Visualizzazione post con etichetta iea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta iea. Mostra tutti i post

martedì 9 luglio 2013

Energia, le rinnovabili supereranno il gas. Seconda fonte elettrica dopo il carbone

Energia, le rinnovabili supereranno il gas. Seconda fonte elettrica dopo il carbone 

 (Fonte:LaRepubblica.it-Antonio Cianciullo)
 
 
 
 
Maria van der Hoeven, direttrice dell’Iea (International Energy Agency), è arrivata a Roma con un messaggio molto chiaro che esporrà questa mattina in un incontro alla Farnesina: entro il 2016 a livello globale le rinnovabili supereranno il gas e doppieranno il nucleare diventando la seconda fonte elettrica dopo il carbone. E lo scenario non cambia guardando un po’ più avanti o un po’ più indietro. Nel 2012 l’elettricità prodotta dalle rinnovabili è stata superiore a quella consumata in Cina. Nel 2018 l’energia pulita aumenterà del 40% arrivando a coprire quasi un quarto del totale della produzione elettrica.
Non basta. Il rapporto appena reso pubblico dall’Iea (Medium-Term Renewable Energy Market Report) precisa che all’interno di questo 25% la quota delle nuove rinnovabili (quelle più innovative, escludendo l’idroelettrico tradizionale) continua a crescere: dal 2% del 2006 è passata al 4% del 2008 e arriverà all’8% nel 2018.

Maria van der Hoeven entra anche nel merito della polemica sulle misure di sostegno al modello low carbon spiegando che si può fare molto con poco a patto di non cambiare idea ogni 6 mesi mettendo in difficoltà le imprese: “Molte rinnovabili non hanno più bisogno di alti incentivi. Ma hanno ancora bisogno di politiche di lungo termine che consentano la formazione di un mercato affidabile e di una cornice di regole compatibile con gli obiettivi sociali”. E anche il poco necessario può essere a costo zero a patto di non regalare soldi a chi inquina: “A livello globale i sussidi ai combustibili fossili restano 6 volte più alti degli incentivi alle rinnovabili”.

Sapersi inserire con successo nelle filiere energetiche emergenti sarà determinate per le economie dei paesi di antica industrializzazione perché la pressione dei paesi di recente sviluppo è sempre più forte: sbagliare significare rischiare di essere tagliati fuori da un settore strategico. Due terzi della crescita delle rinnovabili nei prossimi 5 anni saranno concentrati nell’area non Ocse. Ma la crescita procede ancora tutto campo e lascia la gara aperta.

Dai dati IEA risulta che idroelettrico, geotermia e impianti di biomasse di grande taglia sono già competitivi nei luoghi in cui queste risorse abbondano. L’eolico tiene testa ai nuovi impianti a carbone o a gas in molto mercati e in particolare in paesi come l’Australia, la Nuova Zelanda, la Turchia, e in alcune aree del Cile e del Messico. Il fotovoltaico risulta vincente, se si compara il costo del consumo sul posto ai prezzi dell’energia distribuita in rete, in Spagna, Italia, Germania del Sud, California del Sud, Australia e Danimarca.

Nel capitolo di approfondimento sul nostro Paese, il rapporto precisa che le rinnovabili hanno fornito nel 2012 il 31% della produzione elettrica lorda: con sole e vento che si aggiudicano oltre un terzo di questa quota (6% fotovoltaico e 4,5% eolico). Ma, avverte la Iea, lo sviluppo delle rinnovabili in Italia è legato alla scioglimento di due nodi. Il primo è la rete di trasmissione, che deve essere fluidificata in particolare per collegare meglio Nord e Sud e permettere il migliore sfruttamento del potenziale eolico. Il secondo è il superamento delle difficoltà che frenano il consumo sul posto del fotovoltaico: “L’autoconsumo sarà un fattore chiave per la distribuzione nel medio termine”.

martedì 11 giugno 2013

Emissioni di CO2 in aumento nel 2012, crescita record in Cina

(Fonte:GreenStyle.it-Claudio Schirru)
 
 
 
 
Torna a crescere le emissioni di CO2 nel 2012. Questo è quanto diffuso nel rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (International Energy Agency o IEA), che registra l’andamento difforme tra le prestazioni di Paesi come la Cina, ancora il maggiore emettitore globale, e i ridimensionamenti ottenuti da Stati Uniti ed Europa.

Aumento globale di CO2 che secondo l’Agenzia Internazionale tocca quota +1,4%, equivalente a circa 31,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Nel suo “World Energy Ouylook” la IEA spiega come la responsabilità del 60% delle emissioni mondiali sia da imputare a Paesi non appartenenti all’OCSE, tra cui spicca per il suo contributo la Cina. Un contributo che tuttavia risulta inferiore rispetto agli anni passati, frutto del massiccio ricorso alle rinnovabili e di cambio nella gestione energetica nazionale.

Il bilancio IEA per l’andamento della produzione di CO2 negli Stati Uniti sembra invece del tutto positivo, con un abbassamento delle emissioni di circa 200 milioni di tonnellate. Una prestazione che riporta i dati USA indietro di quasi vent’anni e che sarebbe frutto del progressivo passaggio dell’economia statunitense dalla dipendenza dal carbone a quella dal gas.


L’Europa presenta invece una situazione molto particolare per quanto riguarda le emissioni di CO2 e la gestione energetica. Malgrado alcuni Stati abbiano incrementato l’utilizzo di carbone per alimentare le proprie centrali energetiche, sfruttandone la diffusione a basso costo, le emissioni europee si sono ridotte nel 2012 di 50 milioni di tonnellate. Il merito in questo caso va all’aumento diffuso del ricorso alle fonti rinnovabili, ai tetti imposti alle aziende e infine alla contrazione energetica imposta dalla crisi economica.

mercoledì 29 maggio 2013

IEA boccia i costi della transizione energetica tedesca

IEA boccia i costi della transizione energetica tedesca

(Fonte:Rinnovabili.it)

 
 
 
 
 
Sono le famiglie a pagare gli oneri più elevati tra tutti gli utenti; il Rapporto dell’International Energy Agency sottolinea la necessità di ripartire i costi e i benefici in modo più equo e trasparente

L’International Energy Agency (IEA) ha passato in rassegna in un Rapporto presentato venerdì l’intera politica energetica della Germania: promossa a pieni voti la strategia energetica globale, gli ambiziosi obiettivi di sviluppo delle rinnovabili e i piani di riduzione del consumo di energia; bocciati, invece, gli eccessivi costi della transizione dal nucleare (la cosiddetta Energiewende), soprattutto perché ripartiti in modo non equilibrato tra le utenze.

“La transizione verso un settore energetico a basse emissioni di carbonio – si legge nel Rapporto – richiede l’accettazione pubblica; di conseguenza i prezzi dell’energia devono essere mantenuti a dei livelli accessibili”.

I costi dell’Energiewende stanno pesando sugli utenti domestici in modo sproporzionato: basti pensare che le aziende energivore, che consumano più di 100GWh/anno e le cui bollette elettriche rappresentano oltre il 20 per cento dei costi totali, pagano gli oneri più bassi tra tutti gli utenti.

Se entro il 2030 la Germania vorrà davvero centrare l’obiettivo di produrre il 50 per cento dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, sarà necessario ripartire i relativi costi e i benefici in modo più equo e trasparente, soprattutto in relazione alle famiglie.

“Il fatto che i prezzi dell’energia elettrica per i consumatori in Germania sono tra i più alti in Europa, nonostante i suoi prezzi all’ingrosso siano relativamente bassi, deve essere un campanello d’allarme”, ha affermato durante la presentazione del Rapporto Maria van der Hoeven, direttore esecutivo dell’IEA. “Il governo tedesco dovrebbe mantenere un quadro regolatorio prevedibile e stabile e allo stesso tempo ricercare mezzi per ridurre i costi”.

Un’ulteriore sfida che la Germania dovrà affrontare per perfezionare la sua politica energetica riguarda il completamento dell’espansione delle reti elettriche: in futuro la capacità di crescita delle fonti di energia rinnovabili dovrà espandersi in parallelo allo sviluppo delle reti di trasmissione e distribuzione.

giovedì 21 marzo 2013

Solare termico, c’è tanto potenziale oltre gli scaldacqua

Solare termico, c’è tanto potenziale oltre gli scaldacqua

(Fonte:QualEnergia.it-Leonardo Berlen)
 
 
 
 
Entro il 2050 il 20% dell’energia usata per produrre calore industriale a bassa temperatura, cioè al di sotto dei 120°, potrebbe essere fornito dal solare termico. Così indicava la roadmap delle tecnologie per il riscaldamento e il raffrescamento solare della IEA. Un’ipotesi confermata anche nel recente workshop organizzato a Bruxelles il 15 marzo dal Solar Thermal Technology Panel della RHC-Platform, la piattaforma tecnologica europea su Renewable Heating and Cooling che ha visto la presenza di esperti europei del settore industriale, della ricerca, delle associazioni di categoria e delle istituzioni. Nello specifico lo studio IEA stimava una potenza di collettori solari al 2050 per sistemi a bassa temperatura per i processi industriali pari a circa 3.200 GW termici, in grado di produrre 7,2 EJ di calore solare (vedi grafico in basso), appunto il 20% del fabbisogno a metà secolo per questa applicazione.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati i principali sviluppi sulla tecnologia dei collettori e progetti per l’integrazione dei sistemi solari termici nei processi di essiccazione, pastorizzazione e sterilizzazione, tipici esempi di processi industriali che richiedono calore a basse temperature. Inoltre, sono stati presentati alcuni casi studio per applicazioni e settori dal notevole potenziale per il solare termico: produzione della birra, trasformazione degli alimenti e attrezzature per la pulizia nei mezzi di trasporto.

“La roadmap della IEA ha stimato che il potenziale il solare per i processi industriali su scala mondiale al 2050 potrebbe essere pari al solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria e al solare termico per il riscaldamento messi assieme”, ha detto Werner Weiss, direttore del Solar Heating and Cooling Programme della International Energy Agency (IEA) e membro della RHC-Platform.

Il ruolo di questa applicazione del solare potrebbe andare anche molto oltre i target definiti dalla direttiva europea sulle energie rinnovabili. Ma oggi è già ragguardevole anche un altro fattore: l’incremento delle esportazioni europee di tecnologie per il calore di processo. Esempi del loro utilizzo sono presenti anche nei più grandi impianti esistenti al mondo. Uno, già in esercizio, è in Arabia Saudita con una potenza di 25 MW termici; l’altro, in costruzione, è in Cile per una potenza di 26 MW termici.

Il presidente della RHC-Platform, Gerhard Stryi-Hipp, ha polemicamente spiegato nel corso del workshop di Bruxelles, che, sebbene calore e raffrescamento rappresentino nell’Unione Europea il 47% della domanda di energia, le risorse comunitarie (Programma Quadro 7 - Energia) destinate ai fondi per la ricerca e sviluppo nel settore sono appena l’8% del totale. Un richiamo affinché sia l’Europa che gli Stati Membri possano attingere a questo enorme potenziale e considerare il solare come una strada molto economica per soddisfare sia parte di questa domanda che per tagliare le emissioni di gas serra.



Tornando alla roadmap IEA (vedi grafico in alto) va evidenziato come le previsioni per il 2050 indichino che il solare termico potrebbe generare annualmente 16,5 EJ (4.583 TWh termici o 394 Mtep) di calore per il riscaldamento, più del 16% del totale degli usi finali di calore a bassa temperatura e 1,5 EJ di energia per il raffrescamento solare, circa il 17% del totale di energia utilizzata a questo scopo sempre al 2050. Il documento, pubblicato lo scorso luglio, è stato elaborato allo scopo di guidare l’analisi e il mercato su questi possibili sviluppi, oltre che per proporre una azione più coordinata tra ricercatori, industrie, governi e istituzioni finanziarie.

martedì 22 gennaio 2013

Un decennio di previsioni sbagliate... per difetto

Un decennio di previsioni sbagliate... per difetto

(Fonte:QualEnergia.it)
 
 
Il decennio passato è stato forse il primo in cui si è iniziato un vero sviluppo delle fonti rinnovabili e la loro integrazione nei mercati energetici, grazie anche a specifici (e non sempre costanti) meccanismi di supporto. Tecnologie ancora giovani, quindi, alle quali però si richiede di avere un peso e un ruolo (anche in termini di riduzione dei costi) simile a quello delle fonti convenzionali. Non c’è dubbio però che le curve di apprendimento di queste nuove tecnologie siano state molto soddisfacenti in questo ultimo decennio (2000-2010), così come gli investimenti che, ad esempio, in Europa sono stati alla pari e anche maggiori di quelli di molte tecnologie fossili o del nucleare.

Per non parlare dei tempi di realizzazione che sono molto ridotti rispetto a quelli necessari per le centrali convenzionali. Solo per fare un esempio, nel 2012, anno pieno di criticità, il fotovoltaico italiano ha visto una potenza installata nell'anno di circa 4 GW: potrà generare quanto una centrale nucleare di media potenza che avrebbe in teoria richiesto un decennio o forse più per la sua costruzione, e ovviamente senza le innumerevoli problematiche legate all’atomo.

È interessante inoltre notare come per il decennio passato le proiezioni di diversi report abbiano sempre sottostimato la reale potenza da energia rinnovabile installata nel mondo, come quella di eolico e fotovoltaico. Una comparazione che fa Greenpeace nel suo report “Energy [R]evolution 2012” e che dimostra come anche associazioni di categoria, la IEA e la stessa Greenpeace abbiamo sempre sbagliato per difetto le previsioni, peraltro, al tempo, considerate spesso molto ambiziose.

Per quanto riguarda l’eolico, Greenpeace ed EWEA hanno pubblicato “Windforce 10” per la prima volta nel 1999 con le sue proiezioni fino al 2030. Da allora ogni due anni c’è stato un aggiornamento. Dal 2006 il report è stato rinominato “Global Wind Energy Outlook” ed elaborato in collaborazione con Global Wind Energy Council (GWEC).

Dal grafico/tabella (clicca per ingrandire) si possono confrontare i dati di proiezione, dove vengono considerate anche due edizioni di Energy [R]evolution (2007 e 2008) e i dati IEA del World Energy Outlook (WEO), con quelli del mercato reale. Va rilevato che i dati riportati nel grafico sono solo quelli che all’interno dei singoli scenari era considerati “advanced”, cioè i più ottimistici. Come si vede la realtà ha superato ogni previsione.



Lo stesso discorso vale per il fotovoltaico. Tra i report utilizzati per la comparazione ci sono quelli che Greenpeace ha elaborato in collaborazione con la European Photovoltaic Industry Association (EPIA) dal titolo “Solar Generation 10”, pubblicati dal 2001. Da allora sono state sei le edizioni che hanno provato ad affinare la metodologia il calcolo previsionale. Ma anche qui il mercato è stato sempre più ambizioso delle attese. Dal grafico (clicca per ingrandire) si può notare infatti come tutte le previsioni (incluse quelle più ambiziose), e soprattutte quella dalla IEA, siano state regolarmente e ampiamente sottostimate rispetto ai dati a consuntivo.

mercoledì 14 novembre 2012

Crescita del 60 % Rinnovabili entro il 2017

 Rinnovabili: attesa crescita del 60% entro il 2017

 (Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
Lo dice il Medium-Term Renewable Energy Market Report 2012, presentato nei giorni scorsi dalla Iea, secondo cui la produzione elettrica da fonte rinnovabile su scala globale passerà dai 4.540 TWh annui prodotti nel 2011 a quasi 6.400 TWh nel 2017
Le rinnovabili, nei prossimi cinque anni, cresceranno più di quanto fatto nei cinque anni precedenti. A dirlo è la Iea, l’Agenzia internazionale dell’energia, che, nella ricerca Medium-Term Renewable Energy Market Report 2012, ha spiegato come, entro il 2017, sia attesa una crescita nella produzione elettrica da fonte rinnovabile pari al 60%, con un balzo di 1.840 TWh, dai 4.540 TWh prodotti nel 2011 ai quasi 6.400 TWh attesi per il 2017, con un incremento annuo del 5,8%. Nei prossimi cinque anni, quindi, la crescita del settore sarà sostenuta, più di quanto registrato nel quinquennio precedente, quando è stato registrato un aumento nella produzione elettrica da fonte rinnovabile di "soli" 1.160 TWh.

Saranno installati nuovi impianti per una potenza complessiva di circa 710 GW, di cui il 40% in Cina (270 GW). Seguiranno gli Stati Uniti con 56 GW e India, Germania e Brasile con oltre 30 GW ciascuno. Risultati positivi sono attesi anche in Italia, dove, nonostante la crisi economica, la produzione di energia rinnovabile dovrebbe crescere di circa 34 TWh, fino a quasi 120 TWh nel 2017, rispetto agli 85 TWh prodotti nel 2011. Il fotovoltaico, complice la tanto attesa grid parity, dovrebbe registrare un nuovo boom, pari a 20 TWh, dai10 registrati l'anno scorso ai circa 30 TWh del 2017.

martedì 13 novembre 2012

Rinnovabili supereranno il carbone nel 2035

Rinnovabili supereranno il carbone nel 2035

(Fonte:GreenStyle.it-Silvana Santo)
 
 
Le rinnovabili sanno pronte a contendersi con il carbone il titolo di principale sorgente di energia elettrica a livello mondiale entro il 2035. A dirlo è la IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, spiegando che la crescita delle fonti “pulite” sarà garantita dal calo dei prezzi e dall’aumento degli incentivi statali.

Già nel 2015, secondo la International Energy Agency, parchi eolici e centrali idroelettriche rappresenteranno nell’insieme il secondo generatore di elettricità su scala mondiale, per poi avvicinarsi progressivamente ai numeri del carbone e arrivare a contendergli il primato 20 anni dopo. Scrive la IEA:

Un costante aumento dell’energia idroelettrica e la rapida espansione dei settori eolico e solare hanno rafforzato la posizione delle energie rinnovabili come una parte indispensabile del mix energetico globale. Il rapido aumento delle fonti rinnovabili si deve ai costi tecnologici in calo, all’aumento dei prezzi dei combustibili fossili e soprattutto alle sovvenzioni statali.


A proposito di incentivi, secondo l’Agenzia il loro ammontare complessivo potrebbe crescere dagli 88 miliardi i dollari del 2011 a 240 nel 2035. Cifre comunque ancora nettamente inferiori a quelle stanziate dai governi di tutto il mondo per sostenere i combustibili fossili (523 miliardi di dollari solo lo scorso anno). Sempre sul fronte sei sussidi statali, l’Agenzia mette in guardia per l’avvenire:

Al fine di evitare oneri eccessivi per i governi e i consumatori, le misure di sovvenzione volte a sostenere i nuovi progetti nel campo delle energie rinnovabili devono essere adeguate nel tempo, commisurandosi all’aumentare della capacità installata e al calo dei costi delle tecnologie rinnovabili.
 
In ogni caso, sarà soprattutto grazie agli incentivi statali che eolico, fotovoltaico e le altre fonti pulite esploderanno nei prossimi decenni. Non abbastanza, sottolinea comunque la IEA, da permettere di contenere le emissioni di CO2 al punto tale da contenere l’aumento di temperatura globale entro un massimo di 2 gradi centigradi, come auspicato dalle Nazioni Unite. Quasi l’80% delle emissioni consentite entro il 2035 nel quadro dello scenario “più 2 gradi” è già impegnato a causa di centrali elettriche, fabbriche ed edifici attualmente esistenti.

venerdì 5 ottobre 2012

Gse: Potenziale rinnovabile nel Mediterraneo!

 Gse: Mediterraneo, bacino dall'enorme potenziale rinnovabile

 
 (Fonte:ZeroEmission.it)
 
Con l'Africa grande esportatrice futura di energia pulita. Sono i dati emersi dal workshop organizzato dalla IEA (International Energy Agency) in collaborazione con Observatoire Mediterraneen de l'Energie (OME) e RES4Med
Il Mediterraneo è un bacino geografico dall'enorme potenziale di energie rinnovabili, in particolare fotovoltaico e eolico. E' quanto emerso nel corso del workshop organizzato da dalla Iea (International Energy Agency) in collaborazione con Observatoire Mediterraneen de l'Energie (Ome) e RES4Med, dal titolo From Mediterranean Plans to Renewable Energy Power Plants e ospitato dal Gestore dei servizi energetici (Gse) con il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero dell'Ambiente.

Nel corso del workshop è stata analizzata la situazione attuale del mercato mediterraneo delle rinnovabili, cercando di esaminare le lacune o gli intoppi nel settore, prevedendo gli scenari di sviluppo futuri ele iniziative volte alla promozione e allo sviluppo del settore. Da qui sono emersi i ruoli di Europa e Africa nel futuro delle rinnovabili mediterranee, con la prima impegnata nella realizzazione di attività per l'abbattimento delle emissioni climalteranti e nella gestione dell'energia e la seconda con il suo futuro di grande produttrice ed esportatrice di energia pulita. Al workshop hanno partecipato più di 100 stakeholders e imprenditori provenienti da tutti i Paesi del Meditarraneo, come Francia, Italia, Spagna, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia e Turchia.