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mercoledì 18 dicembre 2013

Anev: con "spalma incentivi" obiettivi SEN più lontani

Anev: con "spalma incentivi" obiettivi SEN più lontani

(Fonte:ZeroEmission.it)
 
 
 
 
"Non si riuscirà a perseguire gli obiettivi di una Strategia energetica nazionale seria con provvedimenti come lo spalma incentivi previsto dal Decreto Destinazione Italia”, è questa in sintesi la posizione di Anev, Associazione Nazionale Energia del Vento, presentata alla X Commissione della Camera nel corso di un’audizione formale ieri, martedì 17 dicembre.

Anev ha ribadito: "Questa previsione sulla carta volontaria, di fatto si rivela un obbligo perché la non adesione comporterebbe l’impossibilità per l’operatore di effettuare qualsiasi tipo di intervento per dieci anni. Inoltre per il produttori di energia rinnovabile lo spalmare gli incentivi su un tempo maggiore di sette anni rispetto a quello residuo, comporterebbe un aggravio di costi e di oneri per rinegoziare con le banche il finanziamento, che renderebbe ancor più penalizzante la previsione. Inoltre secondo i calcoli fatti, questa previsione ostacolerebbe nei fatti il raggiungimento degli obiettivi di riduzione di costi in bolletta posto come prioritario dalla SEN, infatti allungando il periodo e riconoscendo un adeguato corrispettivo, a fronte di una riduzione marginale immediata, non si farebbe altro che ipotecare le bollette future degli utenti con un approccio che rimanda il problema alle generazioni future che non può essere condiviso".

"È necessario invece - continua Anev in una nota - introdurre provvedimenti duraturi nel tempo e maggiormente risolutivi, senza gravare ulteriormente sugli operatori del settore eolico e senza ipotecare il futuro dei consumatori, come avverrebbe con lo “spalma incentivi”. Inoltre tale provvedimento si aggiungerebbe, rendendolo insopportabile, al carico di tasse introdotte negli ultimi anni (Imu e Robin Tax) oltre ai tagli retroattivi degli incentivi già effettuati (22% in meno di incentivi sui Certificati Verdi) e ai penalizzanti meccanismi introdotti con le aste e i registri (meno 40% dell’incentivo), che già hanno dimostrato la loro inapplicabilità al sistema italiano. Gli effetti negativi di questo provvedimento non sarebbero limitati ai soli produttori di energia rinnovabile, ma si estenderebbero all’intero sistema Paese, che vedrebbe un’ulteriore perdita di credibilità verso gli investitori nazionali e internazionali, oltre alla perdita di occupazione e posti di lavoro".

"Strada molto più corretta sarebbe invece quella di ridurre il costo dell’energia elettrica provvedendo alla definizione di nuovi strumenti di sostegno che superino l’idea di incentivo e passino invece per il tramite di una individuazione di un mix di sgravi fiscali e incentivi in conto capitale, e alla cartolarizzazione dei crediti per gli impianti esistenti per la transizione dal vecchio al nuovo meccanismo - ha concluso l'associazione - con questo sistema si azzererebbe in pochi anni l’onere della componente A3 della bolletta, senza colpire gli imprenditori del settore e garantendo la continuità del sistema industriale eolico nazionale.

mercoledì 24 aprile 2013

Eolico: GSE presenta i dati su oneri sbilanciamento, proteste di ANEV

Eolico: GSE presenta i dati su oneri sbilanciamento, proteste di ANEV

(Fonte:GreenStyle.it-Claudio Schirru)

 
 
Presentati i primi dati GSE sugli oneri di sbilanciamento per l’eolico. I calcoli effettuati dal Gestore per i Servizi Energetici hanno mostrato come il settore dell’energia del vento stia rispondendo all’applicazione della delibera AEEG 281/2012/R/efr. Una risposta negativa secondo ANEV, che ne sostiene l’assoluta inadeguatezza e ne chiede l’immediata modifica.

Impossibile adempiere alla delibera secondo ANEV, che sottolinea l’assoluta imprevedibilità della produzione eolica e la conseguente disparità di trattamento nei confronti dei vari impianti. I dati GSE mostrano come gli oneri di sbilanciamento siano risultati pari a3,93 € per MWh nel mese di gennaio e di 4,84 € per MWh in quello di febbraio. La previsione per il resto dell’anno è pari a 3,14 € per MWh. Dati frutto della media dei valori registrati nei vari impianti, che hanno registrato risultati compresi tra 1,30 € per MWh e 10,60 € per MWh.

Secondo il comunicato diffuso da ANEV il rapporto GSE non farebbe che confermare le perplessità già espresse dall’associazione delle imprese eoliche:

Dalle prime risultanze emerge quindi che quando denunciato più volte dall’ANEV, ovvero che pretendere stime sulla produzione di energia nell’arco di una giornata, da una tecnologia che sfrutta una fonte non programmabile, come il vento, è tecnicamente impossibile e ha come risultato quello di applicare in maniera assolutamente casuale oneri diversi a impianti diversi.
L’attività di previsione della produzione oraria di impianti eolici è infatti associata ad un livello di aleatorietà elevato e fisiologico dovuto principalmente all’incertezza delle previsioni meteorologiche del vento ed il loro rapidissimo invecchiamento, oltre che e all’errore statistico dei sistemi previsionali (anche nel caso dei più avanzati, che permettono di tradurre dati meteo in previsioni di produzione di uno specifico impianto eolico), specialmente per il caso italiano in cui l’orografia del territorio è particolarmente complessa.
Lo scenario offerto dal GSE crediamo dovrebbe accelerare le necessarie contromisure da parte dell’AEEG, che l’ANEV auspica avvengano con una modifica tempestiva della richiamata deliberazione, che potrebbe utilmente rifarsi a quanto nel resto del mondo viene fatto sul tema.


Una situazione inaccettabile per ANEV, che chiede un’immediata quanto necessaria revisione delle metodologie applicate:

Alla luce della comprovata impossibilità anche del GSE, e non per sua incapacità, di effettuare delle previsioni attendibili sul singolo impianto eolico, che l’AEEG intervenga introducendo per gli operatori del settore, i più avanzati sistemi esistenti nel campo della previsione della produzione eolica. In sostanza verificato che non è tecnicamente possibile adempiere a quando prescritto dall’applicazione della Del. 281/12, chiediamo di vedere applicato il miglior sistema esistente al mondo in tema di previsioni della produzione eolica; non è corretto infatti chiedere agli operatori eolici di effettuare previsioni che non sono tecnicamente fattibili.
La tempestiva modifica della attuale sistema è oltremodo necessaria alla luce delle gravi ripercussioni che il settore eolico subisce da tale sistema e che andranno a gravare ulteriormente sulle aziende già in gravi difficoltà per i significativi tagli degli incentivi subiti, e che rischiano di vedere definitivamente compromessa la solidità finanziaria e la possibilità di proseguire nell’attività industriale.

Una minaccia che secondo ANEV graverebbe sugli stessi investimenti già effettuati dalle imprese. I costi imputati alle singole imprese non sarebbero poi frutto di errate previsioni secondo l’associazione, ma casuali. A rischio secondo l’organizzazione degli imprenditori impegnati nell’energia eolica oltre 39.000 posti di lavoro, che rappresentano l’attuale occupazione del settore.

mercoledì 20 marzo 2013

Anev: sì alle rinnovabili “Made in Italy”

Anev: sì alle rinnovabili “Made in Italy

(Fonte:Rinnovabili.it)
 
 
 
Dall’analisi dell’Associazione, l’eolico risulterebbe una delle tecnologie da sostenere maggiormente in quanto “ha un ottimo potenziale residuo, è efficiente e per oltre il 70% composto da tecnologia nazionale”.
 
Sì alle rinnovabili più efficienti, ad alto potenziale di sviluppo, più economiche e Made in Italy. Questa la posizione dell’Anev, la lobby dell’eolico italiano, alla luce dell’analisi della Strategia Energetica Nazionale (SEN). Con la pubblicazione del testo finale del documento di programmazione energetica italiana, l’associazione fornisce il proprio parere e la propria valutazione sugli indirizzi e gli strumenti individuati del Governo nella SEN.

“L’ANEV non può che accogliere con favore tali indirizzi, ma è bene però puntualizzare alcuni aspetti e sottolineare come il meccanismo generale dei nuovi regimi di incentivazione contenga delle criticità, oltre al fatto che nella SEN sembrano mancare gli strumenti efficaci a rendere realizzabili le politiche di crescita indicate”.

Nel dettaglio, lo sguardo critico dell’associazione è rivolto a quella mancanza strutturale all’interno del documento di soluzioni efficaci per sostenere il settore dell’energia del vento, oggi rallentato significativamente dal meccanismo delle Aste e dei Registri.

“Per l’eolico le risultanze scaturite dagli esiti delle procedure d’asta e di iscrizione ai registri dimostrano infatti come ci siano delle evidenti problematiche che hanno comportato una distorsione sostanziale nei meccanismi. Il mancato raggiungimento del contingente per i grandi impianti ha infatti avuto come contraltare la saturazione del Registro dei piccoli impianti oltre il 150% del contingente e un deciso incremento di installazioni con potenza inferiore o pari a 60 kW”.

In questo contesto le proposte dell’Anev puntano sulla semplificazione amministrativa e l’eliminazione delle tortuose farraginosità delle autorizzazioni individuando di pari passo nuovi meccanismi di incentivazione che possano contemperare le necessità di riduzione degli oneri con quelle di sviluppo ulteriore del comparto.

martedì 15 gennaio 2013

Anev, fallimentare il meccanismo delle aste al ribasso per l'eolico

Anev, fallimentare il meccanismo delle aste al ribasso per l'eolico

(Fonte:InfoBuild.it)

In una nota Simone Togni, Presidente dell'ANEV ha espresso preoccupazione per il fututro del settore eolico a causa del fallimentare esito del meccanismo delle Aste al ribasso, nuovo metodo di incentivazione dell'eolico introdotto dal DM 6 luglio 2012 "Come ampiamente preventivato il livello di partenza dell'incentivo e la farraginosità del meccanismo non hanno consentito di raggiungere neppure domande sufficienti al raggiungimento del contingente. Serve una rapida assunzione di responsabilità e una conseguente modifica del meccanismo in tempi strettissimi".
I MW presentati ad asta sarebbero meno di 450 per l'on-shore il cui contingente è stato fissato in 500 MW all'anno, solo 30 MW per quanto riguarda invece l'off-shore su 650 MW di contingente per il 2013, mentre sarebbero stati presentati per gli impianti sotto soglia poco meno di 200 MW rispetto ad un contingente di 60 MW.
L'ANEV segnala da mesi alle Istituzioni l'inadeguatezza delle norme introdotte dal Decreto Rinnovabili, che, si preannunciava deleterio per l'intera categoria. "Da quanto emerge si capisce che nella migliore delle ipotesi si arriverà a installare non più della metà del contingente previsto, cioè un assoluto fallimento...annunciato".
"Se il dato verrà confermato dalla pubblicazione ufficiale del GSE attesa nelle prossime settimane, significherebbe che da una media di installazioni eoliche degli ultimi cinque anni superiore ai 1.000 MW all'anno si passerebbe improvvisamente a 250 MW, con un crollo tale da significare un gravissimo rischio per il nostro settore. A questo si aggiunge inoltre la spada di Damocle rappresentata dalla Delibera dell'AEEG 281/2012 che pretende di imporre ai produttori eolici l'obbligo di fornire la previsione di produzione per gli impianti alimentati da una fonte, il vento, per definizione "non programmabile".
Alla luce di queste pessime notizie, l'ANEV auspica un intervento forte e tempestivo da parte del Governo che possa risolvere una criticità largamente prevista con il rischio di blocco degli investimenti e della produzione industriale nazionale del settore che potrebbe portare a licenziamenti e fallimenti per le numerose aziende del settore (oggi sono circa 40.000 gli addetti del settore eolico nazionale).
"Come ripetutamente ed accoratamente ripetuto al Governo nei mesi scorsi, il basso livello economico e la farraginosità del meccanismo non avrebbero consentito di raggiungere neppure domande sufficienti al raggiungimento del contingente" ribadisce Simone Togni, Presidente dell'ANEV "Il meccanismo di partecipazione all'asta, infatti, prevedendo tempistiche e modalità assai complesse e articolate, fa lievitare l'onerosità del funding, determinando un aumento dei costi delle iniziative e non una loro riduzione come richiesto dal D. Lgs n. 28/11, come peraltro dimostrano le esperienze fallimentari di analoghi tentativi fatti a livello internazionale. Serve una urgente assunzione di responsabilità di questo Governo per risolvere la questione velocemente e non passare alla storia come il Governo che è riuscito a chiudere anche una delle poche industrie nazionali che funzionavano."

giovedì 10 gennaio 2013

Eolico: incentivi con aste al ribasso, un errore secondo ANEV

Eolico: incentivi con aste al ribasso, un errore secondo ANEV

(Fonte:GreenStyle.it-Peppe Croce)

 
Il nuovo meccanismo delle aste al ribasso per assegnare gli incentivi all’eolico, previsto dall’ultimo Decreto Rinnovabili emanato dal Governo Monti, dati alla mano è del tutto fallimentare e ha ottenuto il risultato di far fuggire dall’Italia gli investitori. Lo si evince dall’esito delle aste: su 500 MW di potenza incentivabile disponibile per l’eolico onshore ne sono stati richiesti solo 450 MW, mentre per l’eolico offshore sono arrivate richieste per 30 MW a fronte di 650 MW disponibili. Di contro, però, sono state presentate richieste pari a 200 MW per gli impianti sotto la soglia minima invece dei 60 MW previsti dal Governo.

Il meccanismo delle aste al ribasso prevede un tetto di potenza incentivabile. Se le richieste sono superiori vengono privilegiati i progetti che fanno il maggior sconto sull’incentivo statale, che di fatto costituisce la base d’asta per la gara.

Ma l’asta scatta solo per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW: sotto tale soglia non c’è asta, ma solo il tetto di potenza. Da notare, però, che 5 MW equivalgono più o meno a una turbina eolica e mezza di quelle moderne. Di conseguenza sono esenti dall’asta praticamente solo il mini eolico e il micro eolico. Unica cosa a favore dell’eolico è che gli incentivi durano 5 anni in più: 20 in totale.

Questo modo di assegnare gli incentivi statali, ufficialmente introdotto per favorire gli impianti tecnologicamente migliori (che in teoria sono redditizi anche con meno incentivi) ricorda molto quello previsto dal Quinto Conto Energia per il fotovoltaico. Con il nuovo conto, infatti, gli impianti al di sopra dei 20 KW di potenza per ottenere l’incentivo devono iscriversi al Registro Grandi Impianti del GSE. Se le richieste sono superiori alla potenza disponibile si ripete il gioco dello sconto sull’incentivo.

A oltre sei mesi di distanza dall’introduzione del nuovo Decreto Rinnovabili e del Quinto Conto Energia si può dire senza timore di smentita che il meccanismo del ribasso sull’incentivo è un fallimento totale: nell’eolico non si è raggiunta la soglia prevista e nemmeno nel fotovoltaico, dove nella prima graduatoria del Registro ci sono stati ben 50 milioni di euro non assegnati. Perché non richiesti.

ANEV, associazione di categoria dell’eolico, tramite il suo presidente Simone Togni spara a zero sul Decreto Rinnovabili e sul Governo che l’ha emanato:

Come ampiamente preventivato il livello di partenza dell’incentivo e la farraginosità del meccanismo non hanno consentito di raggiungere neppure domande sufficienti al raggiungimento del contingente.
Serve una urgente assunzione di responsabilità di questo Governo per risolvere la questione velocemente e non passare alla storia come il Governo che è riuscito a chiudere anche una delle poche industrie nazionali che funzionavano.


Con le elezioni ormai alle porte, a mettere mano agli incentivi per le rinnovabili ormai ci penserà il nuovo Governo. Considerati i tempi tecnici della consultazione elettorale, dell’insediamento dell’esecutivo e della preparazione ed emanazione di un eventuale decreto correttivo appare evidente che per eolico e fotovoltaico ci sarà almeno un altro semestre di passione.