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giovedì 8 gennaio 2015

Fotovoltaico: crescita del 63% all’anno a New York

Fotovoltaico: crescita del 63% all’anno a New York

(Fonte:GreenStyle.it-Marco Mancini)



Complici i costi sempre più bassi il fotovoltaico negli Stati Uniti sta conoscendo una crescita record negli ultimi anni. In particolare in California, stato da cui è partita la rivoluzione verde americana.

Nelle città californiane il solare è ormai una delle fonti di energia più diffuse. Le ricadute occupazionali del settore fotovoltaico sono state enormi. Negli ultimi anni in California il comparto solare ha creato ben 15 mila nuovi posti di lavoro. Il fotovoltaico cresce però a ritmi vertiginosi anche nello stato di New York.

Secondo gli ultimi dati disponibili, dal 2010 al 2013 il fotovoltaico a New York è cresciuto di ben il 63% all’anno. A rivelarlo è stato un recente report dal titolo “Star Power: The Growing Role of Solar Energy in New York” (trad. L’energia di una stella: il crescente ruolo dell’energia solare a New York). Percentuali di crescita così alte solitamente si registrano una tantum, mai per diversi anni di seguito.

Non è raro trovare tassi di incremento elevati in singole annate, a causa di incentivi particolarmente favorevoli o di un boom temporaneo dettato da un brusco abbassamento dei prezzi di mercato.

Secondo le previsioni più rosee degli analisti del settore lo Stato di New York, che certo non è uno dei meno energivori, potrebbe essere alimentato al 100% dall’elettricità prodotta dal solare. Potenzialmente, l’energia generata dai pannelli fotovoltaici installati nello stato potrebbe coprire 11 volte il fabbisogno energetico totale.

Se il fotovoltaico dovesse continuare a crescere a un tasso del 63% l’anno, New York taglierebbe un traguardo molto importante per uno Stato americano: generare circa il 20% dell’elettricità totale grazie al solare entro il 2025. I vantaggi sarebbero evidenti sia sotto il profilo economico che dell’impatto ambientale.

Una transizione energetica simile ridurrebbe la richiesta di energia elettrica dalle centrali a carbone, energivore e altamente inquinanti. Una misura che a livello di riduzione delle emissioni di CO2 avrebbe un effetto equiparabile a quello di 3 milioni di auto a benzina in meno sulle strade.

martedì 13 maggio 2014

La Casa Bianca sceglie il fotovoltaico: Obama da il buon esempio

La Casa Bianca sceglie il fotovoltaico: Obama da il buon esempio

(Fonte:Rinnovabili.it)
 
 
 
I tecnici hanno appena finito di installare un impianto fotovoltaico sul tetto della Casa Bianca, realizzando un progetto del presidente Obama, che vuole essere di esempio per il popolo americano rendendo ecologica e tecnologicamente avanzata la sua dimora. Il proposito era stato annunciato già nel 2010, ma solo alla fine del 2013 è stato realizzato.
Anche se per motivi di sicurezza non è stato dichiarato il costo e il numero dei pannelli, si sa che produrranno 6,3 kW di energia elettrica sottoposti a luce diretta e che sono stati installati su supporti metallici assicurati al tetto mediante colla epossidica.

Obama vuole essere d’esempio per sensibilizzare le famiglie americane sull’importanza dell’indipendenza energetica dagli altri stati e la riduzione delle emissioni responsabili del riscaldamento globale.
La convenienza oltre che ambientale e politica è anche economica, infatti in soli 8 anni, due mandati presidenziali, i pannelli ripagheranno la spesa per l’acquisto e l’installazione.

“Essendo alla Casa Bianca, abbiamo alcuni problemi di sicurezza. Non è stato possibile coprire l’intero tetto, anche se dal punto di vista del risparmio energetico sarebbe conveniente” spiega James Doherty, usciere della Casa Bianca.

Nonostante l’impegno del presidente per lanciare un messaggio virtuoso, gli ecologisti americani trovano questo intervento tardivo, il gruppo ambientalista 350.org ha trovato il progetto significativo ma anche tristemente in ritardo.
Bill McKibben, scrittore, giornalista e attivista del gruppo, dichiara sarcasticamente: “Con questo ritmo risolveremo il problema del riscaldamento globale quando saremo già 30 metri sott’acqua”.

Barack Obama non è il primo ad aver scelto le energie rinnovabili per il palazzo presidenziale, Jimmy Carter spese 30 mila dollari per un impianto di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua negli anni ’70 per gli uffici dell’aula ovest, ma l’impianto fu dismesso 7 anni dopo dal suo successore Ronald Reagan quando si trasferì alla Casa Bianca. George W. Bush installò pannelli solari su alcuni edifici secondari del palazzo e per ottenere acqua calda per la piscina.

lunedì 9 dicembre 2013

Rinnovabili, Obama: triplicare produzione USA entro 2020

(Fonte:GreenStyle.it-Marco Mancini)

 
Barack Obama ci tiene a passare alla storia come il Presidente degli Stati Uniti più attento all’ambiente e dopo tanti fallimenti sugli obiettivi degli anni scorsi, adesso ha deciso di imprimere un’accelerazione alla sua politica ambientale.

In questi giorni Obama ha infatti emanato un ordine esecutivo che obbliga tutte le amministrazioni governative (quindi dal Congresso alle sedi militari, fino all’ultimo ufficio pubblico di provincia) a triplicare il proprio utilizzo di energia rinnovabile entro il 2020.

Grazie a questa mossa Obama spera di raggiungere una copertura del fabbisogno energetico del governo del 20% con le fonti rinnovabili. Attualmente l’utilizzo non supera il 7%. Queste le parole del presidente durante il suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione:

Per il bene dei nostri figli e del nostro futuro, dobbiamo fare di più. Se il Congresso non agirà presto per proteggere le generazioni future, lo farò io. Io dirigerò il mio Gabinetto per avviare tutte le azioni esecutive che possiamo intraprendere, ora e in futuro, per ridurre l’inquinamento, preparare le nostre comunità alle conseguenze del cambiamento climatico e accelerare il passaggio alle fonti di energia più sostenibili.

In molti avevano pensato che queste parole sarebbero cadute nel vuoto come spesso accaduto in passato, ma stavolta non sembra debba andare così. Secondo i dati dell’Associated Press, il Governo federale gestisce circa 500 mila edifici e 600 mila veicoli per circa 500 miliardi di dollari all’anno di costi di gestione. Portare il fabbisogno energetico di questa enorme macchina almeno al 20% coperto dalle rinnovabili comporterebbe un enorme risparmio in termini monetari e di emissioni.

Il primo passo per realizzare questo obiettivo sarà dotare tutti gli edifici pubblici di impianti energetici rinnovabili ed effettuare lavori che consentano a tali edifici di ottenere la certificazione REC, un nuovo standard americano che rappresenta il valore ambientale di un edificio. Il secondo sarà realizzare l’iniziativa denominata “Net Zero Energy”, la quale prevede che tutte le basi militari dislocate sul territorio nazionale si autoproducano energia e acqua oltre ad autogestire i rifiuti prodotti.

Ovviamente il percorso è pieno di ostacoli e la lobby dei combustibili fossili, la più potente al mondo, sta già dichiarando guerra alla proposta del Presidente degli Stati Uniti. Obama va comunque avanti e ha già stabilito il piano per i prossimi anni: entro il 2015 l’amministrazione pubblica dovrà raggiungere una copertura del proprio fabbisogno energetico con le rinnovabili per il 10%; entro il 2017 deve arrivare al 15%, nel 2018 al 17,5%, e si spera che già entro il 2019, 2020 al massimo, si possa raggiungere la soglia del 20%.

mercoledì 26 giugno 2013

Clima, Obama: "La terra sta cambiando". Gli Stati Uniti "devono iniziare ad agire"

Clima, Obama: "La terra sta cambiando". Gli Stati Uniti "devono iniziare ad agire"

(Fonte:LaRepubblica.it)
 
 
 
 
WASHINGTON - Evitare di peggiorare l'effetto serra. Ridurre le emissioni di biossido di carbonio e puntare sulle energie rinnovabili. Il primo, atteso discorso sull'ambiente del secondo mandato di Obama doveva districare anche la controversa questione dell'oleodotto Keystone XL. Due fasi del maxi progetto sono già operative. Una terza - il trasporto dall'Oklahoma al golfo del Texas - è in costruzione, ma la quarta fase è ancora in attesa dell'approvazione del governo americano. Servirebbe a consentire la distribuzione del greggio estratto dalle sabbie bituminose dello Stato canadese da Hardisty, Alberta, estendendosi per 1.179 miglia (1.897 chilometri) fino a Steele City, in Nebraska. Ma gli ambientalisti sono in agitazione e protestano per le emissioni di gas serra che l'oleodotto causa. "Dovrà rispettare i parametri di sicurezza e non compromettere l'ambiente o non sarà approvato dal mio governo", ha detto Obama all'Università di Georgetown. "Il nostro interesse nazionale sarà garantito solo se questo progetto non aggraverà esageratamente il problema dell'inquinamento da anidride carbonica", ha spiegato.

Era la parte attesa del suo discorso. Si pensava che avrebbe annunciato l'approvazione del progetto. E invece Obama non ha fatto l'equilibrista. "Non possiamo continuare a trivellare ignorando il cambiamento climatico. È un problema non ignorabile. La strategia energetica giusta non può riguardare solo il petrolio", ha spiegato. "So delle controversie sull'oleodotto Keystone tra il Canada e il Texas - ha affermato - Molti si sono opposti. Voglio essere chiaro: permetterne la costruzione richiede che tutto sia fatto nell'interesse del Paese". "Gli interessi nazionali - ha continuato - saranno serviti se questo progetto non esaspererà gli effetti dell'inquinamento da carbonio. Gli effetti negativi non possono prevalere. Non ci possono essere ulteriori effetti negativi sul cambiamento climatico, quindi faremo una valutazione necessaria per capire se andare avanti con la costruzione".

Poi ha spiegato i punti principali del suo programma. Messo nell'angolo da una serie di scandali che ne hanno offuscato l'immagine progressista, il presidente ha tentato di recuperare terreno e rilanciato una battaglia su cui molti lo trovano in difetto, la lotta al cambiamento climatico. Ha rimarcato che "il 97% degli scienziati riconosce il surriscaldamento" e che "gli americani stanno già pagando il prezzo dell'inazione sul clima". "Dobbiamo agire" ha detto, annunciando una strategia nazionale di lotta alle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra. "Come presidente, come padre e come americano, sono qui per dirvi che dobbiamo agire".

"Dal 2006 nessun Paese al mondo ha ridotto l'inquinamento da gas serra come gli Stati Uniti. È un buon inizio. Ma la ragione per cui siamo qui è che c'è ancora molto da fare", ha detto. Gli Stati Uniti vogliono essere il Paese leader globale nella lotta al cambio climatico: "Non è né giusto, né sicuro - ha aggiunto - che le centrali elettriche emettano quantità illimitate di anidride carbonica nell'atmosfera. Dobbiamo fermarle". Realismo. Un periodo di transizione è necessario: "L'economia verde può essere il motore per i prossimi decenni e voglio che costruiamo quel futuro. È il nostro compito. Questo non vuol dire che improvvisamente smetteremo di produrre carburanti fossili, un periodo di transizione richiede tempo, ma chi dice che questo danneggerà i rifornimenti energetici, mente".

Obama ha dato il mandato all'Environmental Protection Agency, l'agenzia federale preposta alla difesa dell'ambiente, di compilare un piano che evidenzi il limite delle emissioni di biossido di carbonio degli Stati Uniti. L'agenzia ha avuto anche un termine: un anno da oggi. Entro giugno 2014, dovrà calcolare danni possibili e alternative valide per evitarli. Obama ha anche chiesto l'approvazione di una legge che limiti l'emissione di gas serra dagli impianti per la produzione di energia elettrica. Inoltre si è scagliato contro i repubblicani che si oppongono ai suoi piani, sostenendo che comprometteranno posti di lavoro. "Si sbagliano, come si sono già sbagliati", ha detto.

L'oleodotto di Keystone avrebbe garantito il trasporto di petrolio attraverso la nazione. "Nell'interesse nazionale", dicono i sostenitori che puntano il dito contro altri metodi, "camion, navi, treni non sono altrettanto sicuri". Una decisione definitiva, ha spiegato Cnn, dovrebbe arrivare in autunno, è da marzo che la situazione è in stallo.

Il presidente non si è soffermato troppo sulla questione. Ha lanciato la sua sfida. "Nel discorso sullo Stato dell'Unione ho chiesto al Congresso di trovare una soluzione che mettesse d'accordo i repubblicani e i democratici, ma sono ancora in attesa e voglio che tutti si impegnino. E' una sfida che deve ricevere attenzione adesso, non può aspettare. Per questo voglio mettere in atto una nuova strategia che tuteli dall'inquinamento e preveda un coordinamento globale. Si inizia con quello da biossido di carbonio, facendo un uso maggiore dell'energia pulita, sprecando meno energia per le attività economiche".

A Washington sotto un caldo soffocante, il presidente Usa ha ricordato che gli effetti del cambiamento climatico sul pianeta provocano enormi perdite di vite umane e anche economiche. Per questo vorrebbe una soluzione al problema basata sul mercato e raddoppiare la produzione di energia da fonti solari e da vento geotermico su terreni federali.

Il piano prevede anche 8 miliardi di dollari in garanzie governative per prestiti destinati a investimenti su tecnologie che impediscano che il biossido di carbonio prodotto dagli impianti energetici arrivi all'atmosfera e fissa come obiettivo la riduzione di almeno 3 miliardi di tonnellate metriche di carbonio accumulato entro il 2030 (ovvero più della metà dell'inquinamento annuale da carbone del settore energetico in Usa).

martedì 16 aprile 2013

Stati Uniti: 100% degli impianti installati a marzo è FV

 Stati Uniti: 100% degli impianti installati a marzo è FV

 (Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
Secondo l'ultima analisi della Federal Energy Regulatory Commission, il mese scorso sono stati installati solo sette grandi impianti, tutti fotovoltaici, per una potenza complessiva di 44 MW, mentre da gennaio, dei 75 impianti realizzati, 38 sono parchi FV per un totale di 537 MW


A marzo, negli Stati Uniti, sono stati installati solo sette grandi impianti energetici, tutti fotovoltaici, per una capacità totale di 44 MW. Sono i dati contenuti nell'ultima analisi della Federal Energy Regulatory Commission, dall'inizio dell'anno, sono stati installati 75 impianti, dei quli 38 sono grandi impianti fotovoltaici (537 MW di potenza complessiva), 28 sono centrali a biomassa (46 MW), sei parchi eolici di grandi dimensioni (958 MW), quattro centrali idroelettriche (5,4 MW) e soltanto tre centrali a gas (340 MW). Su 1.880 MW installati, quindi, oltre 1.500 MW sono rinnovabili.

A fronte di un calo nelle nuove installazioni (-2 GW) la differenza in termini di rapporto rinnovabili/fossili con lo stesso periodo del 2011 è lampante: 61 parchi solari (254 MW), 33 parchi eolici (1.431 MW), 37 centrali a biomasse (102 MW), 11 impianti a gas (1.145 MW), sette impiantii a olio combustibile (12 MW), quattro impianti geotermici (72 MW) e una centrale a carbone (808 MW), per un totale di 3.833 MW, 1.868 dei quali da fonte rinnovabile e poco meno di 2.000 da fonte fossile. Oggi, carbone, gas e petrolio rappresentano il 75% della potenza installata negli Stati Uniti, le rinnovabili il 15% e il nucleare il 9% del totale.

venerdì 15 marzo 2013

New York, il futuro energetico è delle rinnovabili

New York, il futuro energetico è delle rinnovabili

(Fonte:GreenStyle.it-Claudio Schirru)

 
 
Il futuro energetico di New York è nelle fonti rinnovabili. Eolico e fotovoltaico sarebbero le chiavi per ridurre la mortalità legata alle emissioni da combustibili fossili e per alimentare lo Stato culla della Grande Mela. Autori dello studio sono Mark Z. Jacobson, dello Stanford Woods Institute for the Environment oltre al Precourt Institute for Energy, insieme con gli scienziati della Cornell University e della University of California-Davis. Un rapporto che ripone grandi speranze nell’energia verde, tanto da assegnarle un potenziale minimo del 78% rispetto al fabbisogno cittadino.

La maggior parte del futuro fabbisogno dello Stato di New York potrebbe quindi venire da eolico e fotovoltaico, con un contributo stimato per il primo del 40% mentre di poco inferiore (38%) l’apporto dell’energia solare. Nel rapporto vengono indicati, questo il punto più incoraggiante per i sostenitori delle rinnovabili, prodotti e tecnologie verdi già disponibili su scala commerciale o pronti ad esserlo nel brevissimo periodo. Nessuna ipotetica apparecchiatura futuristica quindi presa in esame, ma soltanto le reali possibilità di sviluppo tecnico.

Anche la geotermia potrà secondo i ricercatori giocare un ruolo chiave, così come la possibilità di ricavare energia dal moto marino. Possibilità già ampiamente sfruttata ricordano gli autori, tanto che il grosso delle centrali idroelettriche richieste per realizzare le loro aspettative sulle fonti pulite sono già in attività. È inoltre già in fase di test un progetto sperimentale di recupero dell’energia delle maree lungo l’East River. Lo studio tiene conto di un ampio spettro di fonti rinnovabili sfruttabili a livello locale, alle quali andranno aggiunti tutti quei kilowatt assicurati dai collegamenti con i centri di produzione da eolico nel MidWest.

Un tale sviluppo delle rinnovabili andrebbe inevitabilmente ad incidere sull’apporto di energia da combustibili fossili. Secondo gli autori dello studio questo cambio di rotta produrrebbe notevoli vantaggi in termini di riduzione della spesa sanitaria e del numero di decessi legati a fattori di inquinamento atmosferico. Le morti sostengono diminuirebbero di circa 4.000 unità ogni anno, oltre a garantire allo Stato un risparmio tangibile in termini economici:

Lo Stato risparmierebbe circa 33 miliardi di dollari, il 3% del suo Prodotto Interno Lordo, in costi sanitari ogni anno. Lo studio stima anche che le emissioni risulterebbero in grado di ridurre i costi USA al 2050 per far fronte ai cambiamenti climatici, come l’erosione della costa e i danni da fenomeni atmosferici estremi, di circa 3,2 miliardi di dollari all’anno.

domenica 10 febbraio 2013

Rinnovabili USA, sgravi fiscali per 150 milioni di dollari

Rinnovabili USA, sgravi fiscali per 150 milioni di dollari

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)

Il Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti ha appena messo a disposizione 150 milioni di dollari per coprire il credito fiscale per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. In realtà, però, non si tratta di nuovi fondi ma della rimanenza di un precedente programma di incentivazione.

L’American Recovery and Reinvestment Act, emanato nel 2009, prevedeva un credito fiscale al 30% con una copertura complessiva di 2,3 miliardi di dollari per 183 progetti in totale. Questi 150 milioni, in pratica, sono la parte non ancora utilizzata di quel fondo.

Il meccanismo che il DOE utilizzerà per erogarli sarà quello delle aste competitive. Ricevute le richieste di sgravio fiscale, il Dipartimento analizzerà i progetti e sceglierà in base a vari parametri: creazione di nuova occupazione, fattibilità economica, innovazione tecnologica, velocità attesa della realizzazione del progetto e riduzione degli inquinanti e delle emissioni di gas serra derivanti dall’opera.

A poter essere incentivati non sono solo i nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, ma anche gli interventi di risparmio energetico, gli accumuli di energia e persino cattura e stoccaggio della CO2 (CCS). Neal S. Wolin, segretario aggiunto al Tesoro, spiega la logica del tax credit:

Per continuare a far guarire l’economia, il presidente ha ben chiaro che dobbiamo fare tutto il possibile per far crescere oggi la creazione di nuovi posti di lavoro e costruire fondamenta più sostenibili per il futuro.
Produrre l’energia pulita dell’America del futuro creerà subito buoni lavori per il ceto medio e aiuterà a porre le basi per una elasticità di lungo termine della nostra economia.


Seppur con molta enfasi e retorica, quindi, il governo americano sta cercando di raschiare il barile dei fondi pubblici per mettere in atto una scelta intelligente: usare la green economy come volano dell’economia generale statunitense.

venerdì 4 gennaio 2013

Usa: Obama proroga agevolazioni fiscali per le rinnovabili

Usa: Obama proroga agevolazioni fiscali per le rinnovabili

(Fonte:ZeroEmission.it)

 
Il Governo americano proroga il Production Tax Credit, l'agevolazione fiscale,che incentiva i progetti nel settore eolico, delle biomasse della geotermia e dell’idroelettrico.
Il Governo del Presidente Usa Barack Obama approva la proroga per il Production Tax Credit, l'agevolazione fiscale,che incentiva i progetti nel settore eolico, delle biomasse della geotermia e dell’idroelettrico. Il termine era fissato per il 31 dicembre 2012, ma dopo settimane di dibattiti e negoziati con il Ministero dell'economia, si è deciso per la proroga, inserendo il Ptc nella nuova legge sul Fiscal cliff appena approvata. Non solo. Il sistema del Ptc, che prevede un credito d'imposta di 2,2 centesimi di dollao a kWh, è stato addirittura migliorato: da oggi, infatti, chi costruisce un impianto rinnovabile può richiedere l'incentivo fiscale a lavori iniziati e non soltanto ad allaccio avvenuto. Il Fiscal cliff prevede infine nuovi finanziamenti per gli impianti domestici da fonte rinnovabile: in pratica chi vuole installare impianti di piccola taglia, soprattutto solare fotovoltaico, potrà richiedere ancora per due anni il rimborso da parte dello stato di una percentuale importante dell'investimento iniziale.

venerdì 26 ottobre 2012

Entro il 2030 50% dell'energia mondiale dall'eolico

 Ricerca: entro il 2030 50% dell'energia mondiale dall'eolico

 (Fonte:ZeroEmission.it)


Queste, secondo i ricercatori americani della University of Delaware e della Stanford University, le potenzialità del settore, se opportunamente finanziato.
 
L'eolico, entro il 2030, potrebbe produrre più la metà dell’energia del mondo. E' il dato emerso da una ricerca pubblicata da alcuni ricercatori americani della University of Delaware e della Stanford University, secondo cui, con gli adeguati investimenti e con l'installazione di circa quattro milioni di turbine sparse in tutto il mondo, il settore sarebbe in grado di produrre 7,5 TWh all'anno, ovvero più della metà della richiesta globale prevista nel 2030. Questo per quanto riguarda la ricerca. Nella realtà, ad oggi, le circa 200 mila turbine eoliche installate in tutto il mondo producono circa il 2,5% dell’energia mondia richiesta su scala globale.

Esistono però consistenti margini di crescita. Entro lo stesso anno, ad esempio, il Department of Energy statunitense ha avviato un progetto volto a realizzare numerose fattorie eoliche con l'intento di soddisfare con il vento circa il 20% della domanda interna nazionale, contro l'attuale 3%. E le iniziative di questo tipo si stanno moltiplicando, cosa che spiega in parte come mai l'eolico è il settore più in rapida crescita tra le rinnovabili: nel corso del 2011 sono stati allacciati alla rete elettrica circa 40,5 GW, che hanno fatto sfondare all'energia dal vento il tetto dei 238 GW installati.

lunedì 10 settembre 2012

Fotovoltaico:boom negli States!

Fotovoltaico: boom nel secondo trimestre negli Stati Uniti

 (Fonte:GreenStyle.it-Guido Grassadonio)
Mentre in Italia gli addetti ai lavori si dicono preoccupati a causa dei tagli contenuti nel Quinto Conto Energia, negli USA il fotovoltaico sta vivendo un vero e proprio boom. Gli ultimi dati, riferiti al trimestre che va da aprile a giugno, mostrano un raddoppio nelle vendite di pannelli solari, un record anche rispetto al già alto risultato dei tre mesi precedenti.
Le previsioni parlano per il 2012 di un incremento totale del 72% rispetto all’annata precedente. Insomma, il fotovoltaico sta diventando un vero e proprio business. Merito del fatto che le stesse istituzioni statunitensi stanno cominciando a preoccuparsi di aumentare la richiesta di energia verde, come del sensibile calo dei prezzi. Eppure noi italiani non dovremmo sorprenderci più di tanto: sappiamo bene come il solare possa facilmente imporsi come settore economico in forte espansione.
Ad ogni modo, le offerte cui i singoli cittadini USA possono avvalersi sembrano superiori al momento a quelle italiane. Ad esempio, è possibile fare installare dei pannelli solari da un’azienda che resterà comunque padrona dell’impianto, garantendo però parte dei proventi alla famiglia ospitante e accollandosi tutte le spese. Proprio situazioni del genere sono in netto sviluppo, permettendo di investire nel solare anche a persone che fino a poco tempo fa sarebbero state escluse per mancanza di capitale.
Il rovescio della medaglia è per una certa stagnazione nell’industria fotovoltaica statunitense. Se le vendite sono in generale aumentate, non sempre ad avvantaggiarsene sono stati produttori americani. Ma, anche questo, non è un problema nuovo alle nostre orecchie "europee".