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martedì 28 gennaio 2014

Car sharing Enjoy: dopo Milano anche Roma e Torino

Car sharing Enjoy: dopo Milano anche Roma e Torino

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
A Milano è stato un successo, come confermano le circa mille iscrizioni al giorno, i 26mila clienti iscritti e i 35mila noleggi. Il car sharing Enjoy di Eni ha numeri record, tanto che l’esperienza sarà replicata entro l’estate a Roma e Torino per poi puntare anche all’estero.

Quali sono i segreti di tanto interesse? La possibilità di iscriversi online, scegliendo la propria tariffa, l’utilizzo di una suggestiva Fiat 500 rossa e un servizio innovativo e semplice che, dopo la registrazione, consente di accedere immediatamente all'auto senza che sia richiesta una card. Ogni cliente Enjoy, infatti, viene semplicemente abbinato a un pin con cui può gestire tutte le fasi del noleggio.

Molto apprezzata è stata anche la sicurezza delle vetture, dotate di pneumatici adatti per tutte le stagioni, sette airbag e un sistema bluetooth per evitare che venga utilizzato il cellulare in modo improprio mentre si guida.

Entro metà febbraio Eni porterà sulle strade milanesi ulteriori 644 vetture che, al termine dell’utilizzo, potranno essere rilasciate nei parcheggi consentiti.

martedì 8 ottobre 2013

Sistemi di accumulo, Scaroni (ENI): necessario migliorare tecnologia

 (Fonte:GreenStyle.it-Silvana Santo)



Investire sulle batterie e sugli accumulatori per gli impianti a fonti rinnovabili è davvero necessario. È questa l’opinione in materia di sistemi di accumulo espressa dall’amministratore delegato di ENI Paolo Scaroni.

Secondo l’AD e il “vero problema” delle rinnovabili, che impedisce ad ENI di puntare su di loro, riguarda proprio la loro intermittenza e la capacità di stoccaggio dell’energia. A proposito dei mancati investimenti della sua azienda nel settore dell’energia pulita, lo stesso Scaroni ha poi aggiunto:

(Le rinnovabili) di cui disponiamo ora sono intermittenti, mentre occorre migliorare le tecnologie per lo stoccaggio dell’energia.

Il dibattito sui sistemi di accumulo si è riacceso nelle ultime settimane, dopo la precisazione del Gestore dei Servizi Energetici che non è possibile aggiungere una batteria a un impianto fotovoltaico incentivato in Conto Energia, pena la perdita degli incentivi.

In Germania, invece, il sistema di incentivazione dedicato proprio ai sistemi di accumulo ha permesso un vero e proprio boom di questa tecnologia e potrebbe rendere il fotovoltaico con sistemi di accumulo a batteria la tecnologia energetica preferita dai proprietari di immobili in Germania.

martedì 28 maggio 2013

Gas, prezzo sul mercato spot e bollette meno care

Gas, prezzo sul mercato spot e bollette meno care

(Fonte:QualEnergia.it-Giulio Meneghello)

 
 
 
Buone notizie per i consumatori sul fronte gas. Grazie alla riforma delle modalità con cui l'Autorità stabilisce il prezzo della materia prima, le bollette hanno già visto una riduzione del 4,2% ad aprile. La seconda fase della riforma, approvata di recente e i cui effetti si produrranno da ottobre, dovrebbe portare il risparmio complessivo al 7%: circa 90 euro in meno sulla bolletta media.

Finalmente le dinamiche che stanno portando il prezzo del gas sui mercati a diminuire, si trasferiranno anche nelle bollette degli italiani. Per semplificare: fino a ora il prezzo del gas era stabilito tenendo come riferimento contratti a lungo termine, come i famigerati take-or-pay stipulati da Eni con i fornitori russi e algerini, particolarmente sconvenienti rispetto al contesto attuale.

Dal primo ottobre, invece, per il calcolo della materia prima si farà riferimento solamente ai prezzi spot del mercato all'ingrosso, cioè quelli del momento, stabiliti in borsa da domanda offerta. Una mossa che farà abbassare il prezzo del gas stabilito dall'Autorità, la componente energia che ci troviamo in bolletta. I take-or-pay a lungo termine, legati all'andamento del prezzo del petrolio, infatti, prevedono prezzi più alti di quelli che si hanno sul mercato spot, dove c'è più concorrenza e si riflette il calo della domanda attuale e soprattutto l'aumento dell'offerta dovuto al boom americano dello shale gas, il gas non convenzionale estratto dalle rocce con la fratturazione idraulica.

Il nuovo metodo è stato approvato dopo un approfondito monitoraggio svolto dall'Autorità sul mercato all'ingrosso, sulle evoluzioni dei contratti di approvvigionamento e sui trend regolatori negli altri Paesi Ue e sulla base di un'Istruttoria Conoscitiva sulla struttura di costo del mercato della vendita al dettaglio del gas naturale, conclusa lo scorso ottobre. L'istruttoria ha evidenziato, fra l'altro, lo sviluppo, dopo il 2011, anche nel nostro Paese di un mercato all'ingrosso che inizia a produrre i primi benefici che, attualmente, sono solo parzialmente trasferiti ai clienti finali.

Dal primo ottobre appunto questi benefici dovrebbero riflettersi maggiormente sulle bollette visto che per il calcolo della materia prima gas si farà riferimento al 100% ai prezzi di mercato spot e non più anche ai contratti di lungo periodo, che sono stati il principale riferimento nella formula di aggiornamento della materia prima fino all'aprile 2012 quando il loro 'peso' è stato ridotto al 95% e, successivamente, per effetto della prima fase della riforma gas dell'Autorità sono stati portati all'80% dall'aprile 2013.

In attesa che la Borsa gas del Gestore dei mercati energetici (GME) completi il suo avvio operativo con la definizione dei prodotti di riferimento e una liquidità significativa, resteranno come riferimento le quotazioni dell'hub olandese TTF (Title Transfer Facility) attualmente già utilizzate per la quota del 20% di prezzi di mercato spot.

Altri cambaimenti di rilievo riguardano la riduzione delle componenti a copertura del trasporto e dello stoccaggio della materia prima e l'introduzione di specifiche componenti di gradualità per tutti i venditori, per consentire l'adeguamento delle politiche di approvvigionamento e la copertura dei rischi, oltre che accelerare il trasferimento ai clienti di corretti segnali di prezzo della materia prima.

Ulteriore novità l'introduzione di un meccanismo incentivante, prevenendo un'apposita componente, per promuovere la rinegoziazione dei contratti di lungo periodo, imponendo che i benefici delle rinegoziazioni (in termini di riduzioni di prezzo) siano tempestivamente trasferiti ai clienti finali, ed in particolare nel momento in cui i prezzi dei contratti di lungo periodo dovessero risultare inferiori a quelli dei mercati spot.

Una riforma che sembra piacere anche alle associazioni dei consumatori: “è un passo verso la reale liberalizzazione a beneficio degli utenti - commenta Pietro Giordano, presidente di Adiconsum – come per la benzina con le pompe bianche se i fornitori si svincolano dai contratti a lungo termine e comprano dal miglior offerente, il risparmio si riflette sul consumatore”. Soddisfatto anche Mauro Zanini di Federconsumatori che però avverte: “non bisognerà però abbassare la vigilanza, per evitare che sul mercato spot, in caso di aumento della domanda e diminuzione dell'offerta, non avvengano fenomeni speculativi”.

venerdì 22 marzo 2013

Shale gas: presto gli USA lo esporteranno in Europa

Shale gas: presto gli USA lo esporteranno in Europa

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)

 
 
A breve gli Stati Uniti potrebbero esportare gas metano estratto in patria con il fracking nel resto del mondo, Europa compresa. A sostenerlo Paolo Scaroni, amministratore delegato del gruppo ENI. Di questa possibilità abbiamo già parlato più volte, ma questa volta sembra si tratti più di una conferma che di un’ipotesi. Scaroni, infatti, cita il nuovo sottosegretario USA all’Energia:

La rivoluzione dello shale gas negli Usa ha cambiato gli scenari nel mondo del gas a livello globale. L’altro giorno parlavo con il nuovo sottosegretario Usa all’energia Moniz e ho avuto la sensazione che presto comincerà l’esportazione di gas liquido dagli USA all’Europa.
Ho fatto un giro negli Stati Uniti e ho visto tutta una serie di persone e di esperti dell’energia tra cui Moniz. Da questi incontri a 360 gradi sono tornato a casa con il convincimento che delle esportazioni di gas liquido dagli Stati Uniti avverranno.
Non saranno volumi colossali ma ci sarà un flusso di esportazioni di gas liquido dagli Usa. Gli Stati Uniti diventano produttori eccedenti i loro consumi e quel gas può approdare da noi competitivo.


Parole pronunciate l’altro ieri all’Offshore Mediterranean Conference di Ravenna, davanti al Gotha internazionale del petrolio e del gas. La questione è molto semplice: gli Stati Uniti stanno estraendo shale gas con il fracking a ritmi forsennati, con la conseguenza che il prezzo del gas sul mercato interno è letteralmente crollato. Le possibili vie da percorrere, a questo punto, sono due.

La prima è che gli USA si dotino di abbondanti stoccaggi e tengano sul mercato interno il gas estratto blindando la loro sicurezza energetica. Sono in molti a volerlo: tra shale oil e shale gas gli Stati Uniti potrebbero emanciparsi dagli idrocarburi mediorientali con conseguenze geopolitiche enormi.

La seconda è quella di esportare parte del gas estratto con il fracking creando qualche impianto di liquefazione del metano. In questo modo gli USA diventerebbero produttori di GNL, il gas naturale liquefatto che si può trasportare in giro per il mondo verso i rigassificatori dei Paesi consumatori.

In questo quadro si aggiunge un dettaglio non da poco: Ernest Moniz, il “ministro dell’Energia” dell’amministrazione Obama, non è solo un professore di fisica nucleare al Massachusetts Institute of Technology (MIT) ma anche, dal 2011, un collaboratore e azionista di ICF.

Cioè di una società di consulenza in campo petrolifero che lavora fianco a fianco con le aziende che fanno fracking negli USA. Dal 2011 ad oggi, Moniz avrebbe già guadagnato dal suo rapporto con ICF ben 300 mila dollari.
Moniz, è opinione comune spingerà affinché gli Stati Uniti aumentino la produzione di gas naturale saturando ulteriormente il mercato interno. Questo potrebbe dire, allo stesso tempo, accelerare i tempi della costruzione delle infrastrutture necessarie all’export dello shale gas. L’AD di ENI Scaroni, quindi, sembra quindi parlare a ragion veduta.

giovedì 7 marzo 2013

A Roma prove di lobbying su sabbie bituminose e shale gas

A Roma prove di lobbying su sabbie bituminose e shale gas

(Fonte:QualEnergia.it-Veronica Caciagli)
 
 
Il titolo del convegno organizzato il 4 marzo fa presso l'Università Luiss di Roma non poteva essere meno azzeccato: lo hanno chiamato “Innovazione attraverso la Sostenibilità”. Era in realtà un evento organizzato dall'Ambasciata di Polonia e del Canada per iniziare una strategia di lobbying comune sulle cosiddette fonti non convenzionali di energia fossile: petrolio proveniente dalle sabbie bituminose e gas di scisto. Un evento fatto in Italia per trovare un altro alleato tema in chiave europea? Come più volte analizzato anche su questo sito, si tratta di tecnologie estrattive che consumano molta più energia delle tradizionali, portando quindi a un impatto ambientale maggiore: per le sabbie bituminose, le emissioni di gas serra sono circa del 23% in più rispetto al petrolio convenzionale.

Il Canada ha un chiaro interesse a promuovere l'utilizzo delle risorse petrolifere presenti soprattutto nella provincia dell'Alberta: preoccupata dalla prossima decisione della Commissione Europea in merito alla Fuel Quality Directive, che potrebbe mettere fuori dal mercato europeo i combustibili molto inquinanti, e quindi anche il suo petrolio da sabbie bituminose (tar sand), sta cercando un alleato europeo. La Polonia, invece, ha riserve estese di gas di scisto (shale gas); tra l'altro, il prossimo round delle negoziazioni internazionali sul clima si svolgeranno proprio a Varsavia, a fine novembre di quest'anno (COP 19).

In apertura del convegno l'Ambasciatore polacco Wojciech Ponikiewski annuncia con soddisfazione che alcune aziende italiane sono attualmente già attive in Polonia: “Moltissime aziende hanno manifestato interesse per lo shale gas: in particolare ENI e Sorgenia, che hanno già iniziato le esplorazioni in Polonia." Annuncia anche nel corso del convegno che si sarebbero affrontate tutte le problematiche ambientali relative allo sfruttamento delle fonti fossili non tradizionali. Invece nel corso dell'evento, non si accenna né ai cambiamenti climatici, e nemmeno alla concorrenza con le energie rinnovabili.

A proposito delle nostre aziende va ricordato che Sorgenia (gruppo CIR), attraverso la controllata Sorgenia E&P S.p.A, operativa nel campo dell'esplorazione e produzione di idrocarburi, nel 2012 ha iniziato le operazioni di trivellazione per l'estrazione del shale gas nel nord della Polonia, nell'ambito di tre licenze di esplorazione. ENI aveva già raggiunto un accordo nel 2010 per l'acquisizione di Minsk Energy Resouces e diventare così titolare di tre licenze nel bacino baltico della Polonia (e nella confinante Ucraina), in un'area di 1.967 chilometri quadrati.

Nel corso del convegno di Roma, sullo shale gas si parla solo degli effetti locali delle estrazioni, mentre le sabbie bituminose vengono presentate addirittura come la soluzione energetica del futuro: lo sostiene Chris Holly, del Dipartimento per l'Energia dell'Alberta, secondo il quale “non ha senso distinguere tra energia convenzionale e non convenzionale”. Il suo motto è “This is not my father's business – he would be amazed at what is being done today” (“Non è più il business di mio padre – sarebbe meravigliato per ciò che è stato fatto”).

Riguardo all'Alberta, lo scienziato NASA James Hansen aveva dichiarato che “se il Canada procederà, e noi non faremo niente, sarà game over per il clima. Il petrolio delle sabbie bituminose contiene il doppio dell'ammontare di anidride carbonica emessa dall'utilizzo del petrolio in tutta la nostra storia […]. Quel livello di gas serra farebbe accelerare in modo non controllabile lo scioglimento della superficie dei ghiacciai. Il livello dei mari aumenterebbe, distruggendo le città costiere. Le temperature globali diventerebbero intollerabili. Dal 20 al 50% delle specie del pianeta si estinguerebbe. La civilizzazione sarebbe a rischio.”Uno scenario che sembra non destare preoccupazione ai relatori del convegno: magari più che preoccuparsi dei padri dei petrolieri, dovremmo pensare al mondo che lasciamo ai nostri figli e alle generazioni future.

giovedì 6 settembre 2012

Nuova piattaforma per ENI e EDISON in Sicilia!

Trivellazioni petrolio in Sicilia: nuova piattaforma per ENI e Edison.

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)
L’estate è la stagione delle coincidenze. Mentre Greenpeace solcava i mari siciliani con il suo "No Trivelle Tour" per dire no alle trivellazioni petrolifere offshore nel Canale di Sicilia, contemporaneamente l’industria e il Governo preparavano la nuova espansione della produzione di petrolio proprio nel delicato tratto di mare tra la Sicilia e Malta.
A fine luglio, infatti, Edison ha depositato al Ministero dell’Ambiente i documenti per ottenere la VIA al progetto di costruzione di una nuova piattaforma petrolifera al largo della costa iblea, nel mare ragusano. Proprio dove già oggi c’è la Vega A, infatti, Edison vorrebbe costruire la Vega B, piattaforma quasi gemella che serve per mettere in produzione la seconda parte della concessione petrolifera C.C6.EO. Il campo Vega, infatti, è costituito da due sacche di petrolio non collegate tra loro e che devono essere trivellate separatamente.
Tutto questo, è bene notarlo, era già previsto nel progetto originario di sviluppo del campo Vega datato 1984. A quasi trent’anni di distanza, quindi, Edison (insieme al suo partner al 40% nella concessione ENI) vorrebbe completare l’opera costruendo la seconda piattaforma. E può farlo, visto che il campo Vega si trova a qualche centinaio di metri dal limite delle 12 miglia previsto dalla sanatoria Passera sulle trivelle offshore.
C’è da chiedersi, invece, se nella costruzione della seconda piattaforma verrà coinvolto il Consorzio CEM (del quale fa parte anche la Coemi, azienda di famiglia dell’ex ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo) che si occupò pochi anni fa di trasformare la petroliera Leonis nella struttura che oggi serve a trasferire il petrolio dalla piattaforma alle navi petroliere più piccole che, a loro volta, lo portano in raffineria. I dettagli operativi della futura Vega B li spiega Pietro Dommarco, autore del libro “Trivelle d’Italia”, su Altraeconomia:

Per mettere in funzione la Vega B serve “bucare” altro fondale marino. Si comincerà con 4 pozzi ma, in caso di risultati positivi, potrebbe subentrare la necessità di perforarne altri, fino a 24. L’obiettivo è produrre 6400 barili di greggio al giorno. Un quantitativo che, moltiplicato per i 21 anni del progetto totale, fornisce una stima dieci volte superiore a quella preventivata. I conti non tornano e i risultati potrebbero rivelarsi scarsi, ma comunque sostenibili dal punto di vista economico. Del resto è quello che avvenne anche per la Vega A, per la quale si stimavano 7000 barili di greggio giornalieri e più, oggi scesi a 3000.

Tornando agli strani allineamenti estivi, invece, va notato come la bozza della Strategia Energetica Nazionale redatta ad agosto (a pochi giorni dalla presentazione dei documenti del progetto da parte di Edison ed ENI) dal Governo Monti preveda lo sviluppo delle attività petrolifere nell’ "offshore ibleo". Cioè esattamente dove Edison ed ENI hanno intenzione di piazzare la nuova piattaforma.
Tutto ciò, oltre che essere curioso, non mancherà di irritare le altre aziende petrolifere che vorrebbero bucare il Canale di Sicilia: per quale motivo il ministro Corrado Passera ha inserito in un documento strategico ufficiale del Governo italiano un progetto specifico (perché di questo si tratta: il Governo che benedice la piattaforma Vega B ancor prima di concederle la Valutazione Ambientale) lasciando fuori tutti gli altri?
In ogni caso il progetto è ormai depositato e c’è tempo per presentare le proprie osservazioni solo fino al 25 settembre. Il Comune di Modica, che ha una frazione marittima sul Canale di Sicilia ed è sede del Tribunale dove si svolge il processo contro Edison per la vecchia piattaforma (l’accusa è quella di aver iniettato nei pozzi acque di sentina e altri rifiuti senza l’autorizzazione del Ministero), si è già detto contrario alla costruzione della Vega B. Antonello Buscema, sindaco di Modica, ha dichiarato:

È necessario che le istituzioni del nostro comprensorio concordino un’azione comune di contrasto all’iniziativa di raddoppio della piattaforma Vega, che peraltro sembra fare da battistrada alla costruzione di nuove piattaforme nel Canale di Sicilia, per le quali risultano già in corso le pratiche autorizzative. Ed è necessario che lo facciano sia nelle sedi nelle quali viene data formalmente ai nostri Enti la facoltà di esprimersi, sia attraverso un’azione di mobilitazione che deve sin da subito vederci in prima linea come classe politica, sensibilizzando il Ministero e la Regione (che dovrà esprimersi insieme a noi) rispetto al punto di vista del nostro territorio.
Dopo aver convintamente aderito all’appello lanciato da Greenpeace contro le perforazioni nel Canale di Sicilia, è arrivato il momento di sostenere con atti concreti la nostra posizione, che tocca due argomenti fondamentali per il nostro futuro.