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martedì 23 aprile 2013

La Strategia Energetica Nazionale è illegittima

La Strategia Energetica Nazionale è illegittima

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)

La Strategia Energetica Nazionale che il Governo Monti ha approvato ai primi di marzo, nonostante in teoria sarebbe in carica solo per gli affari correnti, potrebbe essere addirittura illegittima.

Che la SEN potesse essere una forzatura politica di Monti e Passera per sbloccare alcune opere ben precise nel settore “Oil&Gas” è stato chiaro sin dall’inizio. Addirittura da quando hanno iniziato a circolare le prime bozze del documento, contenenti sviste grossolane. Nella prima bozza, ad esempio, si individuava l’”offshore ibleo” come area di sviluppo delle estrazioni petrolifere.

Quando poi, su questa e su altre testate, è stato fatto notare che “offshore ibleo” voleva dire “piattaforma Vega B” di Edison (ancora in fase di Valutazione d’Impatto Ambientale) è uscita la seconda bozza. In cui “offshore ibleo” diventava “Canale di Sicilia”.

Ma, oltre alla forzatura politica, da mesi i giuristi ipotizzano anche una forzatura giuridica. L’ultima ipotesi in questo senso è quella avanzata da Enzo Di Salvatore, professore associato di diritto costituzionale all’Università di Teramo da tempo impegnato a fare pelo e contropelo alla normativa italiana in fatto di energia.

Di Salvatore, in una nota riportata sul sito della Organizzazione Lucana Ambientalista, ripercorre l’iter della SEN mettendone in luce alcuni passaggi a suo dire illegittimi. Spiega il costituzionalista, partendo dai primissimi passaggi che risalgono al precedente Governo Berlusconi:

L’articolo 7 del decreto-legge n. 112/2008 (convertito in legge 133/2008) introduce nell’ordinamento l’istituto della “Strategia energetica nazionale” il cui principale elemento di novità era costituito dal rilancio del nucleare, ma non parla di idrocarburi; il successivo decreto-legge “Omnibus” n. 34/2011 abroga l’articolo 7 del 112/2008. Il Parlamento, convertendo il legge l’Omnibus, introduce i commi 3-8 dell’articolo 5.

Nello specifico, il comma 8 diceva:

Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali.


Il comma 8, però, è stato abrogato dal referendum del 12-13 giugno. Scompare così ogni delega al Governo a scrivere e adottare la SEN. Esisteva anche la legge delega 96/2010 che, all’articolo 17, delegava il Governo ad adottare alcune direttive europee in tema di energia, principalmente sulle fonti rinnovabili. Ecco perché la SEN è stata riproposta nel decreto legislativo adottato dall’esecutivo il 1 giugno 2011 (n. 93/2011). L’art. 1, comma 2, di tale decreto legislativo recita:

Il Ministero dello sviluppo economico, previa consultazione delle Regioni e delle parti interessate, definisce entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, in coerenza con gli obiettivi della strategia energetica nazionale di cui all’articolo 3, gli scenari decennali relativi allo sviluppo del mercato del gas naturale e del mercato dell’energia elettrica, comprensivi delle previsioni sull’andamento della domanda suddivisa nei vari settori, della necessità di potenziamento delle infrastrutture di produzione, importazione, trasporto, nonché, per il gas naturale, dello stoccaggio, eventualmente individuando gli opportuni interventi al fine di sviluppare la concorrenza e di migliorare la sicurezza del sistema del gas naturale.


Tali scenari e previsioni sono articolati, ove possibile, per Regione. Gli scenari sono aggiornati con cadenza biennale e sono predisposti previa consultazione delle parti interessate.
A pochi giorni dal referendum che avrebbe certamente cancellato le basi legislative della SEN, in pratica, il Governo Berlusconi ha infilato il copia e incolla di quelle basi in un altro decreto. Non sottoposto a referendum. Ma, spiega Di Salvatore, con una differenza non da poco:

Il punto di snodo è dunque l’art. 3 del D. Lvo n. 93 del 1 giugno 2011, che prevede piani di singoli settori dell’energia (gas, elettricità, rinnovabili, efficienza energetica, escluso il nucleare) e delle relative infrastrutture, e fa riferimento alla Strategia Energetica Nazionale che, di fatto, è una scatola vuota visto che la delega alla SEN non c’è più.
Tra l’autorizzazione contenuta nella legge delega e quanto previsto nel decreto legislativo del 2011 non c’è corrispondenza. Il Governo ha dunque ecceduto la delega per la parte in cui ha previsto la SEN.


Ma nel novembre 2011 è caduto il Governo Berlusconi e la palla è passata a Monti, Passera e Clini. Che hanno ereditato il decreto legislativo 93/2011, con una SEN arbitrariamente inserita. Per poi di fatto presentare e approvare in gran fretta la Strategia Energetica Nazionale.

A questo punto, ogni riferimento di Corrado Passera al raddoppio delle estrazioni nazionali di petrolio e gas è ulteriormente illegittimo. Perché nessun articolo di legge attualmente in vigore ha dato al Governo la delega per scrivere una SEN, né tanto meno per stabilire nella SEN ci dovesse essere un potenziamento delle estrazioni di idrocarburi nazionali.


martedì 26 marzo 2013

La Strategia Energetica Nazionale fuori legge

La Strategia Energetica Nazionale fuori legge

(Fonte:QualEnergia.it-Antonio Sileo)
 
 
 
 
Quasi sicuramente il governo Monti sarà ricordato per altro, ma alla fine è arrivata anche la versione finale della Strategia Energetica Nazionale (SEN); che ha suscitato più che altro l’interesse degli addetti ai lavori, almeno fino a oggi.

La non troppa considerazione rivolta alla SEN probabilmente è spiegabile anche con la sua tardiva approvazione, arrivata quasi venti giorni dopo la celebrazione delle elezioni e a quasi quattro mesi dal termine della XVI Legislatura, che si è conclusa il 22 dicembre 2012.

Tale circostanza, oltre a generare una discreta incertezza sugli effetti concreti dell’iniziativa, ha provocato le prime proteste sulla legittimità di un atto promulgato da un Governo tenuto a sbrigare solo l’ordinaria amministrazione, quando la SEN vorrebbe tratteggiare le scelte energetiche dei prossimi decenni.

Il decreto interministeriale che l’approva definisce, infatti, la SEN un «atto di indirizzo strategico», che stando anche alle dichiarazione formulante pure in Parlamento dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, cofirmatario insieme a Corrado Clini del decreto, sarebbe per l’appunto un «atto di programmazione e indirizzo».

La questione, in verità, non è di poco conto; e, a modesto avviso di chi scrive, è ben più dirimente della tempistica o del mancato rispetto dell’iter procedurale che il ministro Passera s’era (autonomamente) dato. Proprio gli addetti ai lavori non possono, infatti, dimenticare che l’approvazione della SEN sarebbe stata preceduta da una Conferenza nazionale sull’energia; anzi, in molti ricorderanno che la fantomatica conferenza era stata più volte promessa durante il governo Berlusconi, anche dopo le dimissioni di Claudio Scajola.

E in effetti, la convocazione di una Conferenza nazionale dell'energia e dell'ambiente da parte del Ministro dello Sviluppo economico, d'intesa con il Ministro dell'Ambiente, era specificatamente prevista dal secondo comma dell’art 7 della legge 133/2008, che al primo prevedeva proprio la definizione di una «Strategia energetica nazionale» da parte del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello Sviluppo economico. Come, dunque, ha potuto il ministro Passera ignorare un iter che pure la legge dettagliatamente prevedeva?

La risposta in realtà, se da un lato è piuttosto semplice, dall’altro è un po’ sconcertante: questa norma non esiste più!

Per capire come ciò possa essere accaduto è necessario fare qualche breve passo indietro che ci riporta a una questione ben più contestata della SEN: il ritorno alla produzione elettronucleare. Proprio quello fortemente voluto dall’ex ministro Claudio Scajola che ritenne la SEN tanto urgente da inserirla in un decreto-legge, il 112/2008, convertito per l’appunto con la legge n. 133/2008.

Quella SEN era anche strumentale alla Strategia nucleare, questa però - dopo il clamore suscitato dal disastro giapponese di Fukushima - fu prima stoppata nel bulimico decreto-legge Omnibus, il 34/2011, introducendo una moratoria di un anno, per poi essere del tutto abrogata durante la conversione in legge del decreto. Tutto questo perché il quesito referendario sul nucleare, oltre a essere abbinato ai due sull’acqua pubblica, precedeva quello sul legittimo impedimento. Così tanto temuto dall’allora Presidente del Consiglio da far di tutto pur di evitare il raggiungimento del quorum.

Sorvolando su alcuni altri interessanti particolari – il giudizio della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale – si arriva all’attuale assetto normativo in cui, in conseguenza della duplice abrogazione sia dell’art. 7 della legge 133/2008 (per via legislativa) sia dell’art. 5 comma 8 della legge 75/2011 (per via referendaria), manca ogni norma primaria che espressamente si occupi della SEN.

Un vulnus, un vizio di origine che peraltro non poteva passare inosservato; infatti, la necessità di una tale norma è stata segnalata dall'Autorità per l'energia a Governo e Parlamento già l'8 novembre 2012.

E sarebbe davvero strano che la cosa passasse in secondo piano in un prossimo futuro, qualora si volesse dar corso alle previsioni della SEN.

giovedì 21 marzo 2013

Al via la riforma degli incentivi alle imprese, fondo da 600 milioni

Al via la riforma degli incentivi alle imprese, fondo da 600 milioni


(Fonte:Edilportale.it-Rossella Calabrese)


Diventa operativa la riforma degli incentivi alle imprese, introdotta dal Decreto Sviluppo di giugno dello scorso anno (DL 83/2012).

I Ministri dello Sviluppo economico, Corrado Passera, e dell’Economia, Vittorio Grilli, hanno firmato il Decreto Interministeriale 8 marzo 2013 che disciplina le modalità di intervento del nuovo Fondo per la Crescita Sostenibile.

Il Fondo ha una dotazione iniziale di circa 600 milioni di euro, a cui potranno aggiungersi i finanziamenti agevolati di Cassa Depositi e Prestiti, il cui effettivo ammontare sarà determinato con un ulteriore decreto di concerto con il Ministero dell’Economia in corso di adozione.

Il provvedimento completa il processo di riforma degli incentivi alle imprese avviato dal Ministero dello Sviluppo economico, che prevede l’abrogazione di 43 norme nazionali di agevolazione e l’introduzione di numerose misure di semplificazione che - spiega il MISE in una nota - accelereranno l’impiego di gran parte dei regimi di aiuto esistenti.

Con il Fondo per la Crescita Sostenibile, il Governo intendeavviare una innovativa modalità di interventi in favore della competitività delle imprese, introducendo profonde innovazioni dei meccanismi di intervento che consentono di:
- focalizzare i finanziamenti su pochi obiettivi strategici per lo sviluppo del Paese: ricerca, sviluppo e innovazione; rafforzamento della struttura produttiva; internazionalizzazione delle imprese;
- concentrare le risorse disponibili su un’unica fonte finanziaria, evitandone la dispersione su una pluralità di interventi, utilizzando come strumento prevalente di intervento il finanziamento agevolato ed eliminando i contributi a fondo perduto.

Gli interventi - spiega ancora il Ministero - saranno fortemente ancorati al Programma “Horizon 2020”, il quadro di riferimento comunitario per le azioni europee a sostegno della ricerca e sviluppo. Subito dopo la registrazione del decreto da parte della Corte dei Conti, potranno partire i primi bandi per l’attuazione degli interventi.

“Con la definizione di questo Decreto, rendiamo pienamente operativa la riforma degli incentivi del ministero dello Sviluppo economico varata con il Decreto Sviluppo dello scorso giugno” ha dichiarato il Ministro Corrado Passera. “Si tratta di una semplificazione attesa da diversi anni - ha continuato - che consentirà di concentrare gli interventi su un numero limitato e funzionale di strumenti e su aree prioritarie di intervento: innovazione, internazionalizzazione e risoluzione di crisi industriali. Si chiude finalmente la stagione degli interventi a fondo perduto e si inquadra la politica di incentivazione all’interno di una cornice europea” ha concluso Passera.

martedì 12 marzo 2013

Associazioni ambientaliste: "Su Sen un colpo di mano"

Associazioni ambientaliste: "Su Sen un colpo di mano"

 (Fonte:ZeroEmission.it)




Questa l'accusa che Greenpeace, Legambiente e Wwf lanciano oggi, dopo le dichiarazioni del ministro Clini durante la presentazione del rapporto ambientale dell'Ocse sull'Italia.

"Una sorta di 'colpo di mano' sarebbe in atto da parte di un governo dimissionario, con il varo della Strategia energetica nazionale che tutela, in larga parte, le fonti fossili". Questa l'accusa che Greenpeace, Legambiente e Wwf lanciano oggi, dopo le dichiarazioni del ministro Clini durante la presentazione del rapporto ambientale dell'Ocse sull'Italia. Il ministro dell'Ambiente, infatti, ha detto di aver firmato, insieme al ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, un decreto interministeriale col quale si approva la Strategia energetica nazionale. Secondo le associazioni ambientaliste si tratterebbe di un atto illegittimo, adottato da un governo in carica solo per gli affari correnti, su una materia di programmazione strategica che tutto rappresenta fuorchè "ordinaria amministrazione".

La Sen, infatti, chiariscono le associazioni, "è un documento che definisce lo sviluppo energetico dell'Italia da qui al 2020: un periodo troppo limitato per una strategia, ma sufficiente per ipotecare il futuro del Paese con il delineato impulso alla trasformazione in hub del gas e il via alle trivellazioni selvagge". Le associazioni rilevano inoltre una sostanza piú esplicitamente 'politica' di questa vicenda: "la linea dell'esecutivo Monti è uscita chiaramente sconfitta dalla competizione elettorale, e ciò indebolisce ulteriormente il ruolo dell'attuale governo quando si tratta di provvedimenti di programmazione da adottare per il futuro del Paese" Secondo le associazioni, "il testo che il ministro dell'Ambiente e quello dello Sviluppo Economico promuovono è peraltro un mistero, dal momento che dopo un processo di consultazione su una prima bozza, processo al quale hanno partecipato anche le associazioni ambientaliste, rilevando numerose debolezze, nessuno ha potuto leggere la versione definitiva che ora sarebbe stata approvata. Greenpeace, Legambiente e Wwf si riservano di impugnare gli atti di approvazione della Sen presso i fori competenti, per contrastare con ogni strumento un piano che non garantirebbe al Paese alcuno sviluppo e costituirebbe, invece, un atto di grave miopia, profondamente in conflitto con ogni istanza di sviluppo sostenibile.

lunedì 11 marzo 2013

Strategia Energetica Nazionale approvata: ambientalisti protestano

Strategia Energetica Nazionale approvata: ambientalisti protestano

(Fonte:GreenStyle.it-Guido Grassadonio)
 
 
 
La Strategia Energetica Nazionale è stata approvata. Ne ha dato notizia Clini venerdì scorso, affermando di aver provveduto a firmare, insieme al collega Corrado Passera, un decreto interministeriale che dà il via alla SEN. L’approvazione ha scatenato, come prevedibile, le reazioni indignate di tutte le associazioni ambientaliste, Greenpeace, Legambiente e WWF.

Greenpeace parla di un vero e proprio “colpo di mano” operato dall’attuale governo dimissionario riguardo alla SEN. L’associazione in questa battaglia si è unita al WWF Italia ed a Legambiente e la descrizione dei fatti è, assolutamente, impietosa. Riportiamo dal comunicato di Greenpeace:

Secondo le associazioni ambientaliste si tratterebbe di un atto illegittimo, adottato da un governo in carica solo per gli affari correnti, su una materia di programmazione strategica che tutto rappresenta fuorché “ordinaria amministrazione”. La SEN, infatti, è un documento che definisce lo sviluppo energetico dell’Italia da qui al 2020: un periodo troppo limitato per una strategia, ma sufficiente per ipotecare il futuro del Paese con il delineato impulso alla trasformazione in hub del gas e il via alle trivellazioni selvagge.

Inoltre, Greenpeace, Legambiente e WWF spiegano come le consultazioni avvenute sulla SEN riguardavano una bozza di legge. Al momento nessuno conosce bene il contenuto della versione definitiva che sarebbe stata approvata.

Si conoscono però le linee guida, le priorità date dal governo e le conseguenti critiche da parte delle tre associazioni. Il breve schema seguente, sempre tratto dal comunicato stampa Greenpeace, riassume ottimamente la situazione, chiarendo gli obiettivi della SEN targata Passera e Clini, riferita soltanto ai 7 anni che ci dividono dal 2020:
 
  1. incentivare e facilitare lo sfruttamento delle scarsissime risorse petrolifere del Paese, mettendo a rischio ambiente, paesaggio e salute pubblica per un ritorno economico esiguo;
  2. fingere che non esista la questione carbone – la fonte più dannosa per il clima e la salute umana – salvo continuare ad approvare nuovi progetti di centrali alimentate con quella fonte (come nel caso di Saline Joniche) o progetti di ampliamento di impianti già esistenti (come nel caso di Vado Ligure);
  3. definire obiettivi di sviluppo ambiziosi per le fonti rinnovabili, ma identificare al contempo strumenti del tutto inadeguati a consentire questa crescita;
  4. trasformare l’Italia in un grande hub del gas, senza chiarire i vantaggi per il paese vista l’assenza di politiche che superino gli impianti a carbone e a olio combustibile.

Infine, le tre associazioni ricordano due fallimenti cui l’attuale governo in carica è andato incontro e che avrebbero dovuto suggerire prudenza nelle sue ultime attività:
 
  1. Secondo i dati OCSE, nell’ultimo anno gli investimenti in Italia sulle rinnovabili sono calati del 51%. Impossibile non considerare per questo dato il governo come corresponsabile.
  2. La batosta elettorale presa da Monti alle ultime elezioni, che dovrebbe ridurre al minimo la legittimità politica del suo governo

Ma, evidentemente, i ministri Passera e Clini non condividono tale analisi dei fatti.