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venerdì 24 gennaio 2014

Il semestre italiano all’Ue punta sulla riforma dell’Ets

Il semestre italiano all’Ue punta sulla riforma dell’Ets

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
La riforma del mercato delle emissioni di carbonio (Ets) e la promozione dei carburanti “puliti” saranno al centro dell’attività del semestre italiano alla presidenza europea.

È quanto emerge dalla relazione programmatica 2014 della presidenza del Consiglio, in cui sono elencate le priorità che saranno affrontate a Bruxelles sotto la guida di Enrico Letta.

Nel documento è scritto che “senza un sistema Ets europeo solido gli Stati membri potrebbero essere indotti a orientarsi verso regolamentazioni alternative, frammentarie e più costose per raggiungere gli obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale”.

La relazione programmatica aggiunge che ''le incertezze dell'Ets dell'Ue compromettono significativamente la possibilità di collegarlo ai sistemi nascenti e di accrescere la liquidità del mercato. Al fine di ripristinare la fiducia nel mercato del carbonio è urgente una riforma strutturale dell'Ets dell'Ue''.
Il documento spiega anche che ''il governo sarà impegnato per favorire un'approvazione in seconda lettura delle proposte di modifica delle direttive sulla qualità della benzina e del combustibile diesel e sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili”.

martedì 29 ottobre 2013

Rinnovabili: 13 ministri dell’ambiente chiedono all’UE più ambizione

Rinnovabili: 13 ministri dell’ambiente chiedono all’UE più ambizione

(Fonte:Rinnovabili.it)
 
 
 
I Ministri dell’ambiente e dell’energia di 13 paesi dell’Unione europea hanno unito le forze per chiedere al blocco di concordare norme di riduzione delle emissioni più ambiziose per il prossimo decennio. In un documento di 40 pagine pubblicato in occasione di una conferenza a Bruxelles, i tredici politici, insieme a diversi leader del mondo del business, spiegano perché Bruxelles dovrebbe riformare la struttura del proprio Emissions Trading System (ETS) e adottare per il 2030 importanti obiettivi energetici e climatici, prerequisito ritenuto essenziale per creare un’economia a basso tenore di carbonio e per stimolare gli investimenti.

Il gruppo dei ministri, battezzato Green Growth Group e in cui rientrano tra gli altro quelli di Germania, Francia e Italia, sta lavorando insieme al fine promuovere e perseguire un ambizioso programma dedicato alla crescita verde. “La posta in gioco è alta”, ha commentato durante la conferenza il segretario britannico all’energia e cambiamenti climatci Ed Davey. “Se non agiamo ora, potremmo davvero perdere questa corsa verso l’obiettivo del low carbon”. L’appello è indirizzato ai funzionari europei in questi giorni alle prese con la stesura del quadro strategico 2030 e la revisione del mercato del carbonio europeo dopo il clamoroso crollo dei prezzi delle quote di CO2. L’obiettivo della regione è quello di riuscir a conciliare le proprie ambizioni di leader nella lotta globale contro il cambiamento climatico con gli sforzi finalizzati alla ripresa dell’economia comunitaria.

giovedì 1 agosto 2013

Quei 160 milioni di euro pubblici che ai nuovi impianti inquinanti

Quei 160 milioni di euro pubblici che ai nuovi impianti inquinanti

(Fonte:QualEnergia-Giulio Meneghello)
 
 
 
 
Circa 160 milioni di euro di fondi pubblici che sarebbero dovuti servire a ridurre le emissioni di CO2, paradossalmente finiranno come rimborsi agli impianti inquinanti entrati in esercizio negli ultimi quattro anni. Oltre 51 milioni andranno alla sola centrale a carbone Enel di Torrevaldadiga Nord, a Civitavecchia, tra i maggiori emettitori di CO2 in Italia, nonché responsabile con il suo inquinamento di circa 45 morti premature l'anno (secondo uno studio commissionato da Greenpeace Italia all’istituto indipendente di ricerca olandese SOMO).

All'Ilva di Taranto di milioni ne andranno oltre 3, e la lista dei beneficiati continua (comprendendo anche impianti meno impattanti, come i cicli combinati a gas): Sorgenia riceverà 25 milioni spalmati su 3 impianti, Ergosud 9 milioni, Eni Power quasi 7 milioni, Tirreno Power 4,4 milioni e decine di altre aziende avranno somme minori.

Gli importi, stabiliti con due delibere emesse dall'Autorità per l'Energia lo scorso 26 luglio (vedi allegati in basso), si riferiscono ai rimborsi dovuti ai cosiddetti 'nuovi entranti' italiani nel sistema ETS, il meccanismo europeo di scambio delle emissioni. Soldi che sono garantiti agli impianti entrati in esercizio negli ultimi anni nonostante la riserva loro destinata fosse esaurita: grazie a un intervento del governo Berlusconi del 2010, infatti, i fondi verranno presi dai proventi della vendita all'asta dei permessi ad emettere. Proventi che, come anticipato, dovrebbero in teoria essere destinati, oltre che a risanare le casse statali, a sostenere investimenti per ridurre la CO2.

Come è successo? La storia ha inizio nel 2006, mentre ci si preparava alla fase 2 dell'ETS, iniziata dal 2008 e terminata con il 2012. Come sappiamo, in quella fase la quasi totalità dei permessi ad emettere venivano assegnati gratuitamente agli impianti che rientravano nello schema, ossia centrali termoelettriche e altre industrie ad alte emissioni. Quante quote gratuite potevano essere assegnate agli impianti italiani e quali soggetti ne avessero diritto venne stabilito con il Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di CO2 2008-2012 (PNA), approvato ufficialmente il 18 dicembre 2006 dai ministeri di Ambiente e Sviluppo Economico del secondo governo Prodi, presieduti rispettivamente da Alfonso Pecoraro Scanio e Pierluigi Bersani.

Proprio in quel piano c'è il seme della distorsione che porta ai paradossali rimborsi deliberati nei giorni scorsi. Non riuscendo a ottenere dall'Europa di poter assegnare un volume di permessi ad emettere tanto grande quanto quanto richiesto, infatti, gli estensori del Piano hanno deciso – con ogni probabilità per non ledere gli interessi degli impianti già in esercizio - di sacrificare la quota di permessi gratuiti da accantonare per gli impianti che sarebbero stati costruiti negli anni seguenti, appunto i cosiddetti nuovi entranti.

La riserva per i nuovi entranti, come quasi certamente sapeva anche chi ha scritto il Piano, è risultata dunque sottodimensionata rispetto alle centrali e alle industrie costruite negli anni successivi: nel primo anno della fase 2 delll'ETS, il 2008 era già stata esaurita e ovviamente anche negli anni seguenti - 2009, 2010, 2011 e 2012 – non ci sono stati abbastanza permessi gratuiti risparmiati da assegnare.

I nuovi entranti hanno così dovuto acquistare di tasca loro i crediti, ma per loro il danno non è stato grave: come forse gli autori del PNA 2008-2012 già immaginavano sarebbe successo, in soccorso è arrivata la mano pubblica nelle vesti di un decreto emanato dal governo Berlusconi nel 2010.

È il Decreto Legge n.72, del 20 maggio 2010, (convertito con la Legge 19 Luglio 2010, n°111) che identifica un meccanismo di rimborso per le installazioni che non hanno ricevuto quote di emissione di CO2 a titolo gratuito a causa dell’esaurimento della riserva per i nuovi entranti. All'articolo 2, comma 3 del provvedimento - a firma Berlusconi (ministro ad interim dello Sviluppo Economico), Prestigiacomo (Ambiente), Matteoli (Infrastrutture) e Tremonti (Economia) – si stabilisce che i soldi da dare ai nuovi entranti – il rimborso comprensivo di interessi di quanto speso per acquistare i crediti - vengano presi dai proventi della vendita all'asta delle quote di CO2 non assegnate gratuitamente.

Da lì le delibere emanate nei giorni scorsi dall'Aeeg, che altro ruolo non ha se non stabilire gli importi in base alle emissioni degli impianti in questione e alle quotazioni della CO2 in quegli anni: 144 milioni di rimborsi relativi al 2012, 10,8 al 2011, 3,5 al 2010, circa un milione al 2009 e 41mila euro al 2008.

Ecco come è successo che 160 milioni del ricavato della vendita all'asta dei permessi - che dovrebbe essere diviso tra entrate erariali e attività per ridurre la CO2, come ad esempio finanziare il Fondo rotativo per Kyoto - andrà invece agli impianti inquinanti costruiti negli ultimi anni.

Come commenta Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club: “In questo modo si è svuotato di significato un meccanismo nato per ridurre le emissioni. Lo si è trasformato in un incentivo al contrario che paradossalmente rimborsa i grandi emettitori. Se si guarda al caso della centrale Enel di Civitavecchia non c'è bisogno di aggiungere altro”.

mercoledì 17 aprile 2013

Bocciato il backloading dell’Emission Trading europeo

Bocciato il backloading dell’Emission Trading europeo

(Fonte:QualEnergia.it)
 
 
 
 
Oggi il Parlamento europeo ha votato per rifiutare la proposta della Commissione di rilanciare in emergenza il mercato del carbonio dell’Unione Europea, il sistema di scambio di emissioni (ETS). Con 334 contrari e 315 favorevoli, la misura pensata per risollevare i prezzi della CO2 scesi ai minimi storici in questi ultimi mesi è definitivamente abortita. Gli europarlamentari italiani hanno formato una larga intesa contro la misura, formata da PdL, Lega, Montiani e parte del PD

Ovvio l'impatto sul mercato: dopo il voto il prezzo della CO2 è sceso del 45% e ha taccato quota 2,63 euro a tonnellata, la cifra più bassa di sempre.

Il backloading, proposto dalla Commissione europea a luglio 2012 e approvato dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo lo scorso 18 febbraio, avrebbe consentito il posticipo delle aste per 900 milioni di crediti previste nel periodo 2013-15, che sarebbero invece stati assegnati, sempre con il meccanismo delle aste, alla fine del terzo periodo di EU ETS, ovvero nel 2019-20. In questo modo il numero di crediti assegnati nel periodo sarebbe rimasto invariato, ma si sarebbe regolato il mercato in modo da sostenere il prezzo al momento assolutamente inadeguato per sostenere investimenti in riduzione delle emissioni.

La bocciatura del backloading, significa che non ci saranno cambiamenti al sistema fino al 2020. Come spiega alla stampa Stig Schjølset, direttore della società di consulenza Point Carbon: “I prezzi rimarranno veramente bassi fino ad allora. L'ETS europeo non porterà nessuna riduzione aggiuntiva della CO2 e sarà dunque irrilevante nel ridurre le emissioni in Europa.”

Commentando il voto, il commissario Ue al Clima, Connie Hedegaard, ha espresso profondo rammarico per la bocciatura di un provvedimento che "avrebbe restituito al mercato Ets il suo ruolo guida nella transizione energetica e ambientale europea". In ogni caso, ha sottolineato la Hedegaard, il provvedimento sul backloading tornerà ora alla Commissione Ambiente dell'Europarlamento per un'ulteriore riflessione. "Valuteremo adesso i prossimi passi da compiere per assicurare all'Europa un sistema Ets forte", ha dichiarato il commissario, che appunta le sue speranze sul Consiglio Europeo e la presidenza irlandese. Quest'ultima, per bocca del ministro dell'Ambiente Phil Hogan, ha escluso infatti categoricamente che il voto negativo dell'Europarlamento possa portare a un ritiro del backloading.

Anche se la proposta del backloading fosse recuperata però, - fa notare Schjølset - non sarebbe mai operativa per il 2015, anno nel quale sarebbe dovuta entrare in campo. Misura indispensabile per tamponare l'emergenza attuale dei prezzi stracciati, peraltro il backloading da solo difficilmente sarebbe bastato a riparare i difetti strutturali dell'ETS, come avevamo spiega un recente report del Grantham Institute.

Disappunto da Greenpeace, WWF, Climate Action Network, mentre Friends of the Earth è sempre stata contraria all'ETS e lo vorrebbe smantellato in favore di proposte alternative. Soddisfazione da parte di BusinessEurope che ha supportato l'industria pesante europea nel boicottare il salvataggio del mercato delle emissioni con il backloading. Preoccupata invece Eurelectric, la lobby dei produttori di energia elettrica, che teme che ora ognuno dei 27 membri possa prendere misure autonome.

Commenta così Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF italiano: “Siamo rimasti costernati dal fatto che i legislatori si siano fatti guidare da una piccola, ma influente lobby d'affari e siano divenuti riluttanti nel sostenere una misura a breve termine progettata per aiutare a ridare ossigeno al sistema, in modo da affrontare le questioni strutturali necessarie a riportare l’ETS al suo ruolo di meccanismo per far pagare chi inquina. Siamo di fronte al rischio di aver perso 10 anni di azione sul clima. Da notare che gli europarlamentari italiani hanno formato una larga intesa a favore degli inquinatori costituita da PdL, Lega, Montiani e parte del PD; naturalmente, l’elenco nominativo dei voti verrà ricordato agli elettori non inquinatori in occasione delle prossime elezioni. Gli Stati membri devono pertanto attuare rapidamente politiche nazionali per sostenere il mercato del carbonio in difficoltà e gli obiettivi energetici e climatica della UE. Inoltre, la UE dovrebbe smettere di distribuire quote a titolo gratuito per la grande maggioranza delle industrie manifatturiere dell'UE poiché i prezzi del carbonio attuali non giustificano tali doni. Dal momento che il Parlamento ha messo in chiaro che non supportano il backloading, cioè l’accantonamento temporaneo delle quote da mettere all’asta nel triennio 2013-2015, ora invitiamo tutti i rami del governo dell'Unione Europea a proporre soluzioni alternative per sostenere la trasformazione dell'Europa in un'economia a basse emissioni di carbonio."