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lunedì 14 gennaio 2013

Emissioni: ancora pochi investimenti nella prevenzione

Emissioni: ancora pochi investimenti nella prevenzione

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
Le imprese continuano a effettuare investimenti per rimuovere l'inquinamento dopo che questo è stato prodotto, anzichè integrare i propri impianti con tecnologie più pulite che contribuiscono a proteggere l'ambiente dagli effetti negativi del processo produttivo. Questo è ciò che rileva il rapporto "Gli investimenti per la protezione dell'ambiente delle imprese industriali" pubblicato dall'Istat e relativo all'anno 2010 secondo il quale in quell'anno gli investimenti per il trattamento dell'inquinamento a valle dei processi produttivi, il cosidetto 'end-of-pipe', 1,4 miliardi di euro, sono ancora la componente più rilevante degli investimenti per la protezione dell'ambiente, con un incidenza del 74,8% sul totale, contro il 25,2% degli investimenti integrati, 485 milioni di euro, collegati a tecnologie più avanzate.

Il segmento delle piccole e medie imprese realizza una quota più elevata di investimenti integrati sul totale degli investimenti ambientali (36,8%) di quella realizzata dalle grandi imprese (22,6%). In termini assoluti nelle piccole e medie imprese si registra una diminuzione della spesa in investimenti integrati (-11,6% rispetto al 2009), mentre nelle grandi la spesa èin aumento (+ 26,8% rispetto al 2009). 'incidenza della spesa per la gestione dei rifiuti è diminuita (11,2% contro 12,4% del 2009) mentre risultano complessivamente in crescita (dal 38,6 al 39,8%) le spese nelle attività di protezione e recupero del suolo e delle acque di falda e superficiali, nell'abbattimento del rumore, nella protezione del paesaggio e protezione dalle radiazioni e nelle attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla protezione dell'ambiente.

venerdì 7 dicembre 2012

Strategia Energetica Nazionale, le proposte delle imprese

Strategia Energetica Nazionale, le proposte delle imprese

(Fonte:EdilPortale.it-Rossella Calabrese)
 
 
 
In queste settimane il documento è stato analizzato nel dettaglio dalle associazioni imprenditoriali dei settori interessati, che hanno elaborato proposte di modifica e nuovi contenuti per ridurre i costi energetici e raggiungere gli obiettivi europei in materia ambientale.

Confindustria ANIE lancia una proposta molto chiara: sostituire il parco elettrico esistente, sia in ambito industriale che nell’edilizia, cioè mettere in atto un grande piano di efficientamento energetico per rimettere immediatamente in moto il sistema produttivo del Paese. Secondo ANIE, il manifatturiero italiano “rischia di rimanere soffocato dalla tenaglia del costo del lavoro da un lato e del costo dell'energia dall’altro”. Sostituendo tutto il parco elettrico esistente, sia in ambito industriale che nel building, si creerebbe lavoro per nei settori degli impianti elettrici e di illuminazione, della domotica e degli apparecchi domestici.

AiCARR, l’Associazione italiana Condizionamento dell’Aria, Riscaldamento, Refrigerazione, si concentra sugli edifici terziari. In questi edifici - spiega - caratterizzati da carichi endogeni rilevanti, un eccessivo livello di isolamento porta ad un aumento dei consumi per la climatizzazione estiva, spesso superiore al risparmio energetico ottenuto nel periodo di riscaldamento. È quindi necessario - secondo AiCARR - intervenire sull’involucro per limitare gli apporti solari estivi (schermi esterni, cool-surfaces, green roof, vetri a controllo solare) e utilizzare sistemi di climatizzazione gratuita o ad altissima efficienza.

E propone di rendere obbligatorio l’utilizzo di tecnologie ad elevata efficienza energetica, quali pompe di calore o macchine frigorifere ad elevata efficienza nel funzionamento estivo, sistemi di raffreddamento gratuito con raffreddamento evaporativo direttamente sull’aria (free cooling diretto), sistemi di raffreddamento gratuito che sfruttino il terreno o le acque superficiali (free-cooling indiretto), macchine frigorifere in grado di recuperare “freddo” mentre si produce acqua calda sanitaria (macchine frigorifere a recupero totale o parziale), recuperatori di calore dell’aria espulsa coadiuvati da raffreddamento evaporativo.

ANIT, Associazione nazionale per l’isolamento termico e acustico, chiede di favorire la riqualificazione energetica degli edifici esistenti, puntando sulla riduzione deiconsumi di energia e non solo sulla diversificazione dell’approvvigionamento;di rendere più stringentigli standard per l’edilizia nuova, tenendo però conto delle necessità e criticità delle nostre variegate zone climatiche;di rendere definitive e strutturalile detrazioni fiscalie gli incentivi. Infine, Anit invita a puntare sulla qualità italiana per uscire dalla crisi: su edifici ad elevate prestazioni (energetiche, acustiche,statiche, di sicurezza) e sulla filiera industriale e artigianale italiana.

La proposta di Confindustria FINCO, la Federazionedelle industrie dei prodotti, impianti e servizi per le costruzioni, riguarda il “nuovo” bonus del 55% per la riqualificazione energetica, cioè quello che partirà il 1° luglio 2013. Si potrebbe evincere - secondo Finco - che il bonus del 55% premierà di più (o forse solo?) gli interventi di riqualificazione energetica complessiva, suscettibili di un maggiore risparmio energetico. Ricordando i numeri dei primi quattro anni di applicazione el bonus (1.400.000 famiglie coinvolte, 17 miliardi di euro di investimenti, 50.000 nuovi posti di lavoro, oltre 8.500 GWh risparmiati), Finco auspica che il 55% sia prorogato fino al 31 dicembre 2020, premi tanto i singoli interventi quanto quelli complessivi, sia detraibile tra 5 e 10 anni a scelta del contribuente, che sia esteso anche ai beni immobili non strumentali e alle schermature solari.

Tra le altre proposte di Finco, ci sono: il Green Public Procurement (GPP) per inserire criteri di qualificazione ambientale negli acquisti di beni e servizi da parte delle Pubbliche Amministrazioni; il teleriscaldamento e il teleraffreddamento efficiente, per raggiungere gli obiettivi europei; l’Ecoprestito, un prestito a tasso 0 o estremamente ridotto per 10 anni, per superare l’ostacolo dell’inadeguata disponibilità finanziaria dei privati che intendono investire in efficientamento energetico.

venerdì 19 ottobre 2012

Italia 27esima per la Sostenibilità

Sostenibilità, Italia 27esima: “Piazzamento poco lusinghiero”

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
Secondo uno studio promosso da Sap, nel confronto Pil/competitività sostenibile presente, l’Italia è al 27° posto, su circa 40 Paesi esaminati. “Riconfermate difficoltà delle nostre aziende nell’integrare sostenibilità nei loro modelli di business”
Non ci fa una bella figura l’Italia quando si parla di sostenibilità nelle imprese. Lo conferma il risultato che emerge dallo studio “Tempi insostenibili”, realizzato in collaborazione tra Rga (società di consulenza), Sap (azienda che si occupa della produzione di software) e la rivista Green Business. Secondo la classifica basata sul confronto tra Pil e competitività sostenibile l’Italia si piazza al 27esimo posto su 40 Paesi esaminati. Non è certo un piazzamento onorevole, fa notare Carlo Cici, partner Rga: “Nonostante l’Italia abbia un Pil tra i primi 10 Paesi oggetto di analisi conquista un poco lusinghiero 27esimo posto nel ranking della competitività sostenibile, riconfermando le difficoltà delle nostre aziende nell’integrazione della sostenibilità all’interno dei loro modelli di business”.

Considerando i 17 indicatori su cui si basa l’indice di sostenibilità costruito da Rga, i fattori fortemente critici per la competitività sostenibile del nostro Paese sono in particolare 3: accountability e trasparenza dei consigli di amministrazione, che vedono l’Italia al penultimo posto prima dell’Egitto e al 134esimo sui 144 Paesi considerati dal World Economic Forum; investimenti nella formazione e sviluppo delle persone nelle aziende, per i quali siamo penultimi, sempre prima dell’Egitto, e 123esimi per il WEF; meritocrazia nel top management, dove il nostro Paese è terzultimo prima di Egitto e Bangladesh e al 113esimo posto nella classifica del Wef. Lo stesso Cici, nel precisare che l’indagine è stata condotta su 50 aziende italiane, conferma come “la sostenibilità sia un fattore di successo sul mercato. L’adozione di un modello di competitività responsabile contribuisce alla creazione di un vantaggio competitivo, favorendo inoltre l’attrazione di talenti e la creazione del consenso”.