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mercoledì 24 aprile 2013

Smart grid, a che punto siamo in Europa?

Smart grid, a che punto siamo in Europa?

(Fonte:QualEnergia.it)
 
 
 
La transizione energetica necessaria a frenare il cambiamento climatico, come ben sappiamo, non si può realizzare senza interventi sulle reti elettriche che le rendano 'intelligenti', cioè in grado di accogliere la produzione non programmabile di eolico e solare e coordinare il contributo delle varie fonti e gestire la domanda in modo da rendere più efficiente il sistema. Lo si ricorda anche nell'ultimo report di Bloomberg New Energy Finance che prevede che il 70% della nuova potenza installata nei prossimi 17 anni venga da rinnovabili. Ma a che punto siamo con la smart grid in Europa?

Alla domanda risponde un report del Joint Research Center della Commissione europea il cui aggiornamento è stato pubblicato ieri: "Smart Grid projects in Europe: lessons learned and current developments" (vedi allegato in basso), una sorta di inventario che fornisce un quadro esaustivo e aggiornato dei progetti nel settore a livello europeo.

Al momento - vi si legge – in Europa ci sono 281 progetti avviati sulle reti intelligenti per investimenti complessivi pari a 1,8 miliardi di euro. I principali settori di intervento sono i sistemi di controllo per l'osservabilità e la controllabilità delle reti, le piattaforme informatiche per il coordinamento dell'energia distribuita, i meccanismi di bilanciamento della domanda e dell'offerta, le infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici e gli strumenti per aumentare la flessibilità della rete, con un forte aumento dei progetti sugli accumuli.

Dopo una prima fase con investimenti sporadici, dal 2002 al 2005, riporta lo studio, l'attività in ambito smart grid è aumentata veriginosamente. Nel periodo 2008-12 gli investimenti in smart grid sono stati costantemente sopra i 200 milioni di euro l'anno, raggoungendo un picco di 500 milioni nel 2011. Dei 281 progetti censiti nel report, 150 sono relativi alla ricerca e sviluppo, per un budget di 500 milioni, e 130 progetti, per un budget di 1.330 milioni, sono progetti dimostrativi.



Con che risorse si finanziano? Il pubblico ha un ruolo fondamentale vista l'incertezza sui ritorni economici. Il 95% dei progetti usufruisce di fondi comunitari che, assieme agli stanziamenti nazionali pesano per il 55% degli investimenti in smart grid europei, mentre il restante 45% viene dai privati, utility in primo luogo, ma anche operatori dell'IT e delle telecomunicazioni.

Non tutta l'Unione Europea si sta muovendo con la stessa velocità in questo settore: i 12 paesi membri entrati più di recente nell'Unione sono molto più indietro rispetto ai 15 originari. Ad aver messo in piedi il 70% dei progetti, infatti, è una cerchia ristretta di 6 Stati: Gran Bretagna, con il 15% delle iniziative, Germania e Francia, con il 12% ciascuna, Italia, Danimarca e Spagna con il 10% ognuna. Tra i progetti censiti, 60 sono a partecipazione multinazionale, Spagna, Francia e Germania sono gli Stati più coinvolti in queste cooperazioni.

Nella ricerca e sviluppo il primo posto spetta alla Danimarca: il paese, che come sappiamo conta tantissimo sull'eolico, è lo Stato europeo che spende di più per la smart grid, sia a livello pro-capite che per kWh consumato (vedi grafico sotto).



L'Italia invece è nettamente in testa nel settore degli smart meter, con investimenti per 2,1 miliardi di euro, oltre la metà dei 4 miliardi di euro stanziati nell'intera UE. Segue la Svezia con 1,5 miliardi di euro. Il report stima che entro il 2020 nell'Unione si spenderanno almeno 30 miliardi per installare 170-180 milioni contatori intelligenti.

martedì 23 aprile 2013

Investimenti nelle rinnovabili, pronti a quadruplicare per il 2030

Investimenti nelle rinnovabili, pronti a quadruplicare per il 2030

(Fonte:Rinnovabili.it)



Nonostante le difficili condizioni di mercato, i miglioramenti nella competitività dei costi potrebbero far aumentare la nuova capacità a 3.500 GW nei prossimi 17 anni

 
Buone nuove per il settore delle energie rinnovabili. Nonostante le innegabili difficoltà che il mercato delle eco-energie sta attualmente attraversando, il futuro a medio termine è tutt’altro che grigio. Secondo l’ultima ricerca effettuata dagli analisti di Bloomberg New Energy Finance gli investimenti annuali nella nuova capacità verde istallata sono destinati a salire da due a quattro volte e mezzo entro la fine del 2030. In quello che viene definito come lo scenario più probabile, viene segnalata una crescita degli investimenti nei prossimi 17 anni del 230%, fino alla cifra record di 630 miliardi di dollari. A rinnovare l’appeal delle rinnovabili, dopo i contenuti risultati finanziari dello scorso anno, saranno soprattutto i miglioramenti della competitività economica dell’energia solare ed eolica nei confronti delle fonti fossili insieme al decollo di tecnologie come la geotermia o la produzione energetica da biomasse.

Il nuovo rapporto di Bloomberg, presentato ieri a New York, rivede al rialzo le cifre presentate lo scorso anno. Nello scenario “New Normal” (considerato il più probabile) si parla di un investimento tre volte maggiore di quello realizzato nel 2012 e del 35% superiore all’ultima previsione prodotta dall’istituto di analisi. Allo stesso modo risultano aumentate le proiezioni della capacità totale di energia rinnovabile installata entro il 2030, ora del 25% superiori alle precedenti. Lo scenario “New Normal” prevede dunque si raggiunga un totale di 3.500 GW.

martedì 29 gennaio 2013

Tecnologie per le smart grid, un mercato in evoluzione

Tecnologie per le smart grid, un mercato in evoluzione

(Fonte:QualEnergia.it-Leonardo Berlen)
 
 
Le tecnologie per le smart grid hanno registrato un incremento degli investimenti del 7% nel 2012, per un giro di affari di 13,9 miliardi di dollari, soprattutto per la spinta della Cina, che ha rappresentato quasi un quarto, il 23%, degli investimenti globali nel settore: 3,2 mld di $ con una crescita del 14% in un anno. Questi i principali dati mostrati di recente dalla società di ricerca britannica Bloomberg New Energy Finance.

Ed è proprio la Cina che nel 2013 dovrebbe prendersi il primato di paese leader in questo comparto, superando gli Stati Uniti dove gli investimenti nel 2012 hanno avuto un calo del 16% rispetto all’anno precedente fermandosi a 4,3 miliardi di $. In totale in Asia gli investimenti ammontano a 5,6 mld di $, oltre che per merito della Cina, anche di Giappone, Corea del Nord e India.

Quando parliamo di tecnologie per le smart grid facciamo riferimento ad una serie di tecnologie di comunicazione in grado di permettere innumerevoli scambi di dati tra i dispositivi distribuiti nel sistema elettrico. Si può andare da dispositivi elettronici che ottimizzino i flussi di energia a quelli in grado di migliorare la flessibilità della rete in caso di interruzioni, dalle tecnologie di stoccaggio per attenuare i picchi di domanda e favorire l’utilizzo di elettricità da fonti rinnovabili intermittenti, fino ai sistemi di monitoraggio e controllo per aumentare le prestazioni della rete, ecc.

In breve diremo che sono tecnologie che mirano a superare i problemi legati alla generazione diffusa nel sistema elettrico e al controllo dei carichi, con un sempre maggiore coinvolgimento anche del monitoraggio della domanda dell’utente finale. Sono tecnologie intelligenti per l’ottimizzazione nella produzione (ad esempio gli smart inverter) e nella trasmissione e distribuzione dell’energia, ma anche per il suo consumo. In quest’ultimo caso pensiamo agli smart meter (i contatori intelligenti), uno strumento ancora da raffinare per diverse necessità, ma che vede l’Italia in una posizione di avanguardia a livello mondiale. E poi vanno considerate quelle tecnologie che permetteranno di integrare al meglio la rete con la prossima diffusione della mobilità elettrica.

In uno studio del 2009, Pike Research stimava un investimento mondiale complessivo intorno a 200 miliardi di dollari in infrastrutture per smart grid nel periodo compreso tra il 2010 e il 2015. La citata analisi di Bloomberg New Energy Finance (BNEF) prevede, relativamente alle solo tecnologie smart per l’energia che gli investimenti mondiali possano raggiungere 25,2 mld di $ entro il 2018.

Secondo Albert Cheung, responsabile delle analisi per le energy-smart technologies di (BNEF) “i paesi asiatici ed europei saranno i maggiori investitori nel settore tra il 2013 e il 2018 grazie ad una sempre maggiore consapevolezza dei benefici economici e ambientali oltre che dell’affidabilità di queste tecnologie”.

Tra i maggiori attori mondiali nello sviluppo degli smart meter, ci saranno la britannica Smart Metering Systems, la tedesca Power Plus Communications AG, collegata a Siemens AG, le statunitensi Itron e Cisco Systems. Nella produzione di tecnologie per le smart grid tra i protagonisti vedremo sicuramente la General Electric, Elster Group e Toshiba.

Ma, come detto anche l’Italia si sta muovendo. Ci piace ricordare in questo campo, solo per fare un esempio, l’esperienza del Gruppo Loccioni, un vero e proprio laboratorio aperto per la sperimentazione e lo sviluppo di queste tecnologie. Uno studio dell'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, dal titolo "Smart Grid Executive Report" pubblicato lo scorso anno, ha mappato le tecnologie e lo stato della ricerca, le best practice a livello internazionale, i principali operatori (produttori di tecnologie, imprese dell’ICT, gestori di rete, integratori e progettisti) coinvolti a livello nazionale, spiegando anche le possibili ricadute in termini di efficienza della rete, riduzioni dei consumi, sviluppo di nuovi mercati e rafforzamento di quelli esistenti delle tecnologie delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, sviluppo di nuova imprenditorialità e ricadute occupazionali di sistema.

In Europa, secondo BNEF, nel 2012 gli investimenti sono stimati in 1,4 mld di $, il 10% del totale, ma questa cifra potrà crescere considerevolmente già dopo il 2014 grazie anche a diversi programmi di sviluppo soprattutto nel Regno Unito e in Francia. Solo nel Regno Unito si prevede che verranno installati entro il 2019 circa 53 milioni di contatori elettronici smart nelle abitazioni e nelle imprese.

L’Italia, forte anche della presenza di oltre 30 milioni di contatori e con quasi 500mila impianti alimentati a fonti rinnovabili nel territorio, non dovrà perdere l’occasione di presentarsi su questo mercato con le giuste credenziali.

lunedì 7 gennaio 2013

Car sharing, Avis acquista Zipcar

Car sharing, Avis acquista Zipcar per 500 milioni di dollari

(Fonte:QualEnergia.it-Carlo Iacovini)
Il 2013 sarà una svolta per il car sharing. L’anno è iniziato con una notizia lanciata da Bloomberg il 2 gennaio che stravolge le regole e il mercato dei nuovi servizi di mobilità. AVISBudget, la multinazionale dell’autonoleggio ha comprato per quasi 500 milioni di dollari Zipcar, la più importante azienda del settore. Avis pagherà 12,25 dollari ad azione, il 49% in più rispetto alla chiusura del 31/12, per un valore totale dell’operazione di 491,2 milioni di dollari. L’operazione si completerà entro la primavera 2013 ”Riteniamo che il car sharing abbia un forte potenziale di crescita e rappresenta per noi una grande opportunità” ha commentato l‘a.d. di Avis Ronald Nelson, secondo quanto riportato dal New York Times.

La notizia era rimasta segreta come le trattative tra i due big. Gli unici sospetti erano le partenze di alcuni dei top manager di Zipcar in America, avvenute proprio nelle ultime settimane, nel silenzio dei media. I retroscena di questa scelta sono molto complessi e per gli operatori del settore, ricchi di incognite per il futuro. Zipcar rappresenta una “cenerentola” della mobilità sostenibile. Nata in America oltre 10 anni quasi “derisa” dai big dell’industria, la società basata sul noleggio a breve termine si è fatta spazio macinando km e clienti, all’insegna dell’ambiente e della redditività. I successi sono stati costanti, la crescita anche (fatturato medio annuo 28% e 34% in termini di clienti), alla fine, quello che pochi anni fa sembrava impossibile è diventato realtà.

Quotata alla Borsa di New York l’azienda ha fatto il grande passo ed è diventata a tutti gli effetti una multinazionale che operava nel business della mobilità sostenibile. L’orgoglio di chi aveva lanciato la sfida e la conferma che il mercato dell’auto era destinato inevitabilmente a evolvere verso nuove forme di utilizzo, non legate necessariamente alla proprietà.

Oggi lo hanno capito in molti, tanto che le case automobilistiche hanno avviato loro programmi di car sharing (Mercedes, Bmw e di recente anche Fiat), così come i grandi player dell’autonoleggio (Hertz, Athlon, per citarne alcuni). Avis Budget era rimasta per ora estranea e si capisce anche il perché. Attendeva il grande passo, per entrare in possesso di un business che genera profitti dal primo giorno di operatività. Zipcar ha 760.000 clienti nel mondo, una bella dote per un mercato stimato da Frost&Sullivan in 3 miliardi di € in Europa e altrettanti in America.

Poche settimane fa avevo intervistato anche il Presidente Europeo di Zipcar, molto concentrato nell’integrazione dei business car sharing in Gran Bretagna, Spagna e Austria. Gli scenari ora cambiano radicalmente. Da un lato Zipcar rischia di perdere la sua cultura di impresa ecologica e innovativa per essere inglobata nel business model del “rent a car”. Dall’altro la sinergia con la grande organizzazione AVIS potrebbe dare un impulso significativo alla diffusione del car sharing in nuove città e paesi. Il trade off si giocherà nell’equilibrio tra la filosofia Zipcar che non dovrà essere snaturata e l’integrazione con i sistemi della nuova capogruppo.

Economicamente il management prevede fino a 70 milioni di $ di economie, che partiranno dal 2° anno di integrazione. La gestione comune della flotta auto sarà uno dei più interessanti temi di integrazione, infatti Zipcar ha domanda insoddisfatta durante i weekend, proprio quando Avis invece ha eccesso di offerta di veicoli. Le premesse sono tutte positive e al di là degli aspetti finanziari, ora spetterà al management di entrambe le aziende (Scott Griffith è confermato CEO di Zipcar e Mark Norman rimarrà Presidente e COO) riuscire in una delle più importanti integrazioni nell’ambito dei servizi di mobilità.

Purtroppo l’Italia in questa fase è ancora esclusa, avendo un car sharing ancorato al modello ministeriale introdotto dieci anni fa. Mi auguro che con l’integrazione in AVIS anche il nostro mercato possa finalmente decollare.