 2015. Il motivo principale è applicare una strategia che eviti, o almeno comprima, i risvolti negativi della situazione del mercato, in particolare il problema della sovrapproduzione nazionale.

L’eccesso di capacità, infatti, è stato indicato come problema urgente dal Consiglio di Stato, insieme alla contrazione globale del mercato, alle misure antidumping europee e americane e la questione delle sovvenzioni statali. In particolare, preoccupa la situazione che si presenterà dopo “il balzo” in avanti delle tariffe antidumping sul fotovoltaico previsto per agosto, da parte della Commissione europea, dal 11,8% al 47%.
Il Consiglio di Stato cinese ha inoltre annunciato una serie di misure per stimolare la crescita del settore energetico rinnovabile tra cui risorse a sostegno del solare su scala ridotta, l’ammodernamento delle infrastrutture di produzione, lo snellimento delle procedure burocratiche.

Mentre la Cina annuncia gli ambiziosi obiettivi nel settore solare, molti analisti rimangono scettici sulla reale capacità del gigante asiatico di arrivare a quota 35 GW: ma, se l’obiettivo fosse raggiunto, a beneficiarne non sarebbe solo la Cina ma soprattutto i produttori stranieri, in particolare gli europei.

giovedì 13 giugno 2013

Dazi fotovoltaico accelereranno declino mercato in Europa

(Fonte:GreenStyle.it-Francesca Fiore)
 
 
 
Le misure antidumping contro il pannelli fotovoltaici cinesi accelererà il declino del settore in Europa: a dirlo questa volta non è la Cina, ma gli analisti di IHS, che dipingono uno scenario buio per il solare made in Europe. Secondo le previsioni, infatti, la potenza complessiva del fotovoltaico europeo scenderà di 6 GW entro il 2013, di cui almeno 1,3 GW saranno conseguenza dei dazi imposti dalla Commissione europea.

Malgrado le previsioni negative per il vecchio continente, secondo IHS le installazioni globali cresceranno con un tasso a due cifre, fino a raggiungere i 35 GW entro il 2013, grazie alla crescente domanda che proviene dall’Asia. Ma in Europa le installazioni, già in calo del 33% nel 2012, subiranno gravi conseguenze a causa delle misure protezionistiche, in particolare per il mercato italiano e tedesco. Ash Sharma, senior director per il settore solare di IHS, ha spiegato:

Anche se la Commissione UE ha concesso una piccola finestra per ridurre la tariffa al 11,8% per 60 giorni, la domanda continuerà a diminuire. Questo calo è in netto contrasto con il forte aumento spedizioni di moduli dalla Cina, che gli acquirenti hanno già effettuato per mettere da parte scorte in vista del prossimo aumento delle tariffe dal mese di agosto. Come risultato le nostre previsioni sul mercato europeo per la seconda metà del 2013 sono state drasticamente ridotte di quasi 20% dal nostro outlook precedente.

Ma non tutti concordano con IHS: secondo Milan Nitzschke, presidente di EU ProSun, che ha lanciato l’inchiesta antidumping lo scorso anno, la riduzione della domanda non dipenderà dai dazi:

Se è vero che il volume del mercato generale diminuirà, non ci aspettiamo alcun declino a causa dei dazi, ma piuttosto un passaggio dalla richiesta di moduli cinesi a moduli di altra provenienza, grazie al fatto che, da agosto, le nuove tariffe impediranno di fatto l’effetto dumping. Solo la concorrenza consente di sviluppare i mercati. L’esempio migliore è negli USA, dove il numero di installazioni esplose dopo le nuove tariffe ha aiutato a tornare il mercato in condizioni di parità e aumentato il numero dei competitor sullo scenario americano.
 
Secondo le previsioni di IHS, l’area trainante per i prossimi anni sarà il continente asiatico, con le installazioni che toccheranno quota 15 GW< e rappresenteranno così il 45% della domanda mondiale. Il mercato asiatico, per la prima volta, supererà quello europeo.

In particolare, Cina e Giappone copriranno la gran parte della domanda, mentre i mercati emergenti asiatici passeranno da quota 3.4GW nel 2012 a 5.9GW nel 2013. Saranno quindi gli Stati asiatici i nuovi bacini verso cui la domanda si rivolgerà: tuttavia, secondo IHS, questi mercati potrebbero non essere pronti a soddisfarla appieno. Sharma ha poi precisato, concludendo:

La buona notizia, tuttavia, è che le installazioni in queste regioni cresceranno di 9GW nel 2014 e di oltre 16GW nel 2017 evidenziando la necessità, per le aziende solari, di concentrarsi sui mercati emergenti. Ma, decisione ancora più importante, sarà quella di scegliere quali siano quelli più affidabili per il futuro.

lunedì 4 marzo 2013

Fotovoltaico: mercato comune tra USA e UE contro la Cina?

Fotovoltaico: mercato comune tra USA e UE contro la Cina?

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)
 
 
 
Tra i settori industriali che rientreranno nell’accordo commerciale USA-UE che il commissario europeo al Commercio, Karel De Gucht, sta negoziando con il Governo americano ci potrebbe essere anche quello del fotovoltaico. Lo ipotizza il giornale online di settore PV-Magazine, facendo riferimento al discorso tenuto da De Gucht a Boston lo scorso fine settimana.

A metà febbraio il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e il presidente della Commissione europea José Barroso hanno firmato una dichiarazione d’intenti sulla cosiddetta “Transatlantic Trade and Investment Partnership”.

Non è esattamente un mercato comune, almeno non come lo definiscono gli economisti, ma qualcosa che ci si avvicina molto: pur mantenendo le due diverse monete, UE e USA hanno intenzione di abbattere gradualmente molte delle barriere (tariffarie e non tariffarie) al commercio attualmente in vigore tra i due Paesi. Azzeramento delle già basse tariffe doganali, accordi sugli standard in modo che un prodotto omologato in uno dei due mercati possa essere venduto anche nell’altro, nessun contingentamento dell’import-export.

È ancora tutto da definire, siamo solo all’inizio delle trattative, ma l’accordo potrebbe aumentare ulteriormente il già elevato flusso commerciale tra Europa e Stati Uniti. Il solare potrebbe rientrare nell’affare: De Gucht, a Boston, ha parlato chiaramente del settore energetico come candidato a rientrare nel trattato.

Non sarebbe affatto strano, visto che gli Stati Uniti hanno chiuso le porte al fotovoltaico cinese imponendo dazi fino al 250% e che l’UE sembra avviata verso un percorso simile con la prossima chiusura della procedura antidumping su celle e pannelli solari made in China e visto anche che ha appena aperto un’altra indagine sul vetro per fotovoltaico.

Non solo, secondo quanto riporta il Financial Times la Cina ha appena scavalcato gli Stati Uniti diventando il primo Paese importatore di petrolio al mondo. Il sorpasso è dovuto alla crescita impetuosa dei consumi cinesi ma anche al calo dell’import americano dovuto al boom interno dello shale gas.

Da tempo negli Stati Uniti si discute sulla possibilità di tornare a essere esportatori di gas e, nell’ottica della Transatlantic Trade and Investment Partnership, l’Europa potrebbe essere un mercato appetibile. Accordo sulla vecchia energia e sulla nuova energia, dunque. A conferma di questa ipotesi c’è anche un’intervista rilasciata da De Gucht alla CNN il 19 ottobre 2012, durante la quale il commissario europeo nega che i dazi americani al fotovoltaico possano essere considerati una pratica protezionistica.

venerdì 1 marzo 2013

Guerra del fotovoltaico, una proposta per risolverla

Guerra del fotovoltaico, una proposta per risolverla

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)
 
 
In questi giorni si susseguono le notizie riguardanti l’indagine antidumping del’Unione Europea contro celle, moduli e vetri fotovoltaici provenienti dalla Cina. Nel frattempo, già da mesi sono in vigore negli Stati Uniti dazi in ingresso al fotovoltaico cinese che raggiungono il 250% del valore dei prodotti importati. Infine, la Cina sta studiando contromisure sul silicio fotovoltaico proveniente da USA, UE e Corea del sud.

La situazione sembra letteralmente bloccata da una guerra commerciale ormai dichiarata e in atto, che aggrava la crisi dell’industria fotovoltaica alle prese con un eccesso di capacità produttiva e prezzi finali sempre più bassi. Come uscire dall’impasse?

SEMI, associazione che riunisce decine di big dell’industria elettronica mondiale e che ha una branca dedicata anche al fotovoltaico, prova a dare una risposta con un white paper dal titolo: “Global Trade War and Peace: Unified Approaches to a Global Solar Energy Solution”.

Partendo dal presupposto che l’industria fotovoltaica mondiale oggi vale oltre 100 miliardi di dollari, un patrimonio che non può essere dissipato, SEMI ricorda come in passato altre guerre commerciali del tutto simili a quella attuale del fotovoltaico sono state risolte. Nel settore dell’elettronica, ad esempio, si ricordano la guerra dei chip tra Stati Uniti e Giappone negli anni ’80 e la disputa internazionale sull’information technology del decennio successivo. Entrambe risolte con accordi tra le parti.

Nel primo caso Giappone e Stati Uniti, nel 1986 raggiunsero il primo U.S.-Japan Semiconductor Trade Agreement, poi perfezionato da ulteriori accordi fino alla creazione del World Semiconductor Council (WSC). Un’associazione internazionale alla quale oggi partecipano Governi e rappresentanti dell’industria di Cina, UE, Stati Uniti, Giappone, Corea e Taiwan.

Il Giappone permise che almeno il 20% dei suoi consumi nazionali di elettronica venissero coperti da prodotti esteri e si istituirono organi collegiali e procedure dedicate per la risoluzione accelerata delle singole dispute commerciali. Se oggi Europa e Stati Uniti riuscissero a mettere le mani sul 20% del mercato solare cinese, che è enorme e in fortissima crescita, molto probabilmente la guerra del fotovoltaico durerebbe assai poco.

Altro esempio di guerra risolta con il beneficio di tutti i contendenti è quella sulle telecomunicazioni, l’information technology oggetto dell’accordo ITA del dicembre 1996 firmato da 14 Governi di mezzo mondo.
Il risultato è stato anche migliore del previsto: dal 1996 al 2008 il totale degli scambi commerciali in information technology è cresciuto del 10% annuo, passando da 1.200 miliardi a 4.000 miliardi di dollari.

Oggi i partecipanti all’ITA sono 74, rappresentano il 97% del prodotto venduto nel mondo, e rappresentano l’industria dei computer, semiconduttori, equipaggiamento per la costruzione dei semiconduttori, equipaggiamento per le telecomunicazioni e altri componenti elettronici. Grazie a quell’accordo oggi potete leggere questo post da quasi qualunque parte del mondo industrializzato, con costi di connessione bassissimi e standard affidabili.

SEMI è convinta che l’applicazione di esempi di risoluzione dei conflitti commerciali possa essere vantaggiosa per tutti: Cina, Europa, Stati Uniti ma anche per gli altri paesi che stanno per sperimentare il boom dei consumi di pannelli fotovoltaici anche se non ne sono dei grandi produttori. Uno su tutti: l’India.

giovedì 28 febbraio 2013

Fotovoltaico, UE apre procedura antidumping contro il vetro dalla Cina

Fotovoltaico, UE apre procedura antidumping contro il vetro dalla Cina

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)

 
Come era prevedibile, l’Unione Europea ha aperto una procedura ufficiale per accertare se la Cina stia facendo concorrenza sleale all’Europa nel settore del vetro per pannelli fotovoltaici. La procedura nasce dalla denuncia di Eu Prosun Glass, lobby brussellese che rappresenta gli interessi di circa la metà dei produttori europei di questo tipo di vetro.

Come nel caso dell’indagine sulle celle e i moduli fotovoltaici, che sembrerebbe sul punto di sfociare in dazi preventivi contro la Cina, anche questa procedura durerà 15 mesi. Cioè entro il 28 maggio 2014. Entro nove mesi però, cioè entro novembre, la Commissione Europea potrebbe decidere di imporre le tariffe in ingresso a scopo precauzionale.

Da notare che, nel comunicato stampa di annuncio dell’apertura della procedura antidumping, la Commissione Europea ammette di essere a conoscenza delle notizie di stampa su una possibile protesta contro i sussidi al vetro cinese. Dichiara però anche di non aver ricevuto al momento alcuna protesta ufficiale.

Afferma invece di essere obbligata ad aprire l’indagine in seguito alla denuncia da parte di Eu Prosun Glass, che rappresenta più del 25% della produzione del bene soggetto al sospetto dumping. Cioè la percentuale oltre la quale si ha diritto a chiedere all’Europa di interessarsi alla questione. Cosa che ha fatto Eu Prosun ritenendo che:
  1. Ci sia stato dumping sul prezzo da parte dei Paesi produttori extra UE;
  2. L’industria europea ha tratto un danno;
  3. C’è un possibile collegamento tra il dumping e il danno;
La Commissione ha ritenuto che il primo punto è abbastanza evidente, tanto da far partire l’indagine. A questo punto verranno mandati dei questionari alle parti interessate, come i produttori europei ed esteri, gli importatori e le associazioni di categoria, in cui verrà chiesto loro di fornire informazioni dettagliate su quantità, prezzi, eventuali danni arrecati o subiti.

In base alle informazioni raccolte la Commissione stabilirà se imporre o meno i dazi in ingresso al vetro fotovoltaico. Eventualmente anche i dazi preliminari dopo i primi nove mesi di indagine. Altra cosa che l’UE tiene a precisare è che l’Europa è l’unico membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) che in casi del genere provvede a fare i cosiddetti “interest test”.
Test che servono a stabilire se le eventuali misure antidumping non possano danneggiare l’economia europea ancor più che la situazione di partenza, senza i dazi. Anche questa precisazione non è affatto casuale, vista la recente polemica tra Eu Prosun (che ritiene chei dazi porteranno un beneficio netto all’economia europea) e AFASE (che ritiene al contrario che l’UE ha solo da perderci).

venerdì 22 febbraio 2013

Fotovoltaico cinese: da marzo importazioni sotto controllo in UE

Fotovoltaico cinese: da marzo importazioni sotto controllo in UE

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)

 
Secondo indiscrezioni di stampa, parzialmente confermate dal portavoce del Commissario UE al Commercio, a partire dal mese di marzo l’Unione terrà traccia di ogni pannello fotovoltaico che entra in Europa proveniente dalla Cina. Proseguendo nella sua indagine antidumping sul fotovoltaico cinese, quindi, l’UE ha iniziato a “contare” e “pesare” le importazioni di fotovoltaico cinese per capire se, e quanto, stiano ledendo la libera concorrenza e i produttori europei.

La decisione finale sull’imposizione, o meno, dei dazi al fotovoltaico made in China dovrebbe arrivare non prima di dicembre 2013. Ma grazie al tracciamento delle importazioni, qualora si dovesse pervenire a una decisione preliminare sulle tariffe in ingresso (decisione prevista per il 5 giugno al massimo, secondo la procedura europea), sarebbe possibile imporre dazi provvisori retroattivamente anche sui pannelli importati a partire da marzo.

Non è affatto un buon segnale per il fotovoltaico cinese, anzi sembrerebbe proprio la conferma di quanto avevamo ipotizzato il 19 febbraio: lo studio Prognos commissionato da AFASE che mette in luce possibili danni all’economia UE dall’imposizione dei dazi, altro non sarebbe che un tentativo di far pressione sulla Commissione che, appare chiaro ormai, sembrerebbe fortemente orientata a chiudere le porte all’import di fotovoltaico dalla Cina.

C’è di più: tra i primi di marzo e i primi di giugno corrono i canonici 90 giorni di retroattività degli ipotetici dazi. Ma, come detto, l’UE conferma solo in parte la notizia. John Clancy, portavoce del Commissario al Commercio Karel De Gucht, ha affermato che la Commissione può confermare che la richiesta di registrazione dei moduli cinesi in ingresso è stata avanzata, che è una pratica normale e che tutti gli Stati membri sono stati consultati in merito, ma non può aggiungere alcun dettaglio:

Se la Commissione deciderà di imporre la registrazione, tale rilevante decisione sarà pubblicata sul Giornale ufficiale dell’Unione Europea. Vogliamo essere molto chiari: la registrazione di un determinato prodotto nelle procedure di difesa commerciale non è niente di straordinario.
Semplicemente permette all’industria interessata di formulare una data cosicché ci sia una possibilità di imporre misure retroattive in caso di conclusione in suo favore.
Questo tipo di registrazione è automatica nelle azioni di difesa commerciale nei confronti di altri grandi partner commerciali, premesso che deve essere richiesta dall’industria. Quindi non interpretatela in modo suggestivo: è semplicemente una procedura amministrativa.


Procedura che, aggiungiamo noi, non piacerà affatto ad AFASE, ai produttori e agli importatori di moduli fotovoltaici cinesi.

venerdì 2 novembre 2012

Antidumping: la risposta della Cina

Inchiesta antidumping contro l'UE: la risposta della Cina

 (Fonte:ZeroEmission.it)

Antidumping, la Cina mette sotto inchiesta le importazioni dall'Europa. A poche settimane dalla decisione di Bruxelles di aprire un procedimento per dumping nei confronti moduli solari cinesi, il Governo di Pechino ha deciso di rispondere a quello che per molti produttori cinesi è stato un "attacco" all'industria fotovoltaica locale con un'inchiesta per concorrenza sleale verso i produttori di pannelli in silicio policristallino dell'Unione Europea.

Il ministero del Commercio cinese ha annunciato sul proprio sito online di aver avviato l'indagine su presunti aiuti di Stato per i produttori europei, provvedimento che va a unirsi a quelli già avviati neimesi scorsi nei confronti di Stati Uniti e Corea del Sud.

giovedì 11 ottobre 2012

Dazi sulle importazioni solari cinesi

Stati Uniti: il Dipartimento del commercio conferma i dazi sulle importazioni solari cinesi

(Fonte:Photon.it)

 
Il Dipartimento del commercio statunitense (DOC) ha comunicato la decisione finale in merito ai dazi antidumping (AD) e ai dazi compensativi (CVD) sulle celle solari in silicio cristallino importate dalla Cina.

Il dicastero ha stabilito che i produttori cinesi hanno importato celle solari negli Stati Uniti con margini dumping compresi tra il 18,32 e il 249,96 per cento, sostanzialmente in linea con quanto stabilito dalla sentenza preliminare. I dazi antidumping finali, tuttavia, sono molto più alti di quelli indicati dalla prima sentenza. Il ministero, infatti, ha stabilito che i produttori cinesi hanno ricevuto sussidi tra il 14,78 e il 15,79 per cento, mentre le stime precedenti avevano indicato sussidi tra il 2,90 e il 4,73 per cento. Il Dipartimento del commercio, di conseguenza, ha confermato l’esistenza di circostanze critiche, che significa che i dazi antidumping e quelli compensativi entreranno in vigore per la maggior parte delle aziende 90 giorni prima delle decisioni preliminari sui dazi AD e CVD, emesse rispettivamente il 16 e 19 marzo scorso. La richiesta di ampliare la portata dell’indagine da parte di Solarworld Industries America, la filiale statunitense del produttore tedesco Solarworld AG che ha avviato la petizione contro le importazioni cinesi, è stata negata. La Commissione per il commercio internazionale statunitense (ITC) dovrà confermare o respingere la sentenza sui dazi il prossimo 23 novembre. Se la commissione deciderà che le importazioni solari cinesi danneggiano o minacciano effettivamente l’industria statunitense, l’ordine ufficiale di riscuotere i dazi sarà emesso il 30 novembre.

lunedì 24 settembre 2012

Preoccupazione per rappresaglie cinesi.

Disputa antidumping: l'UE preoccupata per possibili rappresaglie cinesi


(Fonte:Photon.it)
 
 
L’indagine antidumping avviata dalla Commissione Europea sulle importazioni solari cinesi ha destato una certa preoccupazione in seno alla stessa commissione riguardo alla possibile risposta cinese.
"Insieme ad altri membri del WTO abbiamo già espresso la nostra preoccupazione riguardo alla possibilità che la Cina metta in atto una politica di rappresaglia come strumento di difesa commerciale", ha dichiarato a PHOTON John Clancy, portavoce del commissario europeo per il commercio. Fino a ora la Commissione non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale in merito a possibili indagini sulle esporatazioni europee in Cina e le preoccupazion sono per lo più basate su indiscrezioni di stampa. Il portale cinese German.china.org.cn, gestito dallo stato cinese, la scorsa settimana ha riportato che alcuni dirigenti del governo cinese hanno preso parte a una serie di colloqui bilaterali tenutisi tra Parigi, Berlino e Bruxelles. Secondo Shen Danyang, portavoce del ministero del commercio cinese, tali colloqui hanno già portato a "risultati positivi" per quanto riguarda la "disputa sul fotovoltaico". Se le negoziazioni non dovessero portare frutti, tuttavia, "potrebbe scatenarsi una guerra commerciale tra l’Europa e la Cina, che coinvolgerebbe necessariamente altri settori economici come l’automotive e l’industria spaziale", secondo quanto riferito da Wang Shijiang, direttore dell’Istituto fotovoltaico cinese. Lo stesso Wang Shijiang, inoltre, ha minacciato che la Cina potrebbe smettere di esportare polisilicio nell’Unione Europea come «strumento di pressione nelle trattative». Alla fine dello scorso agosto, diversi gruppi solari cinesi avevano chiesto al governo di Pechino di avviare un’indagine antidumping sulle importazioni europee di polisilicio, prima ancora che l’indagine antidumping della CE fosse lanciata. "Riteniamo che come membro del WTO la Cina abbia il diritto di avviare indagini antidumping a condizione che vengano rispettate le premesse legali stabilite dagli stessi regolamenti del WTO. Qualora dovesse essere avviata un’indagine antidumping, la Commissione esaminerà attentamente se i requisiti del WTO sono stati rispettati", ha detto John Clancy, portavoce del commissario europeo per il commercio.