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martedì 25 febbraio 2014

Rinnovabili e dissesto idrogeologico, Renzi: importanti per il Paese

Rinnovabili e dissesto idrogeologico, Renzi: importanti per il Paese

 
(Fonte:GreenStyle.it-Claudio Schirru)

 
Energie rinnovabili e dissesto idrogeologico non saranno di serie B per il Governo Renzi. Ad affermarlo lo stesso Presidente del Consiglio incaricato in occasione del discorso “a braccio” sostenuto ieri al Senato, durante il quale ha aperto alla presentazione di un piano industriale che comprenda due dei settori chiave della green economy.

Matteo Renzi nel suo discorso sembra voler fugare i dubbi emersi dopo la candidatura a ministro dell’Ambiente di Gian Luca Galletti, uomo politico di lungo corso, ma dalla poca familiarità con incarichi relativi al dicastero che andrà a occupare dopo il presumibilmente scontato via libera della Camera al Governo:

Nel piano per il lavoro che presenteremo a marzo ci sarà una sorta di piano industriale per i singoli settori: sulle energie alternative, intese non semplicemente come il sussidio o l’intervento su un singolo settore, ma come il bisogno di andare a inventarsi nuovi posti di lavoro; sulla chimica verde, sull’innovazione tecnologica applicata alla ricerca, sugli investimenti veri e profondi che si possono fare contro il dissesto idrogeologico in un Paese in cui abbiamo soldi bloccati e fermi, anche per responsabilità delle pubbliche amministrazioni, che gridano vendetta, non soltanto per ciò che stanno vivendo in queste ore il modenese o l’area di Olbia, ma anche per come in questi anni abbiamo dovuto vivere e con il fiatone certe emergenze che potevano essere affrontate in modo molto più semplice.


Necessaria una svolta reale su temi come energie rinnovabili e dissesto idrogeologico che non sono di secondo piano, prosegue Renzi, atteso però nei prossimi mesi alla prova dei fatti:

Davvero abbiamo ancora soldi fermi sulle casse di laminazione ed espansione, quando il mondo che sta cambiando rende così semplice intervenire in questa situazione? Davvero in alcune realtà del Paese ancora non sappiamo chi ha il potere di intervento sugli argini, per l’eccesso di funzioni tra le Regioni, le Province, i Comuni, le autorità d’ambito? Davvero pensiamo che questi siano temi di serie B, di cui non parlare perchè dobbiamo confrontarci soltanto parlando tra di noi delle nostre realtà quotidiane? Come facciamo a non prendere atto che anche su questo tema c’è bisogno di una svolta reale?

martedì 8 ottobre 2013

Orlando: “Legge Stabilità, servono 500 mln per dissesto idrogeologico”

 Orlando: “Legge Stabilità, servono 500 mln per dissesto idrogeologico”

 (Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
E' quanto servirebbe per gli interventi prioritari, una cifra assai modesta rispetto ai 40 miliardi che servirebbero per mettere in sicurezza l’intero Paese.
“Stabilizzare il nostro territorio dissestato”. E' la priorità secondo il Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando, a partire, almeno, dagli interventi considerati prioritari per mettere in sicurezza alcune aree d'Italia. “Per fare questo - ha detto Orlando - abbiamo chiesto, nella Legge di Stabilità, uno stanziamento di cinquecento milioni” per gli interventi prioritari, una cifra assai modesta rispetto ai 40 miliardi che servirebbero per mettere in sicurezza l’intero Paese. C’è però bisogno di uno stanziamento “costante e non una tantum” ha specificato il Ministro, il quale ha anche chiarito che un’altra priorità è quella di ricostruire una filiera istituzionale che regoli gli interventi sul dissesto idrogeologico: “A fronte di poche risorse, abbiamo alcune realtà nelle quali i soldi non sono mai stati spesi a causa di conflitti tra gli enti”.

Legato a doppio filo con il grave problema della fragilità del nostro territorio è il tema del consumo del suolo che contribuisce ad indebolire i terreni, aggrediti e resi impermeabili dal cemento, e che è stato oggetto di una proposta di legge – citata positivamente più volte dal presidente del Consiglio Letta - di cui però si attende ancora il parere delle Regioni. “Credo che anche le Regioni abbiano chiaro il fatto che continuare a costruire nelle attuali condizioni, a fronte anche di un’assenza di domanda e di nessuna giustificazione dal punto di vista demografico, significa sfidare davvero la sorte”. Ed è per questo che il ministro ha nuovamente sollecitato le Regioni ad esprimersi con un parere “positivo e soprattutto rapido”.