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lunedì 2 dicembre 2013

Incentivi in bolletta: gli italiani non li conoscono

 Incentivi in bolletta: gli italiani non li conoscono

 (Fonte:ZeroEmission.it)



Secondo un'indagine realizzata dal centro di ricerca dell'Università Bocconi su un campione di 1.500 cittadini, la maggior parte dei cittadini ignora la Componente A3 e non sa nemmeno che una parte di questi incentivi non vanno alle rinnovabili.
 
Gli italiani parlano tanto di incentivi alle rinnovabili, ma, a quanto pare, ne sanno poco o nulla. E' quanto emerge da un'indagine realizzata dallo Iefe (centro di ricerca dell'Università Bocconi) su un campione di 1.500 cittadini sulla Componente A3 della bolletta elettrica, che regola gli incentivi alle energie rinnovabili. Anche in questo caso, l'Italia sembra essere un Paese diviso in due: solo il 47% degli intervistati conosce la Componente A3, soprattutto adulti e persone "over 50". Scarsa la conoscienza degli incentivi da parte dei giovani, probabilmente perchè non pagano le bollette energetiche, vivendo, per lo più, insieme ai genitori.

La ricerca conferma però la natura "giovane e innovativa" delle fonti rinnovabili: quando si parla di popolarità degli incentivi alle fonti pulite, è tra i giovani che si riscontra il maggior successo (oltre il 60%). In pochi, poi, ne stimano la reale entità - solo il 10% - e l'utilizzo che ne viene fatto per incentivare lo sviluppo delle rinnovabili: in molti, infatti, ignorano l'entità reale dei fondi alle cosiddette "fonti assimilate" e CIP6, ovvero fonti che nulla hanno a che vedere con le rinnovabili e che rappresentano un mercato che vale circa 890 milioni di euro. Lo stesso mondo delle rinnovabili ha dichiarato in diverse occasioni la propria contrarietà all'incentivazione di queste fonti, che andrebbero ad aggiungersi ai 12 miliardi di euro che Legambiente stima possa essere il peso dei sussidi alle fonti fossili nel nostro Paese. Sussidi che sono i reali responsabili (insieme ad accise e a scarsa concorrenza tra gli operatori) del costo alto delle bollette energetiche italiane.

mercoledì 23 ottobre 2013

Con autoproduzione 30-50% in meno di costi in bolletta

Con autoproduzione 30-50% in meno di costi in bolletta

(Fonte:ZeroEmission.it)

 
 
 
Sabato 26 ottobre si terrà la manifestazione "Italia Rinnovabile", organizzata dalle associazioni ambientaliste italiane per chiedere di sostenere l'autoproduzione da fonti rinnovabili
Dal 30 al 50% in meno di costi in bolletta, aria più pulita, meno gas climalteranti, più soldi da investire in innovazione e ricerca. Sono i vantaggi per il nostro Paese del passaggio a un sistema basato sull'autoproduzione da fonti rinnovabili. Per questo, sabato 26 ottobre, le associazioni ambientaliste italiane organizzano a Roma, ai fori imperiali, la manifestazione "Italia Rinnovabile in Festa".

Non è un’utopia ma un fatto concreto. "Dove si è potuto realizzare un sistema combinato di autoproduzione e di distribuzione di energia da fonti rinnovabili si vive meglio, si crea sviluppo, si risparmia - sostengono Legambiente, Greenpeace, Wwf, Kyoto Club, che, insieme a decine di altre organizzazioni promuovono la manifestazione - il caso di Prato allo Stelvio (Bolzano), dove grazie ad una vecchia legge è consentito a una cooperativa di cittadini (che coinvolge anche il comune e altre realtà locali), di gestire la produzione e la vendita ai soci dell’energia realizzata grazie a un mix di fonti rinnovabili, con un risparmio per le famiglie pari al 30% per l’elettricità e al 50% per il riscaldamento, l’azzeramento delle emissioni climalteranti, l’abbassamento dell’inquinamento atmosferico e il reperimento di fondi da investire in innovazione e ricerca. E’ un caso, ma che si potrebbe ripetere nelle case e nei condomini delle città italiane o al servizio di piccole e medie imprese".

Negli ultimi anni il cambiamento in Italia è stato enorme: oltre 600mila impianti distribuiti hanno permesso di arrivare a una produzione che supera il 35% dei consumi elettrici da energie pulite nel 2013. "Eppure questa rivoluzione realmente dal basso viene costantemente e concretamente impedita da chi vuole fermare tutto questo per tornare a investire su carbone e trivellazioni di petrolio - continuano le associazioni in un comunicato congliunto - in particolare, si vuole impedire che anche in Italia sia possibile beneficiare dei vantaggi possibili attraverso l'autoproduzione da energie pulite. Gli ultimi Governi, con le scelte dei Ministri Passera e Zanonato, hanno reso praticamente impossibili gli interventi necessari per l’autoproduzione: ossia poter scambiare energia con la rete elettrica (tanto produco con il mio impianto sul tetto, tanto prendo dalla rete, ossia il sistema di scambio sul posto), chiudendo le porte a qualsiasi richiesta nella direzione della riduzione dei consumi energetici attraverso autoproduzione, efficienza e sistemi di accumulo con batterie. Addirittura l’Autorità per l'energia da 5 anni rinvia l'approvazione delle regole per i sistemi di gestione di reti e utenze locali (SEU e RIU i nomi tecnici) che permetterebbero, come avviene in Germania, a Comuni, cooperative e aziende, di realizzare questo tipo di innovazioni. Ma non solo. La stessa Autorità per l’energia, in documenti pubblici, ha proposto di penalizzare questo tipo di soluzioni con oneri fiscali. Tutto ciò quando, invece, si potrebbe realizzare una liberalizzazione realmente al servizio dei cittadini e delle imprese, capace di ridurre fortemente la spesa energetica e migliorare la qualità della vita di tutti".

Italia rinnovabile vuole dare a tutti la possibilità di beneficiare di un sistema che premia chi risparmia energia, chi la autoproduce da impianti puliti, chi investe nella gestione delle reti energetiche e nell'accumulo. "La strada è quella di aiutare tutte le forme di autoproduzione di energia elettrica e termica e i contratti di scambio e vendita diretta dell’energia prodotta da nuovi impianti rinnovabili - concludono le associazioni - perché l’Italia rinnovabile è la prospettiva più moderna, più pulita e più equa. L’’unica in grado di liberarci dalle fonti fossili che fanno male alla salute delle persone, danneggiano l’ambiente e aggravano la crisi economica.

martedì 25 giugno 2013

Bollette: tagli alle fonti fossili per ridurle, la ricetta di Legambiente


(Fonte:GreenStyle.it-Guido Grassadonio)

 
 
 
Legambiente proprio non ci sta. I tagli alle rinnovabili finalizzati alla riduzione delle bollette energetiche delle famiglie, voluti da Governo e Autorità per l’Energia, sembrano una cura peggiore della malattia. Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale dell’associazione, ha quindi deciso di inviare una lettera a Guido Bortoni, presidente della suddetta Autority. Già dalle prime righe possiamo subito constatare la preoccupazione per la situazione che si sta creando:

Caro Bortoni, è arrivato il momento di scelte coraggiose, nell’interesse di famiglie e imprese.

Per Dezza, ovviamente, il problema non sta nell’inutilità di fare dei tagli, data la situazione di crisi vigente. Piuttosto, il problema è nel dove si taglia, favorendo le tradizionali fonti fossili, in loco delle più pulite rinnovabili:

Abbiamo individuato oltre 5 miliardi di Euro tra sussidi alle fonti fossili, oneri impropri, sconti in bolletta ai grandi consumatori di energia elettrica, dove si può intervenire subito.


Insomma, i tagli sarebbero stati fatti per garantire le rendite di posizione di lobby inquinanti e influenti politicamente, come quella dei petrolieri. Come chiarisce il comunicato stampa di Legambiente:

Per Legambiente la discussione intorno alle bollette in questi mesi è stata impostata in modo sbagliato e condizionat dalle pressioni delle lobby delle fonti fossili che hanno ottenuto lo stop degli incentivi alle rinnovabili e nuovi sussidi per le centrali a olio combustibile. Proprio il successo di produzione delle fonti rinnovabili – oltre il 28% di produzione rispetto ai consumi nel 2012, oltre il 50% della produzione nel mese di maggio – dimostra invece come questa sia la strada più lungimirante per rispondere ai problemi di famiglie e imprese.



Ma le decisioni prese dalle istituzioni preposte hanno fatto anche di peggio. ad esempio sono andate ad annullare i sussidi previsti per chi sostituiva tetti in amianto con pannelli fotovoltaici, pratica che ha permesso non solo la diffusione di impianti domestici di produzione energetica, ma soprattutto lo smaltimento di pericolose coperture in Eternit.

Ancora, quel poco di sostegno economico che sarà previsto ancora in caso di fotovoltaico al posto dell’amianto, in realtà sarà a esclusivo appannaggio di chi possiede già un minimo di rendite abbastanza cospicuo. Come nota, Dezza, infatti:

Non è vero che questi interventi saranno realizzabili con le detrazioni fiscali (55-65 %), perché risultano inaccessibili per coloro che non hanno reddito da detrarre o che guadagnano poco (pensionati, lavoratori precari, ecc.). Aver eliminato questa possibilità è sbagliato da un punto di vista ambientale e ingiusto da un punto di vista sociale perché toglie una possibilità di risparmio proprio per le famiglie che ne hanno più bisogno e perché senza la certezza di rientro data dal Conto Energia nessuna banca presterà mai le risorse necessarie – ha continuato il presidente di Legambiente -, con la scandalosa conseguenza che si determina rispetto alla possibilità di eliminare l’amianto dai tetti degli edifici, perché così si cancella l’unica politica di bonifica di successo realizzata in questi anni in Italia.

Infine, Legambiente chiede all’Autorità di intervenire favorendo le forme di autoconsumo energetico, pratica che permette vantaggi energetici per la collettività, senza gravare tramite il sistema degli incentivi sulle casse dello Stato o sulle bollette delle famiglie.

martedì 28 maggio 2013

Gas, prezzo sul mercato spot e bollette meno care

Gas, prezzo sul mercato spot e bollette meno care

(Fonte:QualEnergia.it-Giulio Meneghello)

 
 
 
Buone notizie per i consumatori sul fronte gas. Grazie alla riforma delle modalità con cui l'Autorità stabilisce il prezzo della materia prima, le bollette hanno già visto una riduzione del 4,2% ad aprile. La seconda fase della riforma, approvata di recente e i cui effetti si produrranno da ottobre, dovrebbe portare il risparmio complessivo al 7%: circa 90 euro in meno sulla bolletta media.

Finalmente le dinamiche che stanno portando il prezzo del gas sui mercati a diminuire, si trasferiranno anche nelle bollette degli italiani. Per semplificare: fino a ora il prezzo del gas era stabilito tenendo come riferimento contratti a lungo termine, come i famigerati take-or-pay stipulati da Eni con i fornitori russi e algerini, particolarmente sconvenienti rispetto al contesto attuale.

Dal primo ottobre, invece, per il calcolo della materia prima si farà riferimento solamente ai prezzi spot del mercato all'ingrosso, cioè quelli del momento, stabiliti in borsa da domanda offerta. Una mossa che farà abbassare il prezzo del gas stabilito dall'Autorità, la componente energia che ci troviamo in bolletta. I take-or-pay a lungo termine, legati all'andamento del prezzo del petrolio, infatti, prevedono prezzi più alti di quelli che si hanno sul mercato spot, dove c'è più concorrenza e si riflette il calo della domanda attuale e soprattutto l'aumento dell'offerta dovuto al boom americano dello shale gas, il gas non convenzionale estratto dalle rocce con la fratturazione idraulica.

Il nuovo metodo è stato approvato dopo un approfondito monitoraggio svolto dall'Autorità sul mercato all'ingrosso, sulle evoluzioni dei contratti di approvvigionamento e sui trend regolatori negli altri Paesi Ue e sulla base di un'Istruttoria Conoscitiva sulla struttura di costo del mercato della vendita al dettaglio del gas naturale, conclusa lo scorso ottobre. L'istruttoria ha evidenziato, fra l'altro, lo sviluppo, dopo il 2011, anche nel nostro Paese di un mercato all'ingrosso che inizia a produrre i primi benefici che, attualmente, sono solo parzialmente trasferiti ai clienti finali.

Dal primo ottobre appunto questi benefici dovrebbero riflettersi maggiormente sulle bollette visto che per il calcolo della materia prima gas si farà riferimento al 100% ai prezzi di mercato spot e non più anche ai contratti di lungo periodo, che sono stati il principale riferimento nella formula di aggiornamento della materia prima fino all'aprile 2012 quando il loro 'peso' è stato ridotto al 95% e, successivamente, per effetto della prima fase della riforma gas dell'Autorità sono stati portati all'80% dall'aprile 2013.

In attesa che la Borsa gas del Gestore dei mercati energetici (GME) completi il suo avvio operativo con la definizione dei prodotti di riferimento e una liquidità significativa, resteranno come riferimento le quotazioni dell'hub olandese TTF (Title Transfer Facility) attualmente già utilizzate per la quota del 20% di prezzi di mercato spot.

Altri cambaimenti di rilievo riguardano la riduzione delle componenti a copertura del trasporto e dello stoccaggio della materia prima e l'introduzione di specifiche componenti di gradualità per tutti i venditori, per consentire l'adeguamento delle politiche di approvvigionamento e la copertura dei rischi, oltre che accelerare il trasferimento ai clienti di corretti segnali di prezzo della materia prima.

Ulteriore novità l'introduzione di un meccanismo incentivante, prevenendo un'apposita componente, per promuovere la rinegoziazione dei contratti di lungo periodo, imponendo che i benefici delle rinegoziazioni (in termini di riduzioni di prezzo) siano tempestivamente trasferiti ai clienti finali, ed in particolare nel momento in cui i prezzi dei contratti di lungo periodo dovessero risultare inferiori a quelli dei mercati spot.

Una riforma che sembra piacere anche alle associazioni dei consumatori: “è un passo verso la reale liberalizzazione a beneficio degli utenti - commenta Pietro Giordano, presidente di Adiconsum – come per la benzina con le pompe bianche se i fornitori si svincolano dai contratti a lungo termine e comprano dal miglior offerente, il risparmio si riflette sul consumatore”. Soddisfatto anche Mauro Zanini di Federconsumatori che però avverte: “non bisognerà però abbassare la vigilanza, per evitare che sul mercato spot, in caso di aumento della domanda e diminuzione dell'offerta, non avvengano fenomeni speculativi”.